Riflettere sulla Svizzera

Discorsi, DFGP, 01.08.2012

Huttwil. Nel suo discorso in occasione dei festeggiamenti per il 1° agosto a Huttwil, la consigliera federale Simonetta Sommaruga si è soffermata sui valori fondamentali di una democrazia. Regole chiare, riguardo e rispetto verso chi la pensa diversamente, la libera formazione delle opinioni e la disponibilità ad accettare le decisioni della maggioranza sono elementi centrali di ogni democrazia. La Consigliera federale ha inoltre affermato che lo Stato di diritto è un presupposto imprescindibile della democrazia.

Cari abitanti di Huttwil

È probabile che alcuni di voi abbiano passato le ultime settimane all’estero, in vacanza.

Viaggiamo per scoprire cose nuove, per rilassarci – ma allo stesso tempo capita anche qualcos’altro: confrontiamo ciò che vediamo all’estero con ciò che conosciamo in Svizzera. Viaggiare, quindi, significa anche riflettere sulla Svizzera.

Succede anche a me, sia quando mi reco all’estero per motivi privati sia quando lo faccio per incontrare altri ministri.

Poco meno di due mesi fa mi sono recata in Tunisia. Da allora, quando la mattina arrivo a Palazzo federale, penso spesso al mio collega, il ministro di giustizia tunisino.

Mi ha accolto nel suo ufficio che si trova in un edificio del tutto particolare. In tale edificio il ministro di giustizia tunisino ha passato sette anni della sua vita; non come funzionario o ministro, bensì come detenuto politico. Per sette anni è stato rinchiuso nello scantinato del ministero di giustizia, che all’epoca fungeva da carcere.

Ora, in qualità di ministro di giustizia, entra ogni mattina nel medesimo edificio e tenta, con tutte le sue forze, di far progredire la giovane democrazia. La pressione che grava su di lui e sul suo governo è enorme. Il popolo è impaziente e chiede rapidi progressi. Molti, soprattutto i giovani, hanno già perso la pazienza. Lasciano il loro Paese in direzione dell’Europa, dove sperano di trovare lavoro e guadagno. L’anno scorso sono giunti in Svizzera più di 2000 tunisini. Non hanno ottenuto asilo e devono quindi tornare nel proprio Paese. La maggior parte di loro è delusa e frustrata. Proprio i giovani vorrebbero finalmente vedersi aprire prospettive professionali.

Affinché la Tunisia si possa sviluppare sotto il profilo economico sono tuttavia necessarie certezza del diritto e stabilità politica – due fattori determinanti per attirare investitori esteri.

Tutto ciò richiede tempo; eppure alla Tunisia non ne rimane molto.

In politica succede sempre così: la richiesta di soluzioni rapide è particolarmente forte quando la popolazione è scontenta. In queste situazioni aumenta la popolarità di forze radicali che promettono soluzioni rapide e semplici, a scapito della democrazia.

Infatti:

  • la democrazia ha bisogno di tempo;
  • la democrazia è onerosa, a volte anche faticosa;
  • la democrazia cerca l’equilibrio – non esclude le minoranze, ma le coinvolge;
  • la democrazia richiede in ogni momento il rispetto delle istituzioni;
  • proprio l’indipendenza dei tribunali è un elemento che anche noi qualche volta abbiamo difficoltà ad accettare. Ma la separazione dei poteri è un fondamento imprescindibile dello Stato di diritto.

E lo Stato di diritto è un elemento imprescindibile della democrazia.

La Svizzera sostiene la Tunisia nello sviluppo di strutture democratiche. L’anno scorso il Consiglio federale ha reagito con estrema rapidità. La Svizzera è stato uno dei primi Paesi al mondo a bloccare il denaro che il dittatore tunisino Ben Ali aveva trasferito su conti svizzeri. Si tratta di denaro che appartiene al popolo tunisino.

Quando l’anno scorso centinaia di migliaia di persone sono fuggite dalla Libia verso la Tunisia, il popolo tunisino è stato pronto ad aiutarli, nonostante il proprio Paese si trovasse in difficoltà. Anche in questo caso la Svizzera ha aiutato rapidamente e senza burocrazia, un merito che ancora oggi si ascrive al nostro Paese.

