Domande e risposte

In generale / Immigrazione

L’iniziativa dell’associazione Ecopop si prefigge di conservare le basi vitali naturali. A tale scopo intende da un lato contenere la crescita demografica riconducibile all’immigrazione limitando allo 0,2 per cento l’aumento annuo della popolazione residente permanente in Svizzera. Dall’altro, impone alla Confederazione di destinare alla pianificazione familiare volontaria almeno il 10 per cento dei fondi versati per la cooperazione allo sviluppo.

Testo dell’iniziativa e spiegazioni del Consiglio federale

L’iniziativa pretende di conservare le basi vitali naturali. Il Consiglio federale ritiene tuttavia che nessun problema ambientale si risolve adottando misure migratorie, mentre un rigido e contenuto tasso d’immigrazione nuocerebbe all’economia svizzera. Accettando l’iniziativa, si minerebbero inoltre gli sforzi attualmente in corso per garantire relazioni buone e stabili con l’UE. Ecco perché il Consiglio federale non considera soltanto sbagliata, ma addirittura dannosa l’iniziativa Ecopop.

Il termine indica la differenza matematica tra immigrazione ed emigrazione. Ogni anno entrano in Svizzera numerose persone, molte altre invece partono. La differenza tra i due gruppi – ossia il numero d’immigrati dedotto quello degli emigrati – costituisce l’immigrazione netta.

Il termine comprende, oltre agli Svizzeri notificati anche tutti gli stranieri con soggiorno autorizzato di almeno un anno in Svizzera. Alla fine del 2013 la popolazione residente permanente in Svizzera era di 8 139 600 persone (fonte: UST).

L’iniziativa chiede un rigido tetto massimo per l’immigrazione: l’aumento per immigrazione della popolazione residente permanente non deve superare lo 0,2 per cento annuo sull’arco di tre anni. Alla luce delle cifre attuali si tratterebbe di circa 17 000 persone (immigrazione netta). Questo rigido tetto massimo impedirebbe all’economia svizzera di reagire con la massima flessibilità alle variazioni congiunturali e di reclutare i lavoratori specializzati necessari nei periodi di crescita economica – con tutte le conseguenze negative per la Svizzera che ciò comporta. I contingenti fissi sarebbero talmente esigui da dover essere riservati in primo luogo al settore dell’asilo e al ricongiungimento familiare, come pure agli Svizzeri intenzionati a (ri)stabilirsi in patria.

Complessivamente il numero d’immigrati dev’essere tale da non superare una crescita demografica pari allo 0,2 per cento della popolazione residente permanente. Considerando le cifre attuali potrebbero quindi immigrare 17 000 persone, ossia tre quarti in meno rispetto agli ultimi anni.

Immigrazione netta sull’arco degli ultimi 30 anni
(in migliaia, cifre arrotondate, fonte UST)

Anno

1984

1985

1986

1987

1988

1989

1990

1991

1992

1993

Immigrazione netta

12.0

13.8

22.4

26.4

33.5

33.6

56.6

61.4

40.2

39.5

 

Anno

1994

1995

1996

1997

1998

1999

2000

2001

2002

2003

Immigrazione netta

30.9

14.5

-5.8

-6.8

1.2

16.1

20.2

41.8

48.9

43.0

 

Anno

2004

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Immigrazione netta

40.5

36.2

39.4

75.5

98.2

74.6

64.9

68.1

71.1

87.1

 

Avviso:

Le cifre indicate sono tratte da pubblicazioni dell’Ufficio federale della statistica (UST) e comprende Svizzeri e stranieri. L’UST utilizza piuttosto il termine "saldo migratorio" anziché "immigrazione netta".

Le cifre sull’immigrazione pubblicate dall’UFM sono calcolate partendo da una base di dati diversa da quella dell’UST. Ulteriori informazioni in merito figurano nel messaggio all’iniziativa (pag. 7479):
Messaggio

Il 9 febbraio 2014 Popolo e Cantoni hanno deciso di contenere l’immigrazione prevedendo dei contingenti, pur tenendo conto degli interessi economici della Svizzera. Il Consiglio federale sta lavorando all’attuazione delle nuove disposizioni costituzionali. L’iniziativa Ecopop è molto più incisiva in quanto intende contenere l’immigrazione imponendo un tasso fisso. Accettando tale nuova iniziativa, s’intralcerebbero inoltre gli sforzi intrapresi dal Consiglio federale per mantenere relazioni buone e stabili con l’Unione europea (UE).

Sì. Nel concretare la normativa di ammissione va tenuto conto anche delle garanzie costituzionali, quali ad esempio il diritto di un cittadino svizzero di entrare e vivere in Svizzera in qualsiasi momento (art. 24 cpv. 2 Cost.). Ciò implica per forza di cose un ulteriore assottigliamento dei contingenti destinati all’immigrazione da parte di stranieri.

