Dossier web: La consigliera federale Sommaruga per quattro giorni in visita di lavoro nello Sri Lanka

Comunicati, DFGP, 05.08.2018

La consigliera federale Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), si trova nello Sri Lanka per una visita di lavoro di quattro giorni, finalizzata a intensificare la cooperazione tra i due Paesi. Coglierà inoltre l’occasione per farsi un’idea dell’impegno svizzero in svariati ambiti, quali la riconciliazione, l’elaborazione del passato e il rafforzamento dello Stato di diritto. Sono in programma anche la firma di una dichiarazione d’intenti per un partenariato migratorio e una serie di incontri con rappresentanti governativi, dell’opposizione e della società civile.

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La consigliera federale Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), e il ministro degli affari interni dello Sri Lanka Seneviratne Bandara Nawinne firmano una dichiarazione d’intenti per l’istituzione di un partenariato in materia di migrazione.
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La consigliera federale Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), e il ministro degli affari interni dello Sri Lanka Seneviratne Bandara Nawinne firmano una dichiarazione d’intenti per l’istituzione di un partenariato in materia di migrazione. (foto: DFGP)

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Memorandum of understanding

La consigliera federale Simonetta Sommaruga con il ministro di giustizia dello Sri Lanka Thalatha Atukorale
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga con il ministro di giustizia dello Sri Lanka Thalatha Atukorale (foto: Keystone, Patrick Hürlimann)

La consigliera federale Simonetta Sommaruga è accolta dal Presidente srilankese Maithripala Sirisena
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La consigliera federale Simonetta Sommaruga è accolta dal Presidente srilankese Maithripala Sirisena (Foto: Presidential Media Division)

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Claudia Paixao, consulente Migrazione e sviluppo, Helvetas, Menique Amarasinghe, direttrice dell’ufficio per lo Sri Lanka dell’Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati, Shiranthi Jayatilaka, direttrice di Helvetas Sri Lanka, la consigliera federale Simonetta Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, Shantha Kulasekara, responsabile delle questioni relative ai rifugiati e della gestione delle frontiere dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), da sinistra a destra durante un colloquio sulla migrazione a Colombo, 5 agosto 2018. (KEYSTONE/Patrick Huerlimann)

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Grafica: Relazioni bilaterali Svizzera + Sri Lanka

Lo Sri Lanka riveste da decenni una particolare importanza per la politica migratoria estera della Svizzera. In seguito al quasi trentennale conflitto armato, numerosi profughi hanno trovato rifugio nel nostro Paese, che oggi ospita circa 51 000 Srilankesi, di cui la metà circa ha la cittadinanza elvetica. Al contempo, negli ultimi anni è nettamente calato il numero di domande d’asilo. Nell’ottobre 2016 la consigliera federale Sommaruga ha firmato con lo Sri Lanka un accordo migratorio, che costituisce la base per un’intensa cooperazione che si prevede di rinsaldare ulteriormente istituendo un partenariato migratorio. Il partenariato rientra tra gli obiettivi del gruppo di lavoro interdipartimentale per la politica migratoria estera della Svizzera; il Consiglio federale ne ha approvato la firma nel giugno 2018, incaricando la consigliera federale Sommaruga, capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), di sottoscrivere una corrispondente dichiarazione d’intenti.

La Svizzera sostiene lo Sri Lanka dal 2001. Mentre le priorità iniziali erano la politica di pace e l’aiuto umanitario, ora l’accento si è spostato sull’attuazione della politica srilankese per la gestione della migrazione per lavoro: nel quadro di un programma della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC) i lavoratori migranti ricevono informazioni, assistenza giuridica e consulenza affinché usufruiscano di prospettive a lungo termine e possano fornire un contributo importante per lo sviluppo dello Sri Lanka.

La Svizzera offre sostegno allo Sri Lanka dal 2001. Le priorità iniziali erano la politica di pace e l’aiuto umanitario per lenire gli effetti della guerra civile e dello tsunami del 26 dicembre 2004Al contempo la Svizzera si adoperava per il rispetto dei diritti umani. Quasi trent’anni di conflitto armato avevano costretto alla fuga centinaia di migliaia di persone: molti profughi hanno trovato rifugio in Svizzera, che oggi ospita circa 51 000 Srilankesi, di cui la metà circa ha acquisito la cittadinanza elvetica. (DFAE: Relazioni bilaterali Svizzera - Sri Lanka)

Dal 2010 la DSC appoggia un programma per la migrazione sicura e regolare dei lavoratori. Inquadrato in un impegno più ampio della Svizzera nell’Asia meridionale e nel Vicino Oriente, il programma rafforza i diritti dei lavoratori migranti e rende più sicura la migrazione per lavoro, offrendo loro una prospettiva di vita a lungo termine e contribuendo così allo sviluppo durevole dello Sri Lanka.

Anche la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) opera in loco, ad esempio concedendo aiuti individuali al ritornoe sostenendo, dal 2014, un progetto di preparazione professionale nella parte settentrionale e orientale del Paese. Il progetto consente ai giovani di conseguire una formazione e un perfezionamento professionale e avere così migliori prospettive sul mercato del lavoro indigeno. Il programma offre pertanto un’alternativa all’emigrazione.