Alla fine del mio viaggio di lavoro ho firmato un accordo sulla migrazione che ci permette di affrontare di comune intesa le sfide nel settore dei rifugiati e della migrazione.

Ma per quale motivo vi parlo di questi fatti in occasione dell’odierno 1° agosto? Perché la Festa nazionale è un’occasione per riflettere sul nostro Paese. E i colloqui in Tunisia sono stati per me uno spunto di riflessione. Ho cominciato a paragonare: da una parte la giovane democrazia tunisina, ancora insicura; dall’altra, la lunga tradizione democratica della Svizzera.

Siamo fieri della nostra democrazia, e lo siamo a ragione.

Ma anche da noi la democrazia non è un fenomeno naturale. Dobbiamo averne cura e ciò significa soprattutto coltivare la nostra cultura politica.

Abbiamo procedure di decisione sofisticate, sia nei Comuni e nei Cantoni che su scala nazionale. La scorsa primavera, alla Landsgemeinde di Appenzello, ho avuto occasione di assistere a un esempio impressionante di come può essere vissuta la democrazia:

Il giorno inizia con una messa comune in chiesa. Segue un vero e proprio corteo attraverso la cittadina. Il governo cantonale e gli ospiti d’onore marciano al passo. Una cosa di per sé fattibile, tuttavia i singoli passi sono così incredibilmente lenti che si pensa di essere su una fune, costretti a lottare per non perdere l’equilibrio. E tutto ciò sotto lo sguardo clemente della popolazione. Sulla piazza dove si svolge la Landsgemeinde, ognuno può chiedere la parola. Nessuno viene fischiato, ma neppure applaudito. La gente ascolta e forma la propria opinione. Alla fine si vota per alzata di mano.

Alla Landsgemeinde mi sono nuovamente resa conto con chiarezza degli elementi fondamentali della nostra democrazia:

  • regole chiare;
  • riguardo e rispetto verso chi la pensa diversamente;
  • libera formazione delle opinioni; e infine
  • disponibilità ad accettare la decisione della maggioranza.

Negli ultimi anni, nel nostro Paese è stata spesso al centro dell’attenzione la seguente domanda: in una democrazia, la maggioranza ha sempre ragione? Oppure anche la maggioranza deve rispettare determinati limiti? Con la Costituzione federale e il diritto internazionale, il nostro Paese si è volontariamente dotato di regole che dobbiamo rispettare. Una di queste regole è il rispetto delle minoranze, ma ne fanno parte anche il rispetto dei diritti umani, la protezione da atti arbitrari dello Stato e il diritto a un procedimento equo.

Non dobbiamo mai dare per scontati questi diritti e il loro rispetto. Dobbiamo essere pronti a sottoporre continuamente a verifica le nostre regole.

Infatti democrazia non significa stasi. Democrazia significa decidere di comune intesa in che direzione vogliamo andare. Il nostro Paese è stato più volte capace di trasformarsi.

Non siamo estranei ai mutamenti; il mutamento non costituisce una minaccia, anzi è parte integrante della nostra identità.

Il mutamento è d’altronde palese anche all’odierna Festa nazionale, proprio qui a Huttwil. Il fatto che gli «Huttu High Flyers», il «Trachtenverein» e il «Kruglerverein Immergrün» abbiano organizzato insieme questa festa dimostra ciò che può nascere se si uniscono giovani e anziani, modernità e tradizione, dialetto bernese e neotedesco.

Il modo in cui a Huttwil è stata organizzata la Festa nazionale è un piccolo meraviglioso esempio di come si rinnova il nostro Paese. Desidero pertanto ringraziare di cuore tutti coloro che hanno partecipato all’organizzazione di questa festa.

Si tratta di un motivo di gioia e confido che con la forza dell’unione riusciremo ad affrontare anche sfide più grandi. Ne sono certa e concludo porgendovi i migliori auguri del Consiglio federale.