L’aiuto al ritorno è un elemento importante della politica migratoria della Svizzera

Comunicati, Il Consiglio federale, 10.06.2014

Berna. Il sistema svizzero di aiuto al ritorno è efficace e i suoi costi sono nella media europea. L’aiuto al ritorno incoraggia la partenza volontaria dalla Svizzera di richiedenti l’asilo respinti e ne sostiene il reinserimento nei Paesi di provenienza. Questo è quanto afferma il Consiglio federale nella sua risposta a un postulato del consigliere nazionale Philipp Müller (11.3062), basandosi su una valutazione esterna. Il postulato chiedeva una verifica complessiva dell’aiuto al ritorno, che facesse luce in particolare sui costi e sull’efficacia.

L’aiuto al ritorno, teso a incentivare il rientro volontario dei richiedenti, è un elemento importante della politica migratoria svizzera. Il sostegno del ritorno volontario costituisce un cardine della strategia di rimpatrio della Confederazione. Si tratta di un’alternativa dignitosa, credibile e anche a basso costo al ritorno con misure coercitive. Il sistema svizzero di aiuto al ritorno, sviluppato negli anni Novanta, è costantemente adeguato alle nuove situazioni. L’obiettivo è di favorire la partenza autonoma e definitiva dei richiedenti l’asilo e di offrire loro un futuro in patria.

Dall’introduzione dell’aiuto al ritorno sono rientrate autonomamente nel loro Paese di provenienza 84 000 persone, ossia la metà dei rimpatriati. Ciò ha permesso di evitare costose misure coercitive quali la carcerazione amministrativa o i rimpatri accompagnati. I richiedenti l’asilo che hanno commesso un reato e coloro che, dopo una decisione di asilo negativa, non collaborano sono esclusi da tali programmi come pure le persone provenienti dagli Stati UE/AELS e da Stati che per un soggiorno fino a tre mesi non richiedono un visto.

Controllo del sistema di aiuto al ritorno

La valutazione esterna non ha confermato i timori secondo cui l’aiuto al ritorno potrebbe indurre gli stranieri a venire in Svizzera solamente per ottenere un sostegno finanziario. Non è per contro escluso che in singoli casi l’aiuto al ritorno possa indurre le persone che già si trovano in Europa a venire in Svizzera. La notevole riduzione dell’offerta di aiuto al ritorno per i cosiddetti casi Dublino, ossia per le persone che hanno già presentato una domanda d’asilo in un altro Stato membro di Dublino, mira a evitare questi casi. Per limitare simili rischi o incoerenze generali con le strategie della procedura d’asilo, la situazione è monitorata costantemente e, se del caso, il sistema viene adeguato agli sviluppi attuali.

Nel suo rapporto il Consiglio federale conferma inoltre che i costi dell’aiuto svizzero al ritorno rientrano nella media europea, anche se le condizioni quadro differenti non consentono un raffronto diretto. La maggior parte degli Stati europei corrisponde, come fa la Svizzera, un aiuto finanziario iniziale e un sostegno a un progetto in loco. Quest’ultimo consiste in investimenti a destinazione vincolata nel futuro professionale delle persone che rientrano.

Consulenza e aiuto scaglionato

L’aiuto individuale al ritorno può essere richiesto da tutti i richiedenti l’asilo. Consiste in diverse tappe ed è offerto in modo scaglionato. In Svizzera gli interessati ricevono consulenza e sono sostenuti nel preparare e organizzare il ritorno. Ricevono inoltre il rimborso dei costi di viaggio e un aiuto finanziario pari a 1000 franchi. In seguito i rimpatriati sono sostenuti anche nel loro Paese di provenienza. Con un sostegno a destinazione vincolate fino a 3000 franchi possono realizzare piccoli progetti, quali un Internet point, con cui guadagnarsi da vivere. Ciò contribuisce al loro reinserimento e a ridurre le probabilità di una nuova emigrazione.

Per le persone che ritornano in Guinea, Nigeria e Tunisia, l’Ufficio federale della migrazione (UFM) sta attualmente realizzando programmi specifici, che prevedono un sostegno integrativo più ampio rispetto a quello dell’aiuto al ritorno individuale.

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vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 10.06.2014

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