Svizzeri all’estero – Stranieri in Svizzera
Discorso dal consigliere federale Christoph Blocher tenuto a Basilea il 19 agosto 2006 in occasione dell’84° congresso degli Svizzeri all’estero
Discorsi, DFGP, 19.08.2006. Fanno fede sia la versione orale, sia quella scritta, fermo restando che l’oratore si riserva il diritto di apportare modifiche al presente testo.
Basilea. Il 19 agosto si è tenuto l’84° congresso degli Svizzeri all’estero. Nel suo discorso, il consigliere federale Christoph Blocher ha parlato del comportamento che gli Stati dovrebbe-ro assumere nei confronti dei loro immigrati. Ha rilevato che la Svizzera è uno dei Paesi d’immigrazione più attrattivi in Europa. Questo può funzionare soltanto prendendo sul serio l’integrazione, ma anche combattendo in modo coerente gli abusi, soprattutto nel settore dell’asilo. Le capacità e le prestazioni degli immigrati devono permettere loro di avere suc-cesso in Svizzera.
1. Svizzeri all’estero
Poco prima della sua morte, lo scrittore svizzero Max Frisch dichiarava che ciò che lo legava ancora a questo Stato era un passaporto. Pur sempre, verrebbe voglia di aggiungere. Non tutti infatti dispongono di un passaporto. Non tutti i governi consentono ai loro cittadini di partire. Non tutti possono permettersi di viaggiare in altri Paesi.
La vostra situazione è ben diversa. Il congresso degli Svizzeri all’estero ha luogo per l’84a volta. In passato voi o i vostri avi avete lasciato la Svizzera e ciononostante vi sentite ancora legati a questo Paese. E suppongo che sia qualcosa di più di un passaporto che vi porta a partecipare alla manifestazione odierna.
Durante i secoli scorsi milioni di Svizzeri sono emigrati. Semplificando, in passato vi erano tre motivi per lasciare la propria patria: l’emergenza economica, la persecuzione e la repressione o perché si aveva qualche scheletro nell’armadio.
Ma la maggior parte delle persone cercava soprattutto nuove prospettive.
Alla metà del XVIII secolo un certo Theodor Vögtlin di Läufelfingen (Basilea Campagna) spiegava i motivi che lo indussero a partire con il fatto che come bracciante non c’era lavoro e quindi non aveva nulla da perdere, anche perché i suoi genitori non potevano aiutarlo.
Oggi – si potrebbe pensare – nessuno dovrebbe più lasciare la Svizzera perché non riesce a sbarcare il lunario.
Ciononostante l’anno scorso circa 30 000 Svizzeri sono partiti. Molti di loro hanno fatto solo un lungo viaggio, hanno seguito un perfezionamento professionale o linguistico oppure lavorano per imprese svizzere all’estero. E la grande maggioranza di queste persone ritorna sempre dopo uno, due o tre anni.
Vi sono tuttavia anche altre persone che partono per restare via. Si tratta ad esempio di pensionati che emigrano, soprattutto per motivi climatici e finanziari, in Paesi come Spagna, Francia o Thailandia.
Oppure di agricoltori che vogliono restare fedeli al loro lavoro ma credono di poterlo fare soltanto all’estero. Alla fine del 2005, 634 216 Svizzeri vivevano all’estero. 451 534 di loro hanno la doppia cittadinanza. Quanto è prezioso un passaporto svizzero l’hanno constatato nelle ultime settimane i nostri connazionali con la doppia cittadinanza libanese che vivevano in Libano. In seguito ai combattimenti sono infatti stati rimpatriati in modo ben organizzato nella sicura Svizzera.
2. Stranieri in Svizzera
Non vi devo certo illustrare i vantaggi e gli svantaggi di essere uno Svizzero all’estero. Lo sapete meglio di me per esperienza personale. Quello che ci interessa di più al momento è il rapporto con gli stranieri in Svizzera. Quale comportamento adottare nei confronti delle persone che vogliono venire nel nostro Paese è una questione di vecchia data. Ogni anno circa 95 000 nuove persone – il che corrisponde circa alla popolazione di Winterthur – giungono nel nostro Paese. In rapporto alle sue dimensioni, la Svizzera accoglie molti più immigranti di quanto facciano molti Paesi classici di immigrazione. La Svizzera è diventata un Paese d’immigrazione.