Il 9 febbraio 2014 il Popolo e i Cantoni hanno deciso di contenere l’immigrazione prevedendo contingenti e tetti massimi. Il Consiglio federale sta allestendo un pertinente progetto di legge e si adopera per trovare una soluzione con l’UE. Un sì all’iniziativa Ecopop intralcerebbe massicciamente tali lavori.

Nel quadro dell’attuazione della nuova disposizione costituzionale in materia d’immigrazione (iniziativa contro l’immigrazione di massa), sono previste ulteriori misure d’accompagnamento, che prevedono, tra l’altro, di meglio sfruttare il potenziale di forza lavoro indigeno.

Cooperazione allo sviluppo

Un sì all’iniziativa imporrebbe alla Svizzera di destinare alla pianificazione familiare volontaria almeno il 10 per cento dei fondi versati per la cooperazione allo sviluppo, vale a dire circa 160 milioni di franchi l’anno. Tale rigoroso obbligo d’investire nella pianificazione familiare volontaria restringerebbe il margine operativo e quindi l’efficacia della cooperazione allo sviluppo. La Svizzera si vedrebbe costretta a realizzare progetti di pianificazione familiare volontaria nei Paesi in via di sviluppo anche laddove la scarsa efficacia di tali provvedimenti è comprovata. Inoltre i fondi impiegati verrebbero a mancare altrove, ossia nei progetti e programmi efficaci in corso, che andrebbero ridimensionati.

La DSC promuove la salute delle donne e la loro libertà di decidere se quando e quanti figli avere, sostenendo ad esempio progetti di educazione sessuale nelle scuole, offerte informative negli ambulatori, cure gravidiche e puerperali e l’assistenza ginecologica. L’informazione su malattie, metodi anticoncezionali e l’accesso a contraccettivi rientra infatti nell’ottica della salute e dell’autodeterminazione femminili. La pianificazione familiare è un tassello del programma, che non va considerato a titolo separato.
Nel 2014 la DSC spenderà circa 88 milioni di franchi in tale ambito, ossia il 30 per cento in più rispetto all’anno precedente.

Gli investimenti nella pianificazione familiare volontaria fruttano soltanto se inseriti in un vasto approccio di lotta alla povertà, comprendente misure per assicurare l’istruzione, la salute e la parità femminili. L’esperienza decennale insegna che più un Paese è sviluppato, il reddito pro capite elevato e il ruolo sociale della donna forte, tanto minore è il tasso di natalità.

La popolazione mondiale aumenta sia per la crescente speranza di vita nelle nazioni industriali sia per il tasso di natalità ancora relativamente elevato nei Paesi in via di sviluppo. Su scala globale, la speranza di vita media salirà dagli attuali 70 anni a 82 anni nel 2100. Dagli anni 60 il tasso di fecondità è in continuo calo in tutto il mondo. Soltanto l’Africa subsahariana ha registrato una flessione meno forte. Ma anche qui vige la regola che il tasso di fertilità è inversamente proporzionale al tasso d’istruzione femminile.

(Fonti: Banca mondiale e Demografische Forschung)

Ambiente

L’impatto in termini di ambiente e di risorse non dipende in primo luogo dal numero di abitanti, ma piuttosto dal consumo pro capite. Ecco perché occorre ridurre il consumo di acqua, energia, suolo e patrimonio minerario, come pure le quantità di rifiuti pro capite, e rendere più efficace l’utilizzo delle risorse su scala internazionale. L’iniziativa non propone soluzioni in merito.

La Svizzera tutela le risorse naturali adottando svariate misure miranti a ridurre il consumo pro capite. Misure contro l’inquinamento atmosferico hanno ad esempio permesso di migliorare la qualità dell’aria – nonostante la sostenuta crescita demografica ed economica. Dal 2005 anche il consumo di energia pro capite è calato in media dell’uno per cento. La nuova legge sulla pianificazione del territorio impone inoltre un utilizzo più parsimonioso del suolo e la protezione del paesaggio. In aggiunta, il Consiglio federale intende migliorare – grazie al piano d’azione Economia verde – l’efficienza nel consumare e produrre risorse, ad esempio recuperando le materie prime o riducendo la quantità di rifiuti.

Economia

Negli ultimi anni l’immigrazione in Svizzera era più che altro determinata dalla domanda di lavoratori da parte delle imprese e pertanto favoriva lo sviluppo economico del nostro Paese. Il rigoroso e rigido freno dell’immigrazione chiesto dall’iniziativa ridurrebbe drasticamente la disponibilità di specialisti e lavoratori qualificati stranieri in Svizzera, che si vedrebbe pertanto privata di molta manodopera – con ripercussioni decisamente negative per la sua piazza economica.

