Schengen/Dublino: per la Svizzera un’associazione proficua anche sul piano economico e finanziario

Parole chiave: Schengen/Dublin

Comunicati, Il Consiglio federale, 22.02.2018

Nella sua seduta del 21 febbraio 2018, il Consiglio federale ha adottato il rapporto sulle conseguenze finanziarie ed economiche dell’associazione a Schengen/Dublino. Il documento giunge alla conclusione che il bilancio della partecipazione della Svizzera a Schengen/Dublino avrà delle ripercussioni positive tanto sul piano finanziario quanto su quello economico: il visto Schengen e l’agevolazione dei viaggi in seguito all’eliminazione dei controlli sistematici alle frontiere interne rappresentano una grande opportunità per l’economia svizzera, in particolare per le regioni di confine e il settore turistico. Grazie ai risparmi realizzati nel settore dell’asilo attraverso agli accordi Dublino, la partecipazione a Schengen/Dublino avrà un impatto positivo anche sul bilancio finanziario.

Il rapporto del Consiglio federale in adempimento del postulato 15.3896 del gruppo socialista è stato elaborato dal Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) con tutti i servizi federali coinvolti. Per determinare le conseguenze economiche di Schengen/Dublino, la società di consulenza e di ricerca Ecoplan è stata incaricata di elaborare uno studio ad hoc i cui risultati sono confluiti nel rapporto.

Conseguenze economiche dell’associazione a Schengen/Dublino

Gli effetti più concreti della partecipazione della Svizzera a Schengen/Dublino si constatano negli ambiti del controllo alle frontiere e dei visti: senza l’associazione a Schengen/Dublino, gli Stati limitrofi dovrebbero svolgere controlli doganali sistematici al nuovo confine esterno con la Svizzera e questo comporterebbe un sensibile incremento dei tempi di attesa e delle colonne ai valichi. E se venisse a cadere il visto Schengen, i viaggiatori in provenienza da Paesi con obbligo di visto dovrebbero richiedere un visto supplementare per recarsi in Svizzera e la piazza turistica, economica e scientifica svizzera ne risentirebbe notevolmente.

Lo studio Ecoplan mostra che l’uscita da Schengen/Dublino avrebbe ripercussioni negative sull’economia svizzera: entro 2030, a seconda delle varianti analizzate, un tale passo potrebbe causare una perdita di reddito tra 4,7 e 10,7 miliardi di franchi, equivalente a un calo compreso tra l’1,6 e il 3,7 per cento del prodotto interno lordo (PIL). Anche il commercio con l’estero diminuirebbe, con le esportazioni che ne risentirebbero maggiormente rispetto alle importazioni. Le regioni urbane di confine di Basilea, Ginevra e il Ticino sarebbero messe a dura prova sotto il profilo economico, così come le destinazioni turistiche in Svizzera – ad esempio la regione della Jungfrau, Zermatt o la Svizzera interna – che dipendono in gran parte dalle visite di turisti provenienti da Stati con obbligo di visto.

Conseguenze finanziarie dell’associazione a Schengen/Dublino

Il rapporto si riferisce al periodo 2012-2016 e mette a confronto i dati disponibili con i costi e i risparmi. Nell’ambito di Schengen, l’associazione della Svizzera in questo lasso di tempo ha determinato spese medie di circa 53 milioni di franchi all’anno per gli enti pubblici. Questa somma è stata impiegata principalmente per l’esercizio e lo sviluppo del sistema d’informazione negli ambiti della cooperazione di polizia (Sistema d’informazione Schengen, SIS) e dei visti (Sistema d’informazione visti, VIS) e per la partecipazione della Svizzera alla Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne (Frontex) e al Fondo europeo per le frontiere esterne (FFE; ora denominato Fondo per la sicurezza interna).

Nell’ambito dell’asilo, invece, l’accordo Dublino permette alla Svizzera di ottenere risparmi notevoli, che superano di gran lunga i costi indotti da Schengen. Questi risparmi derivano dal fatto che il nostro Paese trasferisce un numero nettamente più elevato di richiedenti l’asilo ad altri Stati Dublino di quanti ne debba accogliere da essi. L’importo economizzato ammontava mediamente a circa 270 milioni di franchi l’anno.

Complessivamente, grazie a Schengen/Dublino, la Svizzera ha risparmiato circa 220 milioni di franchi all’anno tra il 2012 e il 2016. Queste cifre non delineano però il quadro completo della situazione. Se venisse a cadere la partecipazione a Schengen/Dublino, la Svizzera dovrebbe infatti affrontare nuove spese: senza gli strumenti Schengen per la cooperazione di polizia, nell’ambito della sicurezza interna verrebbero a crearsi grandi lacune poiché la Svizzera non potrebbe più accedere alle informazioni contenute nelle banche dati SIS, VIS ed Eurodac, dispositivi irrinunciabili e insostituibili nella lotta contro la criminalità organizzata transfrontaliera. In quanto parte dello spazio di sicurezza europeo, il nostro Paese approfitta dei vantaggi dell’interconnessione tra gli Stati Schengen, dello scambio automatico di informazioni e dell’integrazione nello spazio d’indagine europeo (oltre 15 000 segnalazioni all’anno con il SIS). Per ottenere lo stesso livello di sicurezza interna senza la partecipazione a Schengen sarebbero necessarie ulteriori misure nel settore della sicurezza, con conseguente lievitazione dei costi supplementari, che potrebbero ammontare annualmente a 400-500 milioni di franchi.

Valore aggiunto grazie a Schengen/Dublino anche in altri ambiti

I vantaggi di Schengen/Dublino vanno oltre il puro ambito monetario: negli anni scorsi, il fatto che grazie a Schengen i confini tra la Svizzera e i suoi Stati limitrofi possano essere attraversati praticamente senza impedimenti ha indotto un intenso fenomeno di agglomerazione tra le aree urbane di confine. Nel nostro Paese questo fenomeno ha comportato la nascita, in aree metropolitane come quelle di Basilea o Ginevra, di vere e proprie realtà sociali ed economiche bi- e trinazionali. In caso di uscita da Schengen/Dublino, le frontiere nazionali della Svizzera tornerebbero nuovamente a fare da confine anche alla vita economica e sociale. 

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vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 22.02.2018

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