In base alla vostra esperienza, sapete che non è mai facile stabilirsi in un altro Paese. Persino gli accordi speciali, come ad esempio quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione europea, prevedono determinate regole.
Ogni Stato ha il dovere di provvedere ai propri cittadini. Per questo motivo, oggigiorno ogni governo in questo mondo decide quando gli stranieri possono ricevere un permesso di soggiorno e quando no.
In generale, la Svizzera non ha alcun problema con gli stranieri che hanno richiesto correttamente e hanno anche ricevuto un permesso di soggiorno. Con una percentuale di stranieri pari al 21,9 per cento o 1 milione e 656 721 persone straniere (stato aprile 2006), la Svizzera è ai primi posti della classifica dei Paesi dell’Europa occidentale, dietro al Liechtenstein e al Lussemburgo!
I Paesi di provenienza più rappresentati sono l’Italia (295 083 persone), la Serbia e Montenegro (194 977), il Portogallo (170 385), la Germania (161 564) e la Turchia (75 061). Attualmente il 6-8 per cento della popolazione del Kosovo vive in Svizzera. La maggior parte degli stranieri possiede un permesso di domicilio (permesso C) o di dimora (permesso B) in Svizzera.
Nonostante l’elevato numero di stranieri, nel nostro Paese non vi sono periferie-ghetto con gravi disordini e attacchi xenofobi.
Questo grazie soprattutto a un’economia funzionante che in generale riesce ad occupare e quindi a integrare così tante persone. Il lavoro è la miglior via per l’integrazione. È dunque importante che l’incentivo a lavorare sia maggiore di quello a ottenere prestazioni statali.
3. La nuova legge sugli stranieri
Tale legge non ha dunque per oggetto i numerosi lavoratori stranieri che hanno ricevuto un regolare permesso di soggiorno in Svizzera.
No, essa concerne tutti coloro che soggiornano in modo irregolare o illegale nel nostro Paese, provocando gravi oneri a Confederazione, Cantoni e Comuni. Essi cagionano uno spreco di tempo, energie e denaro. Le autorità, i tribunali, le carceri e i servizi sociali sono gravati inutilmente. La situazione deve cambiare.
In settembre voteremo su una nuova legge sugli stranieri. Essa disciplina essenzialmente le condizioni alle quali i cittadini extraeuropei possono chiedere un permesso di lavoro e far valere il ricongiungimento famigliare. Le nuove regole mirano anche a combattere l’entrata e il soggiorno illegali degli stranieri.
Dobbiamo considerare che con la libera circolazione delle persone con l’UE, dal 1° maggio 2011, 450 milioni di persone avranno teoricamente la possibilità di vivere e lavorare in Svizzera. È dunque fuori discussione aprire le frontiere a tutti i Paesi del mondo. Una libera circolazione delle persone totale comporterebbe il collasso di tutto il nostro sistema sociale. Questa è ben lungi dall’essere una politica responsabile nei confronti della propria popolazione.
4. Tradizione umanitaria
La Svizzera non ha mai rilasciato un permesso di soggiorno soltanto alle persone necessarie al nostro mercato del lavoro. Abbiamo sempre accolto anche persone perseguitate nel loro Paese. Naturalmente in passato tali persone non beneficiavano né di prestazioni sociali né di un aiuto da parte dello Stato. Ma venivano ammesse, ospitate da privati e in breve tempo riuscivano ad arrangiarsi da sole. Pensate a tutti i rifugiati per motivi religiosi ai tempi della Riforma, come ad esempio gli Ugonotti. Erano persone capaci, a cui si devono intere branche dell’industria svizzera.
