Confederazione e Cantoni dicono no all’iniziativa per la limitazione

Comunicati, DFGP, 11.02.2020

Il 17 maggio 2020 la popolazione svizzera voterà sull’iniziativa popolare "Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)". L’iniziativa chiede al Consiglio federale di denunciare l’accordo sulla libera circolazione (ALC) se non fosse possibile abrogarlo di comune intesa con l’UE. In tal modo l’iniziativa accetta l’abbandono dei Bilaterali I e mette in gioco il benessere del Paese. Nella conferenza stampa dell’11 febbraio 2020, la Consigliera federale Karin Keller-Sutter e il presidente della Conferenza dei Governi cantonali, il consigliere di Stato sangallese Benedikt Würth, hanno ribadito la posizione della Confederazione e dei Cantoni.

L’essenziale in breve:

  • Confederazione e Cantoni rifiutano l’iniziativa sulla limitazione. L’iniziativa mette in pericolo la collaudata via bilaterale della Svizzera con l’UE e il nostro benessere.
  • Le imprese orientate all’esportazione hanno bisogno di un accesso in ampia misura non discriminatorio ai principali mercati. 
  • Il Consiglio federale vuole limitare l’immigrazione al necessario. Pertanto sostiene e promuove con diverse misure mirate il potenziale lavorativo indigeno. 

Martedì il Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), la consigliera federale Keller-Sutter, ha dichiarato ai media che la Svizzera è riuscita a trovare una via autonoma in Europa e a concludere con l’UE trattati specialmente calibrati per le sue necessità (Bilaterali I. La Svizzera trae numerosi vantaggi dalle buone relazioni con il suo principale partner commerciale. I sette Accordi dei Bilaterali I garantiscono in settori economici importanti un accesso in ampia misura non discriminatorio delle imprese elvetiche al mercato interno dell’UE. L’economia svizzera è pertanto straordinariamente ben posizionata sul piano internazionale e la disoccupazione ha toccato il livello più basso da un ventennio.

La via bilaterale è in pericolo

La consigliera federale Keller-Sutter ha rilevato che l’accettazione dell’iniziativa sulla limitazione non significa altro che la fine della collaudata via bilaterale e comporta il rischio di una situazione di assenza di accordi. In caso di denuncia unilaterale dell’ALC, i sei altri accordi dei Bilaterali I decadono automaticamente in applicazione della clausola ghigliottina. L’iniziativa prevede un termine negoziale di 12 mesi per abrogare l’ALC di comune accordo, ma ciò non è realistico. L’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa ha mostrato che l’UE non è disposta ad abbandonare l’accordo. Infatti, l’UE considera l’ALC un presupposto fondamentale per la partecipazione al mercato interno.

Vi è inoltre il rischio che l’UE metta in questione altri accordi oltre ai Bilaterali I, come ad esempio gli accordi d’associazione alla normativa di Schengen e Dublino. Ciò avrebbe conseguenza gravose – innanzitutto per la sicurezza e l’asilo ma anche per il traffico di confine e la libertà di viaggio.

Immigrazione controllata

Il Consiglio federale auspica che l’immigrazione sia limitata allo stretto necessario. Pertanto sostiene e promuove con diverse misure mirate il potenziale di manodopera indigena. D’intesa con le parti sociali, nel maggio 2019 ha varato misure per favorire il reinserimento professionale delle persone anziane ad esempio con il job coaching o con formazioni e perfezionamenti mirati. Inoltre, il Governo ha proposto al Parlamento di concedere ai disoccupati sopra i 60 anni che hanno esaurito le indennità una rendita ponte fino alla pensione per garantire il loro sostentamento. Già oggi, l’obbligo di annunciare i posti vacanti nelle professioni in cui il tasso di disoccupazione è superiore alla media dà alle persone in cerca d’impiego la possibilità di candidarsi con un certo anticipo per i posti vacanti.

Accordi bilaterali importanti per i Cantoni

Il consigliere di Stato del Cantone di San Gallo, Benedikt Würth, nella sua funzione di presidente della Conferenza dei governi cantonali (CdC), ha chiesto anche a nome dei Cantoni di votare no il 17 maggio 2020. Prendendo ad esempio il suo Cantone d’origine, San Gallo, ha illustrato le conseguenze negative dell’abrogazione degli accordi bilaterali per l’industria: circa il 90 per cento dei beni industriali prodotti nella Rheintal sangallese sono esportati. Secondo Würth, l’accesso non discriminatorio al principale mercato dell’economia svizzera è pertanto capitale.

L’abrogazione dell’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio – parte dei Bilaterali I – renderebbe più care le merci d’esportazione. Secondo il consigliere di Stato sangallese i margini delle imprese industriali, attualmente già molto ridotti, verrebbero ulteriormente compressi e diminuirebbero gli investimenti nell’industria locale mettendo così a repentaglio i posti di lavoro. Inoltre, ha attirato l’attenzione sul fatto che già oggi nel Cantone di San Gallo la manodopera specializzata scarseggia e che l’80 per cento delle aziende industriali faticano a trovare manodopera adeguata. In particolare i Cantoni di frontiera approfittano notevolmente dell’ALC.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 11.02.2020

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