"Giovani violenti e stranieri criminali: motivi e misure"

Discorsi, DFGP, 19.09.2007. Fanno fede sia la versione scritta, sia quella orale. L'oratore si riserva il diritto di apportare consistenti modifiche al presente testo.

Wettingen. Intervento del consigliere federale Christoph Blocher in occasione della manifestazione informativa dell’UDC, il 19 settembre 2007, a Wettingen.

Signore e Signori,

1. Problemi immaginari?

La violenza giovanile e la criminalità degli stranieri sono problemi immaginari? I dibattiti in corso non sono altro che esagerazioni alimentate dai media e dai partiti? Forse non è aumentata la violenza tra i giovani, ma la percezione che ne abbiamo, perché oggi le persone sono sensibilizzate al problema e quindi più disposte a sporgere denuncia? È vero che i giovani – come deplorano verbosamente taluni – vengono ingiustamente tacciati di delinquenza?

Ecco alcune considerazioni in merito.

Sul piano statistico, i crimini commessi da stranieri (e parlo di reati gravi, di reati violenti e connessi alla droga) saltano talmente agli occhi che persino i «minimizzatori» più accaniti non possono negarne le proporzioni.

Passiamo alla violenza giovanile: l’aumento dei reati violenti ad opera di giovani è solo un impressione non corroborata dai fatti? La risposta è decisamente «no». Dalla fine degli anni Ottanta, i reati violenti sono raddoppiati se non addirittura triplicati. Sempre più spesso le vittime sono giovani (prof. Martin Killias, Tages-Anzeiger del 7.8.2007). Lo stesso dicasi per gli autori dei reati: il numero dei giovani delinquenti ha registrato un netto aumento – sebbene il numero delle denunce sia in calo!

2. Statistiche

Giungiamo quindi ai risultati seguenti.

Negli ultimi anni la violenza giovanile è aumentata a dismisura e con essa le proporzioni delle violenze commesse.

Tra gli autori spiccano i giovani stranieri, segnatamente quelli di origini balcaniche.

Il problema è messo in risalto da quattro notizie di stampa provenienti dalle quattro maggiori città svizzero-tedesche:

Berna, 30.1.2007
La recente statistica criminale lo dimostra: i giovani passano alle vie di fatto sempre più spesso. «Tra i giovani è assai in voga fare a botte e ripulire la gente, per divertimento e per noia», afferma il capo della polizia Florian Walser. «Tra gli autori troviamo un numero crescente di adolescenti e di giovani adulti, in prevalenza immigrati o figli di immigrati.»

Winterthur, 1.2.2007
«La delinquenza dei giovani stranieri a Winterthur è aumentata.» (Peter Gull, portavoce della polizia)

Basilea, 8.2.2007
L’anno scorso il 55 per cento circa dei reati commessi da adulti era attribuibile ad autori stranieri (2005: 57 %). Inoltre, la criminalità giovanile non sarebbe tanto «straniera, quanto balcanica».

Zurigo, 8.2.2007
«Il problema principale resta la criminalità giovanile», sostiene il capo della polizia Bernhard Herren. Sproporzionatamente alta appare la quota di giovani di origini balcaniche, che rappresentano il 52,6 per cento di tutti i giovani stranieri indiziati di reati contro la vita e l’integrità della persona.

Politici, funzionari e periti citano spesso e volentieri percentuali e statistiche, ma dietro a ciascuna di queste cifre si nasconde una vicenda personale. Ciascuno di noi conosce qualcuno che è rimasto vittima di violenze e di abusi. Dalle statistiche non trapela né la sofferenza delle vittime e dei loro cari né gli atroci eventi che possono distruggere tutta una vita. Basta ricordare gli stupri commessi negli ultimi mesi.

3. Due casi recenti

Nella città di Zurigo un gruppo di giovani violenta una ragazza di tredici anni. Tutti i dodici presunti aggressori sono già noti alla polizia, tra l’altro per rapina. I media e le autorità tentano di tenere segreta la loro origine. Soltanto dopo alcuni giorni trapela che sei dei dodici giovani arrestati sono Svizzeri naturalizzati di origine balcanica e turca, mentre quattro provengono dai Balcani, uno dall’Italia e uno dalla Repubblica dominicana (Tages-Anzeiger, 18.11.2006).

Nel novembre del 2006 si diffonde la notizia di uno stupro collettivo a Steffisburg (Cantone di Berna). Gli imputati sono due fratelli albanesi (15 e 16 anni), un Pachistano quindicenne, un sedicenne svizzero di origine tamil, un diciottenne brasiliano e due altri stranieri diciottenni (Blick, 15.11.2006).

Qual è il comune denominatore di questi episodi?

  • Le proporzioni e la brutalità della violenza giovanile sono aumentate a dismisura.
  • Numerosi giovani autori di reato sono stranieri, provenienti soprattutto dai Balcani.
  • Determinati media e ambienti politici insistono nel negare, mascherare o sdrammatizzare la violenza dei giovani stranieri.

4. Reati e pene

Ritengo vile e pericoloso negare l’esistenza di stranieri criminali.