Un altro esempio: esattamente 50 anni or sono molti ungheresi si rifugiarono in Svizzera. Dopo che le truppe sovietiche repressero la rivolta degli ungheresi, circa 14 000 di loro fuggirono in Svizzera, suscitando un’ondata di solidarietà e simpatia senza limiti. All’epoca, il Consiglio federale non pose alcuna condizione per l’accoglienza di rifugiati ungheresi. La Svizzera dimostrò così di sapere reagire in modo generoso in particolari situazioni di crisi. Le autorità poterono contare sul sostegno della popolazione. Infatti, non sussisteva alcun dubbio quanto all’emergenza in cui si trovavano i rifugiati e alla loro sincerità.
Nessuno contesta tale tradizione umanitaria, che è sostenuta anche dalla grande maggioranza della popolazione. Ma la politica deve interessarsi anche di coloro che vogliono approfittare in modo mirato di questa tradizione umanitaria. Chi vuole proteggere i veri rifugiati deve anche combattere gli abusi.
5. Salvaguardare la tradizione umanitaria – porre fine agli abusi. La nuova legge sull’asilo
Anche oggi la Svizzera accoglie ogni anno circa 1 500 rifugiati perseguitati provenienti da tutto il mondo. Nessuno contesta la nostra tradizione umanitaria nei confronti dei rifugiati. E questo deve restare e resterà così.
Tuttavia, gentili signore ed egregi signori, quello che non abbiamo ancora risolto sono gli enormi abusi che proliferano nel settore dell’asilo.
Più dell’85 per cento di tutti i richiedenti l’asilo non sono rifugiati.
Molti di loro vorrebbero approfittare dell’elevato tenore di vita in Svizzera. Vivono alle spalle dell’assistenza sociale e spesso sono coinvolti in lucrose attività di passatori e nella criminalità organizzata, soprattutto nel traffico di droga.
Questo è abuso del diritto d’asilo. Nient’altro. Vi voglio illustrare la situazione con un esempio: l’anno scorso nel Canton Zurigo su 4 250 richiedenti l’asilo 1 258 persone sono state consegnate alla giustizia, il che corrisponde a quasi il trenta per cento!
Fino a pochi anni fa tali abusi erano aspramente contestati da molti politici – e ancora oggi vi sono ambienti che negano o tacciono questa spiacevole verità. Tuttavia, tali problemi devono essere affrontati in modo serio se si vuole salvaguardare la tradizione umanitaria. Anche il numero di persone in procedura di esecuzione è troppo elevato. E questo è il problema principale: la gran parte dei richiedenti l’asilo arriva senza documenti di viaggio validi.
È qui che intende intervenire la nuova legge sull’asilo. Chi cela e dissimula la propria identità o non coopera con le autorità non deve più trarne profitto come avvenuto finora. Chi non può presentare i propri documenti d’identità entro 48 ore (o fornire un motivo valido per cui non è in grado di presentarli) riceve una decisione di non entrata nel merito. Credo che ogni vero rifugiato sia disposto a comunicare la sua provenienza e a collaborare in modo costruttivo. Queste non sono pretese eccessive. Ed è anche un dato di fatto che la grande maggioranza (circa il 70%) dei rifugiati riconosciuti entra in Svizzera con documenti validi. Anche in futuro le persone davvero perseguitate continueranno ad essere ammesse come rifugiati, con o senza documenti d’identità.
6. Rendere possibile la convivenza
In quanto Svizzeri all’estero vi chinerete con particolare attenzione su queste nuove leggi e normative. A ragione. In fin dei conti avete trovato una nuova o una seconda patria al di fuori della Svizzera. Sapete cosa significa lasciarsi tutto alle spalle. Avete potuto godere della generosità di altri Paesi. Avete colto le opportunità e le possibilità che un altro Stato vi ha offerto. Ma comprenderete anche che uno Stato deve disciplinare l’immigrazione e deve combattere gli abusi.
Anche la Svizzera vive grazie a immigrati ambiziosi e ai loro discendenti, che con le loro capacità e prestazioni hanno tutte le carte per riuscire nella vita. Così vanno le cose in uno Stato liberamente organizzato. E come voi, anche gli stranieri in Svizzera devono potersi sentire legati personalmente al nostro Paese. L’integrazione non ha mai significato negare sé stessi.
