Il diritto internazionale si impone sul diritto del popolo

Articolo del consigliere federale Christoph Blocher sulla Mittelland-Zeitung del 13 agosto 2007.

L’internazionalizzazione della politica ha rafforzato l’importanza del diritto internazionale. Proprio considerati il valore di un contesto internazionale sicuro e le conquiste fatte a tutela degli individui, il diritto internazionale – vero o presunto che sia – rischia di essere sopravvalutato, strumentalizzato e ripreso senza approfondita valutazione. Inoltre le autorità si nascondono fin troppo spesso dietro il pretesto del diritto internazionale per aggirare la volontà del popolo.

La sovranità perduta
È indiscutibile che il diritto internazionale intacca la sovranità nazionale della Svizzera. Spesso e volentieri il suo sviluppo è dipinto come un fatto ineluttabile, impossibile da influenzare o rifiutare, che occorre accettare e basta. Tale atteggiamento pregiudica i valori democratici della Svizzera e mina la sua autodeterminazione. Viste le lacune delle istituzioni democratiche e dello Stato di diritto sulla scena internazionale, la Svizzera deve vegliare affinché i suoi valori fondamentali non vengano annacquati.

Democrazia diretta
La democrazia diretta è uno di tali valori fondamentali. Sebbene vadano sottoposti a referendum facoltativo tutti i trattati internazionali contenenti disposizioni che in Svizzera andrebbero emanate in una legge federale, non dobbiamo sopravvalutare le possibilità della democrazia diretta di incidere sui negoziati. Certo, il popolo e l’Assemblea federale possono sempre bocciare un trattato internazionale, ma in pratica non possono determinarne il contenuto. Quando si tratta di convenzioni multilaterali poi, un piccolo Stato come la Svizzera può per sua natura esercitare ben poca influenza. Spesso l’adesione sconsiderata a un trattato è riconducibile a un diffuso senso di "solidarietà con la comunità internazionale".

Emendamenti difficili
Una volta entrato in vigore, un trattato internazionale non può essere modificato o integrato con facilità. Le esperienze maturate con l’Unione Europea nel corso degli ultimi vent’anni lo dimostrano chiaramente: se la Svizzera non è d’accordo con la regolamentazione in vigore, non le resta che denunciare il trattato. Ma in tal caso rischia regolarmente di incorrere in misure di ritorsione. Basti pensare alle discussioni con la Germania sui decolli e gli atterraggi all’aeroporto di Zurigo.

La rigidezza del diritto internazionale restringe il campo d’azione del legislatore svizzero. Mentre la modifica di una disposizione costituzionale o legale obsoleta non pone problemi, l’emendamento del diritto internazionale dipende da fattori che sfuggono al controllo della Svizzera. Questo vale in particolare per le convenzioni multilaterali.

Interpretazioni pericolose
Senza contare poi che ogni tribunale internazionale istituito in virtù di un trattato del genere trasforma il diritto ben oltre le clausole convenute in principio. La legislazione svizzera non ha facoltà di correggere il diritto giudiziale elaborato da tali tribunali internazionali, per cui sono possibili sviluppi del tutto imprevedibili al momento della ratifica. Citiamo, a titolo d’esempio, la giurisprudenza degli organi della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ad articolo 6 CEDU, che ha costretto la Svizzera a modificare a fondo il proprio diritto processuale. La Corte di Strasburgo ha allargato, se non addirittura oltrepassato, le proprie competenze modificando il diritto svizzero a scapito della sovranità statale. Anche i tribunali svizzeri contribuiscono alla tendenza in atto se non usano la massima cautela nell’interpretare i trattati internazionali. Dai giudici svizzeri si deve comunque pretendere che non insistano a percorrere questa via pericolosa. I diritti costituzionali democratici della Svizzera vanno tenuti in considerazione. Non devono essere tenuti in poco conto!

Interpretazione estensiva
È lampante come nel dibattito politico si abusi del "diritto internazionale" a fini manipolatori. Troppo spesso il diritto internazionale viene "interpretato" in maniera estensiva e usato per frenare uno sviluppo del diritto nazionale poco gradito alle autorità. Spesso le violazioni del diritto internazionale vincolante vengono addotte unicamente per stroncare un dibattito politico indesiderato.

Preminenza del diritto internazionale
La preminenza del diritto internazionale non è sacrosanta. La Costituzione federale chiede soltanto che venga "rispettato". Anche alla luce della crescente internazionalizzazione, negli ultimi vent’anni tale preminenza è stata vieppiù rimessa in questione sia dalla dottrina giuridica sia dalla politica. Tale preminenza non è considerata assoluta nemmeno dal Tribunale federale, che riconosce – nell’ambito della cosiddetta decisione Schubert – che il legislatore, e quindi anche il costituente, può ignorare deliberatamente il diritto internazionale applicabile alla Svizzera. Purtroppo i vincoli autoimposti e ben ancorati nelle nostre teste, come pure la disponibilità quasi incondizionata a minare l’autodeterminazione dei nostri cittadini, impediscono che il margine di manovra esistente venga sfruttato appieno. Urge una sensibilizzazione!

Esemplarità fatale
La Svizzera adempie ai propri doveri derivanti dal diritto internazionale con la massima diligenza. Il diritto però è un’entità dinamica, la cui esistenza presuppone una certa conflittualità. Sono i conflitti che ne determinano lo sviluppo, le correzioni. Quando applica il diritto internazionale, la Svizzera deve correre maggiormente il rischio di scatenare un conflitto, anziché starsene zitta e buona mentre la spogliano delle proprie responsabilità. Sono anzitutto le autorità – Governo, Parlamento, Giustizia e Amministrazione – a dover prendere sul serio la tutela dei diritti democratici dei nostri cittadini.