Per risolvere un problema, occorre innanzi tutto prenderne atto.
Nella veste di ministro di giustizia ritengo più importante proteggere i cittadini dai criminali che dispensare ai criminali ogni tipo di terapia possibile e immaginabile.

Nella veste di ministro di giustizia, competente anche in fatto di migrazione, ritengo che non debba essere soltanto possibile, ma addirittura obbligatorio espellere gli stranieri che si macchiano di reati.

Chi commette reati ne deve subire le conseguenze – subito. Se trascorrono mesi o anche anni prima che il reato sia punito, la pena non esplica l’effetto desiderato.

Abbiamo constatato che molti giovani vittime di violenze, minacce o coazione non si fanno avanti per paura. Non osano confidarsi né con i genitori né con la scuola o la polizia. È un fenomeno preoccupante.

Se tolleriamo fenomeni di questo tipo, ne raccoglieremo le conseguenze. Occorre intensificare la cooperazione tra i servizi di protezione dei minori, le autorità competenti per le naturalizzazioni, la polizia, le autorità penali, la scuola e l’assistenza. È inammissibile che un ufficio tratti una domanda di naturalizzazione, mentre un altro cita la stessa persona a comparire per una contravvenzione – e che entrambi siano all’oscuro di quanto faccia l’altro. Sono indispensabili l’informazione reciproca e lo scambio di dati!

5. Che fare?

Da dove cominciare? Il fatto che il perseguimento penale non funzioni sempre a dovere non sembra essere riconducibile tanto alle leggi, quanto alla loro esecuzione. Le procedure durano troppo a lungo, spesso le sanzioni disposte non sono abbastanza incisive e quindi non producono l’effetto auspicato, il coordinamento fra le varie attività statali è carente. Le conseguenze sono allarmanti: gli agenti di polizia e gli altri operatori del settore sono frustrati poiché constatano che non cambia nulla. Il lavoro ne risente, si diffonde un sentimento di rassegnazione, anche tra gli insegnanti.

Da una prima riflessione traiamo le seguenti conclusioni:

  1. Occorrono misure adeguate a sostegno dei genitori.
    Va comunque valutata la possibilità di rafforzare l’obbligo dei genitori ad assumersi le proprie responsabilità educative. È ad esempio ipotizzabile un inasprimento della responsabilità civile per i genitori che omettono i loro doveri educativi basilari.
  2. Va rafforzata la cooperazione istituzionale, in particolare tra i servizi di migrazione, quelli di naturalizzazione e le autorità di polizia. Non è accettabile che operino indipendentemente l’una dall’altra senza sapere cosa fanno le altre. È quindi indispensabile un maggior coordinamento.
    La cooperazione tra le scuole e la polizia appare comunque essenziale: converrà quindi valutare se obbligare gli insegnanti a denunciare reati di una certa gravità. La polizia dev’essere informata dei reati gravi commessi durante la ricreazione. L’efficacia di tali provvedimenti presuppone tuttavia che gli insegnanti vengano istruiti e sostenuti in maniera mirata nella loro missione pedagogica ed educativa. L’attuazione dovrà inoltre essere in sintonia con la prevenzione, gli interventi e la repressione praticati nell’ambito del lavoro sociale scolastico.
  3. La prevenzione deve essere rafforzata, soprattutto nelle scuole. Non basta tematizzare la violenza durate l’insegnamento, è anche pensabile di far intervenire agenti di polizia esperti, come accade per l’educazione alla sicurezza stradale.
  4. Gli sforzi per integrare i giovani stranieri vanno intensificati. In particolare le conoscenze linguistiche devono essere impartite il più presto possibile. Al rifiuto categorico di integrarsi si dovrà rispondere con provvedimenti efficaci in materia di diritto degli stranieri, tra cui anche l’allontanamento.
  5. I procedimenti penali devono essere accelerati per quanto possibile: i giovani vanno puniti quanto prima per i reati commessi. Le esperienze fatte nel lavoro sociale con i giovani insegnano che i comportamenti problematici si acutizzano se i tempi che intercorrono tra il reato e la sanzione sono troppo lunghi. Non si tratta di chiedere pene severe a ogni costo, ma di applicare sanzioni «su misura», adeguate all’autore del reato.
  6. Il nuovo diritto penale minorile è in vigore dal 1° gennaio 2007. Prevede un ampio ventaglio di sanzioni, e pene più severe (privazione della libertà fino a quattro anni [art. 25 DPMin] anziché la carcerazione fino a un anno prevista dal vecchio art. 95 CP). Converrà osservare attentamente gli ulteriori sviluppi in questo ambito. Se il nuovo diritto dovesse rivelarsi inefficace, le modifiche del caso andranno introdotte il più presto possibile.

Vogliamo che i criminali e coloro che rifiutano di integrarsi affrontino le conseguenze delle loro azioni. Vogliamo che la violenza giovanile venga combattuta come una distorsione della società.
E in questa sede siamo tutti chiamati ad agire: Svizzeri e stranieri, genitori e scuola, Autorità e privati.

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