Un’altra priorità della Svizzera è la riconciliazione e l’elaborazione del passato dopo il lungo conflitto armato. Il nostro Paese sostiene lo Sri Lanka nel rafforzare lo Stato di diritto e nel portare avanti la riforma costituzionale, ad esempio promuovendo la commissione indipendente per i diritti umani e le organizzazioni di familiari dei numerosi scomparsi. Inoltre, la Svizzera e lo Sri Lanka intendono intensificare l’assistenza giudiziaria in materia penale: la relativa dichiarazione d’intenti è stata firmata a Colombo alla fine del 2017. [UFG: comunicato stampa]

Oggi l’impegno svizzero nello Sri Lanka si concentra sul processo di riforma e di riconciliazione e sulla dinamizzazione delle relazioni bilaterali. La Svizzera segue un approccio intersettoriale anche nella politica migratoria estera, tenendo sistematicamente conto della migrazione, dello sviluppo e di altri aspetti. Per garantire una politica migratoria estera coerente, nel febbraio 2011 il Consiglio federale ha creato la struttura interdipartimentale per il coordinamento della cooperazione internazionale in materia di migrazione, che riunisce rappresentanti del DFGP, del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e del Dipartimento federale dell’economia, delle formazione della ricerca (DEFR). La struttura interdipartimentale allestisce un rapporto annuale sulle attività e gli obiettivi, adottato dal Consiglio federale.

Una dichiarazione d’intenti in vista di un partenariato migratorio rientra tra gli obiettivi del rapporto 2018, adottato dal Consiglio federale nell’aprile 2018 e trasmesso alle competenti commissioni parlamentari. Nel giugno 2018 il Consiglio federale ha approvato la firma della dichiarazione d’intenti. (DFAE: Politica migratoria estera della Svizzera, DSC: La Svizzera continua a impegnarsi nello Sri Lanka, DFAE: Sri Lanka - Strategia della Confederazione)

La prassi svizzera in materia di asilo e di allontanamento tiene sempre conto della situazione nei Paesi di provenienza. Per lo Sri Lanka la prassi è stata adeguata l’ultima volta nel primo semestre del 2016, dopo che la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) aveva riesaminato in loco la situazione in termini di sicurezza e diritti umani. Il riesame era stato preceduto da una moratoria delle decisioni tra l’estate del 2013 e maggio del 2014, in seguito all’arresto nello Sri Lanka di due richiedenti l’asilo srilankesi respinti dalla Svizzera. Il caso è stato esaminato a fondo, anche in loco. Nel frattempo i due uomini sono stati scarcerati. (SEM: Pronti i rapporti sull'arresto di due richiedenti l'asilo srilankesi)

Nel nord del Paese, ex teatro del conflitto, la situazione relative alla sicurezza si è nel complesso normalizzata. Progressi sostanziali sono inoltre stati fatti in termini di diritti umani, ad esempio in merito alla libertà di opinione e di associazione. Persistono comunque delle carenze.

La SEM tiene conto di queste circostanze in occasione del consueto esame individuale delle domande d’asilo; dal 2016 ritiene però ammissibile l’allontanamento verso tutte le regioni dello Sri Lanka.

Nel 2017 lo Sri Lanka occupava il sesto posto tra i principali Paesi di provenienza dei richiedenti l’asilo. La quota di riconoscimento, pari al 71 per cento nel 2014, è scesa al 58 per cento nel 2015 per attestarsi all’attuale 32 per cento. (SEM: Adeguamento della prassi d'asilo e d'allontanamento, SEM: Focus Sri Lanka 2016, statistique en matière d'asile 2017)

Numerosi incontri di alto livello testimoniano le relazioni politiche recentemente intensificate:

  • Nel marzo 2016 il consigliere federale Didier Burkhalter, recatosi nello Sri Lanka l’anno precedente, accoglie a Berna il ministro degli esteri srilankese Mangala Samaraweera.
  • Nel settembre 2015 l’allora presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga incontra il presidente srilankese Maithripala Sirisena a margine dell’Assemblea generale dell’ONU.
  • Il 22 gennaio 2016 l’allora presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann incontra il primo ministro Ranil Wickremesinghe a Davos.
  • Nell’ottobre 2016 la consigliera federale Sommaruga firma un accordo migratorio con lo Sri Lanka. L’accordo costituisce la base per rinsaldare la cooperazione migratoria tra i due Paesi.
  • La firma, nell’agosto 2018, della dichiarazione d’intenti in vista di un partenariato migratorio intensificherà la cooperazione bilaterale, in particolare per quanto riguarda i diritti umani, la preparazione professionale dei giovani e la migrazione dei lavoratori su scala regionale. (Comunicato stampa DFGP: La consigliera federale Sommaruga firma un accordo migratorio con lo Sri Lanka)

Accordi di riammissione
Disciplinano i capisaldi, le modalità, le procedure e le scadenze della cooperazione operativa tesa ad accertare l’identità e a rimpatriare i cittadini dell’altro Stato firmatario tenuti a partire.

Accordi migratori
Disciplinano la cooperazione bilaterale con i Paesi di provenienza e di transito per quanto riguarda il potenziamento delle capacità, la prevenzione della migrazione irregolare, la gestione integrata delle frontiere e l’incentivazione al ritorno. Sono pertanto più circostanziati rispetto agli accordi di riammissione puri e istituiscono il quadro giuridico per una cooperazione più intensa.

Partenariati migratori
Traducono la volontà reciproca di intensificare la cooperazione bilaterale esistente e di approfondire l’impegno in materia di migrazione oltre le possibilità offerte da un accordo migratorio. I partenariati possono estendersi a tutti gli ambiti rilevanti per la migrazione che interessano entrambi gli Stati. Ne risultano una maggiore comprensione per le opportunità e le sfide insite nella migrazione ed eventuali nuovi spunti per la cooperazione.
Le tematiche di una cooperazione intensificata sono formalizzate in una dichiarazione d’intenti, che non crea nuovi diritti e doveri giuridici, ma prevede d’incoraggiare il dialogo tra i due Paesi firmatari, di approfondire e ampliare la cooperazione in materia di migrazione e di sviluppo e di cercare soluzioni costruttive alle sfide poste dalla migrazione globale.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 05.08.2018