La Confederazione, i Cantoni e i partner sociali hanno lanciato l’iniziativa sul personale specializzato già nel 2011, al fine di meglio sfruttare il potenziale indigeno di lavoratori specializzati. La strategia adottata prevede ad esempio di migliorare la compatibilità tra lavoro e famiglia, di creare condizioni lavorative adatte a lavoratori più anziani, d’incoraggiare l’innovazione per supplire alla carenza di lavoratori specializzati potenziando la produttività. Rientra negli obiettivi strategici anche la migliore integrazione lavorativa di rifugiati e persone ammesse a titolo provvisorio.

Una carenza di lavoratori specializzati difficile da colmare si delinea con particolare frequenza nelle attività manageriali, nei settori amministrativo, finanziario e giuridico, nelle professioni sanitarie, didattiche e culturali, nonché in ambito tecnico e informatico (MINT). 

Sì. Un terzo circa del personale sanitario in Svizzera è straniero: si tratta di medici, farmacisti, terapeuti, infermieri o assistenti di cura che lavorano negli ospedali, nelle case per anziani o di cura e nei servizi Spitex. Sebbene il numero degli infermieri indigeni sia in forte aumento da alcuni anni, tale incremento non è sufficiente, in particolare alla luce del crescente fabbisogno di personale nelle case per anziani e di cura. Senza attingere al bacino di manodopera estera, sarebbe molto difficile garantire l’attuale elevato livello di cure.

La carenza di alloggi e le pigioni elevate sono dovute anche al moltiplicarsi delle nostre esigenze – ad esempio per quanto riguarda la superficie abitabile. Nel 2013 il Consiglio federale ha deciso di ottimizzare la propria politica dell’alloggio, soprattutto agevolando l’accesso a terreni edificabili da parte di società per la costruzione di abitazioni d’utilità pubblica e prolungando la durata dei contributi ai costi abitativi nell’attuale programma promozionale. Il Consiglio federale si dice tuttavia contrario a ingerenze nella formazione dei prezzi sul mercato degli alloggi.

Relazioni Svizzera – UE

Già il sì all’iniziativa contro l’immigrazione di massa il 9 febbraio 2014 ha incrinato i rapporti della Svizzera con il suo principale partner commerciale, l’Unione europea (UE). L’attuazione della nuova disposizione costituzionale sull’immigrazione contemplante tetti massimi e contingenti non è infatti compatibile con l’Accordo di libera circolazione (ALC). Il Consiglio federale lo ha ribadito a varie riprese, prima e dopo la votazione. Attualmente sta cercando il dialogo con l’UE per riuscire ad adeguare l’ALC. Accogliere l’iniziativa «Stop alla sovrappopolazione – sì alla conservazione delle basi naturali della vita» con il suo rigido tetto massimo per l’immigrazione significherebbe intralciare la ricerca di soluzioni e rimettere fondamentalmente in questione le relazioni con l’UE.

L’iniziativa non è compatibile con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC), e quindi costituisce una minaccia diretta per l’ALC e gli altri accordi dei Bilaterali I, giuridicamente vincolati tra di loro ("clausola ghigliottina").

Geograficamente la Svizzera si situa nel cuore del continente europeo ed è circondata da Stati membri dell’Unione europea (UE). L’UE è di gran lunga il principale partner commerciale della Svizzera, che guadagna un franco su tre commerciando con l’UE: oltre la metà delle esportazioni svizzere è destinata a Stati UE, dai quali proviene quasi il 75 per cento delle importazioni. La nostra prosperità dipende in ampia misura dalle buone relazioni con l’UE. Agli Stati UE ci accomunano inoltre valori sociali condivisi: libertà, democrazia, Stato di diritto. Le relazioni con l’UE sono disciplinate da un intreccio normativo di accordi bilaterali. Accogliendo l’iniziativa si renderebbe probabilmente impossibile portare avanti la via bilaterale.

Il nostro Paese non è membro dell’UE, ma conduce la propria politica europea fondandosi su accordi bilaterali: questioni e richieste specifiche sono disciplinate stipulando trattati con l’UE. Oggi esiste un intreccio di oltre 150 accordi bilaterali, che offrono un accesso su misura al mercato europeo e fungono da base per un’intensa cooperazione in materia di ricerca, sicurezza, asilo, ambiente e cultura. La via bilaterale consente alla Svizzera una politica improntata all’apertura e alla cooperazione con i vicini europei, nonché la salvaguardia ottimale degli interessi nazionali.

I Bilaterali I (ad eccezione dell’accordo di ricerca) puntano all’apertura del mercato, offrendo all’economia svizzera (in aggiunta all’accordo di libero scambio) un accesso su misura al mercato comunitario con circa 500 milioni di potenziali consumatori. Gli accordi vertono sui settori seguenti: libera circolazione delle persone, trasporti terrestri, trasporto aereo, ricerca, agricoltura, ostacoli tecnici al commercio e appalti pubblici. Ulteriori informazioni in merito agli accordi bilaterali figurano all’indirizzo:
http://www.personenfreizuegigkeit.admin.ch/fza/it/home.html.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 01.12.2014