Viaggio di lavoro in Tunisia e Niger

Comunicati, DFGP, 06.10.2017

Dal 2 al 5 ottobre la consigliera federale Simonetta Sommaruga si è recata in Tunisia e in Niger per una visita di lavoro. Entrambi i Paesi sono situati sulla rotta migratoria che dal Mediterraneo centrale conduce a Nord. In Tunisia, Sommaruga e i suoi interlocutori hanno tratto un bilancio positivo dei cinque anni di esistenza del partenariato migratorio. In Niger la Consigliera federale ha visitato un centro di transito in cui migliaia di migranti arenati ricevono protezione e aiuto al ritorno. Ha inoltre firmato un accordo volto a garantire una maggiore sicurezza alimentare a circa 330 000 persone. Nel corso della visita sono inoltre state discusse le interconnessioni tra estrazione di materie prime, povertà e fuga.

Tunisia

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La consigliera federale Simonetta Sommaruga (al centro) e l’ambasciatrice svizzera a Tunisi, Rita Adam (a sinistra) a colloquio con il direttore generale per la cooperazione internazionale, Ridha Ben Rabah
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga (al centro) e l’ambasciatrice svizzera a Tunisi, Rita Adam (a sinistra) a colloquio con il direttore generale per la cooperazione internazionale, Ridha Ben Rabah (foto: Keystone / Anthony Anex)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga e Sana Bousbih, direttrice dell’organizzazione Terre d’Asile Tunisie, discutono al tavolo dei colloqui
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga a colloquio con Sana Bousbih, direttrice dell’organizzazione Terre d’Asile Tunisie (immagine: Keystone/Anthony Anex)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga con altre persone in una viuzza all’entrata del Beity Center, un’organizzazione di aiuto per donne senza fissa dimora
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga visita il Beity Center, un’organizzazione di aiuto per donne senza fissa dimora (immagine: Keystone/Antohny Anex)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga (a destra) e il ministro dell’interno tunisino Lotfi Brahem (a sinistra) presentano una targhetta in ottone prodotta per l’apertura dell’Ufficio per la cooperazione di polizia
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga e il ministro dell’interno tunisino Lotfi Brahem presentano una targhetta prodotta per l’apertura dell’Ufficio per la cooperazione di polizia (immagine: Keystone / Anthony Anex)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga (a sinistra) è salutata dal ministro degli esteri tunisino Khemaies Jhinaoui
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Stretta di mano con il ministro degli esteri tunisino Khemaies Jhinaoui (immagine: Keystone / Anthony Anex)

Dopo la cosiddetta "Rivoluzione dei Gelsomini" del 2011, la Svizzera ha avviato un programma di cooperazione su vasta scala in Tunisia allo scopo di sostenere la transizione verso la democrazia e uno sviluppo socio economico più dinamico in questo Paese. Inoltre è stata rilanciata una cooperazione privilegiata in vari ambiti migratori. Confinando con la Libia, la Tunisia è recentemente diventata un Paese di destinazione e di transito sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale. Al momento le domande di asilo presentate in Svizzera sono relativamente poche (252 nel 2016), ma subito dopo la rivoluzione erano molte di più (2574 nel 2011).

L’11 giugno 2012 è stato firmato un protocollo d’intesa con la Tunisia che istituisce un partenariato sulla migrazione.

Gli obiettivi sono rafforzare la cooperazione in tutti gli ambiti migratori e istituzionalizzare il dialogo attraverso incontri regolari per attuare il partenariato che nella fattispecie comprende: la gestione dei flussi migratori, la riammissione dei cittadini e l’aiuto al ritorno, la prevenzione della migrazione irregolare, la lotta alla tratta di esseri umani, la migrazione regolare, la migrazione e lo sviluppo socio economico. Attualmente, grazie al partenariato del 2011, hanno preso corpo le misure e i progetti seguenti:

  • protezione umanitaria dei migranti vulnerabili (tra cui un sostegno ai dispositivi di riferimento dell’associazione Terre d’Asile Tunisie a Tunisi e Sfax);
  • sviluppo della legge tunisina sull’asilo (progetto in corso con l’UNCHR);
  • sostegno alla gestione integrata delle frontiere (progetto in corso con l’ICMPD);
  • potenziamento delle capacità per l’identificazione dattiloscopica (formazione e terminali per la scansione);
  • mobilitazione della diaspora tunisina in Svizzera affinché contribuisca allo Sviluppo della Tunisia.

L’11 giugno 2012, insieme al protocollo d’intesa che istituisce il partenariato migratorio con la Tunisia, sono stati sottoscritti anche un accordo di cooperazione in materia di migrazione (che comprende la riammissione) e un accordo relativo allo scambio di giovani professionisti. In occasione della visita di Stato a Berna del presidente della Repubblica di Tunisia Béji Caïd Essebsi, nel febbraio 2016, è stato siglato un accordo, in vigore dall’aprile 2016, sull’esenzione dell’obbligo del visto per i titolari di passaporto diplomatico.

Per accompagnare il ritorno volontario e il reinserimento è stato realizzato, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), un programma di aiuto al ritorno, specifico per la Tunisia, che si è concluso a dicembre 2015. Da allora i richiedenti l’asilo respinti, tunisini e non, possono chiedere le prestazioni individuali di aiuto al ritorno. Dal 2011, più di 1600 persone sono rientrate in Tunisia grazie a questo aiuto.

