Plusvalore grazie ai partenariati migratori

Berna. I cinque partenariati migratori in corso tra la Svizzera e altri Paesi tengono conto degli interessi delle parti in egual misura. È la conclusione cui giunge una valutazione esterna, dalla quale emerge inoltre che il dialogo continuo si traduce in un netto miglioramento delle relazioni bilaterali – spesso ben oltre l’ambito della migrazione. Oggi il Consiglio federale ha preso atto del rapporto di valutazione redatto in adempimento del relativo postulato. Ha inoltre adottato il rapporto del 2014 sulle attività della Svizzera nella politica migratoria estera: il nostro Paese continua ad accordare la massima priorità alla gestione degli effetti migratori provocati da numerose crisi internazionali e molti conflitti armati.

Stipulando partenariati migratori, il Consiglio federale si propone di affrontare le sfide migratorie trovando soluzioni costruttive, fondate su una concezione comune e una maggiore collaborazione. Il partenariato funge da cornice per tutti gli aspetti della cooperazione migratoria tra la Svizzera e l’altro Paese firmatario. Il Consiglio nazionale ha incaricato il Consiglio federale di stilare un rapporto per valutare i partenariati firmati con la Serbia, la Bosnia e Erzegovina, il Kosovo, la Nigeria e la Tunisia (postulato Amarelle, 12.3858).

Equilibrio degli interessi e partenariato paritario

Il rapporto di valutazione della Maastricht Graduate School of Governance traccia un bilancio per lo più positivo dei partenariati migratori come strumento della politica migratoria estera della Svizzera. Un tale partenariato si presta pertanto a intensificare la cooperazione con i Paesi di provenienza e di transito, nel giusto rispetto degli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli Stati firmatari concepiscono la cooperazione come un partenariato paritario che consente loro di avanzare e sviluppare i propri interessi. Inoltre, l’approccio olistico e congiunto instilla fiducia e crea ulteriori opportunità di cooperazione bilaterale. Accanto alle tematiche tradizionali – riammissione, aiuto al ritorno, politica in materia di visti o lotta alla tratta di esseri umani –, i partenariati migratori comprendono anche altri aspetti, quali ad esempio l’utilità della migrazione per lo sviluppo della regione o la tutela dei diritti umani dei migranti. Un’importante conquista dei partenariati migratori è la maggiore cooperazione tra i vari servizi federali che, pur perseguendo compiti divergenti, trovano nel partenariato lo spunto per imprimere un indirizzo comune agli interessi collettivi della Svizzera nei confronti di ogni Paese firmatario. Resta comunque perfezionabile la comunicazione in merito agli obiettivi e alle opportunità dei partenariati migratori: il pubblico tende ancora ad associare il successo di un partenariato al solo numero di domande d’asilo e di persone che lasciano la Svizzera.

Dalla valutazione emerge l’assenza di un nesso causale diretto tra la firma di un partenariato migratorio e il numero di domande d’asilo. La migrazione è un fenomeno complesso, e i fattori che spingono le persone a spostarsi in generale o a scegliere un Paese di destinazione in particolare sono molto variegati. Nella maggior parte dei casi, il numero di domande è aumentato subito dopo la firma del partenariato. Tuttavia, stando alla valutazione, la causa di tale aumento non risiede nel partenariato, ma è riconducibile a fattori esterni, in particolare al flusso migratorio secondario dei richiedenti all’interno degli Stati europei. È per contro progressivamente diminuito il numero di domande depositate da cittadini bosniaci e serbi in seguito all’introduzione, nel 2011, della procedura di 48 ore, la cui attuazione efficace è stata possibile anche grazie alle relazioni privilegiate instaurate con il partenariato migratorio. La valutazione mostra infine che la cooperazione nel quadro di un partenariato rende più scorrevoli le procedure, in particolare nel settore del ritorno.

Anno di sfide nella cooperazione migratoria internazionale

Il rapporto annuale del Consiglio federale sulle attività della Svizzera nella politica migratoria estera, adottato in data odierna, offre una panoramica dell’impegno profuso dai servizi federali di DFGP, DFAE e DEFR nella cooperazione migratoria bilaterale e multilaterale e propone una lettura prospettica delle priorità per l’anno venturo.

Alla luce delle numerosi e persistenti crisi in tutto il mondo, nel 2014 la cooperazione integrale e concertata della Svizzera con i Paesi di provenienza, di transito e di destinazione ha continuato ad acquistare importanza. In reazione alla migrazione di transito nel Mediterraneo e alle numerose tragedie di profughi che ne sono derivate, nell’estate del 2014 è stato costituito il Gruppo di lavoro strategico per il Mediterraneo (SAM), che identifica le misure adeguate, d’intesa con le attività della Task Force Mediterranean dell’Unione europea. In tale ottica s’iscrive anche l’impegno svizzero nelle regioni geografiche prioritarie del Corno d’Africa/Yemen, Vicino e Medio Oriente e Africa settentrionale.

Ultima modifica 01.07.2015

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