La cooperazione nell’ambito della riammissione funziona molto bene con la Tunisia. Il rimpatrio delle persone in situazione irregolare si svolge in base all’accordo citato grazie alla buona collaborazione con le autorità tunisine. È possibile organizzare voli speciali, ma vi si ricorre solo in situazioni estreme.

L’accordo sullo scambio di giovani professionisti permette a cittadini tunisini, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, di assolvere uno stage in Svizzera di 18 mesi al massimo. Finora 34 giovani tunisini hanno ottenuto un permesso di soggiorno nel quadro di questo accordo.

Uno dei tre pilastri della strategia di cooperazione della Svizzera per il triennio 2017-2020 in Tunisia riguarda le attività nell’ambito della migrazione e della protezione. Questa strategia permette quindi di potenziare anche il partenariato migratorio tra la Svizzera e la Tunisia.

Niger

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Stretta di mano tra la consigliera federale Simonetta Sommaruga e il ministro nigerino degli esteri, della cooperazione e dell’integrazione Ibrahim Yacouba dopo la firma dell’accordo sul sostegno di organizzazioni rurali
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga e il ministro nigerino degli esteri, della cooperazione e dell’integrazione Ibrahim Yacouba dopo la firma dell’accordo sul sostegno di organizzazioni rurali (immagine: Keystone / Anthony Anex)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga visita un centro d’accoglienza e di transito dell’organizzazione IOM ad Agadez, Niger. L’immagine la mostra mentre dialoga con giovani migranti.
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga visita un centro d’accoglienza e di transito dell’organizzazione IOM ad Agadez, Niger (immagine: Keystone / Anthony Anex)

Visita all’unità medica della Croce rossa francese di Agadez: la consigliera federale Simonetta Sommaruga intenta a parlare con medici e infermieri.
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Visita all’unità medica della Croce rossa francese di Agadez (Foto: Keystone / Anthony Anex)

La consigliera federale Sommaruga in visita al centro di accoglienza e di transito OIM di Agadez. Sullo sfondo: migranti e baracche.
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga in visita al centro di accoglienza e di transito OIM di Agadez (Foto: Keystone / Anthony Anex)

Visita a un centro di formazione del
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Visita a un centro di formazione del "Rural Skill Development Support Program" a Harikanassou, Niger (Foto: Keystone / Anthony Anex)

Il Niger è un Paese in via di sviluppo, al 187° posto dell'indice di sviluppo umano, caratterizzato da considerevoli movimenti migratori, detti circolari, verso i centri urbani e verso altri Paesi limitrofi come l'Algeria. Nella regione di confine di Diffa il Niger accoglie infatti più di 60 000 rifugiati provenienti dal Mali e oltre 200 000 profughi (rifugiati provenienti dalla Nigeria e profughi interni).

I giovani nigerini che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Europa sono relativamente pochi. Nel 2016 la Svizzera ha registrato solo 26 domande d'asilo presentate da persone provenienti dal Niger e quindi la cooperazione migratoria tra la Svizzera e questo Pese è poco sviluppata.

Tuttavia, in termini di migrazione di transito, il Niger riveste un ruolo molto importante, in quanto si trova lungo la rotta migratoria verso il Mediterraneo centrale e vede passare sul suo territorio l'80 per cento circa dei migranti provenienti dai Paesi dell'Africa occidentale e diretti a nord verso la Libia. Nei primi nove mesi del 2017, più di 100 000 persone sono arrivate in Italia e le morti in mare sono state quasi 2500.

L'impegno in materia migratoria della Svizzera in Niger include diverse iniziative, tra cui quella dello sviluppo di una rete di ricerca con l'obiettivo di documentare i fenomeni migratori all'interno del Paese, un sottoprogetto di concertazione chiamato "sviluppo e migrazione" e offerte di sostegno psico-sociale per i migranti vulnerabili. Un progetto dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) che promuoveva la reintegrazione di migranti nigerini di ritorno dall'Algeria si è concluso a marzo 2016, mentre è stato appena approvato un nuovo progetto in collaborazione con l'OIM Algeria per il ritorno volontario dei migranti in Niger e Mali.

Ecco qui di seguito un esempio di aiuto al ritorno volontario dalla Svizzera verso il Niger (disponibile solo in tedesco e francese).

Il Fondo di emergenza per l'Africa (EUTF), istituito a novembre 2015 in occasione del vertice di La Valletta, sostiene diversi progetti in Niger e ammonta a 2,9 miliardi di euro di cui il 40 per cento è destinato alla regione del Lago Ciad e del Sahel. La Svizzera vi partecipa con un contributo di cinque milioni di franchi. I progetti finanziati in Niger hanno due obiettivi principali: lottare contro le cause delle migrazioni e permettere di migliorare la gestione di queste ultime.

La strategia di cooperazione della Svizzera con il Niger 2016-2019 contribuisce a individuare le cause delle migrazioni e pone l'accento sui giovani per tener conto delle sfide demografiche. Si concentra su tre ambiti prioritari: (1) la sicurezza alimentare, (2) l'istruzione di base e la formazione professionale, nonché (3) la governance e la pace.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 06.10.2017