"In passato il Governo ha sperperato miliardi"

Parole chiave: Diritto societario

Interviste, DFGP, 22.12.2005. Giornale del popolo, Moreno Bernasconi

In un’intervista esclusiva al GdP, il Consigliere federale Christoph Blocher illustra i gravi pericoli che avrebbe comportato la politica espansionistica di Swisscom, «fortunatamente sventata dal Governo». Blocher respinge le critiche di mancanza di collegialità e difende il Governo di concordanza: a patto che il PS non freni ogni riforma per rilanciare l’economia del Paese e attuare le riforme improrogabili del welfare. Se così fosse... o lui o il PS fuori dal Governo.

Il Consigliere nazionale Hugo Fasel afferma che le sue dichiarazioni pubbliche sul caso Swisscom hanno fatto perdere milioni all’azienda e alla Confederazione. È vero?
Al contrario. La decisione del Consiglio federale e la nuova posizione del Governo hanno salvato miliardi. Non l’avessimo fatto e fossimo andati nella direzione che voleva Swisscom, avremmo fatto grandi investimenti in aziende che devono garantire il servizio pubblico, avremmo avuto grandi perdite come nel caso di Swissair. Abbiamo impedito che ciò accadesse. Purtroppo Swisscom ha già commesso simili errori, quando fece dei tentativi d’espansione. Le menziono solo il caso Debitel che ci ha fatto perdere più di tre miliardi in Germania. La Confederazione ha 66% di partecipazione in Swisscom: La strategia dell’espansione acquistando aziende all’estero è pericolosissima e per fortuna l’abbiamo sventata.

Lei ha parlato della posizione del Consiglio federale: io mi riferivo invece alle sue dichiarazioni personali alla stampa che hanno avuto effetti negativi pesanti sul valore delle azioni Swisscom.
È normale che in simili momenti d’incertezza il mercato reagisca con qualche fluttuazione: ma guardi che le azioni si sono riprese molto in fretta senza grandi cambiamenti rispetto alla situazione iniziale. Ciò che invece dovrebbe preoccuparci è la prospettiva a lungo termine di Swisscom: lei deve sapere che quest’anno fino alla decisione del Consiglio federale, il titolo era uno dei peggiori nel Swiss market index. Perché? A causa delle incertezze che solleva non solo l’azienda ma tutto questo settore. Bisogna quindi avere il coraggio di dire la verità: che la volontà dell’azienda di allargarsi inglobando altre aziende simili era irragionevole.

Ma la gente ha paura di fronte alla prospettiva di una privatizzazione, poiché si teme - e lo temono soprattutto le regioni periferiche - che non venga più garantito un servizio universale in un campo di evidente interesse pubblico come le telecomunicazioni.
Non c’è motivo alcuno di avere timori: il servizio pubblico deve essere garantito per legge: ogni attore in questo campo è tenuto, se vuole ottenere una concessione, a garantire il servizio universale. La domanda che bisogna porsi oggi è un’altra: dove andrà a finire tutto questo settore in futuro? Avremo bisogno ancora di conduttori come quelli odierni? In questo campo internet reciterà un ruolo sempre più forte. Per questo le aziende di telecomunicazioni vivono in una situazione d’incertezza. Proprio perché le cose stanno così, investire all’estero acquisendo aziende che vivono esattamente gli stessi problemi nostri è molto pericoloso.
Possibile che non abbiamo imparato niente dal caso Swissair? La compagnia era forte sul mercato, gli affari andavano a gonfie vele, con tanto di monopolio: per far fronte alla concorrenza si è scelta la via dell’espansione, si è deciso di investire all’estero facendo maxiacquisizioni. Con quali risultati lo sappiamo purtroppo.

Ma Signor Blocher, lei ha sempre difeso strenuamente l’indipendenza della Svizzera dall’estero e ora sembra sottovalutare il rischio che grossi attori internazionali comprino i nostri servizi di telecomunicazione. Vogliamo vendere i nostri gioielli di famiglia all’estero?
Se non fosse garantito il servizio universale sarei d’accordo con lei. Ma le assicuro che non è il caso. Se la Svizzera fosse dell’opinione che questo servizio lo dobbiamo garantire noi, non avrei nulla da obiettare. Io sono però contrario al fatto che la Svizzera garantisca questo servizio pubblico all’estero, come per esempio Swisscom voleva fare in Irlanda. In questo tipo di operazioni la Svizzera, in veste di azionista di maggioranza, non dovrebbe essere assolutamente coinvolta.

Ma perché è stato lei a parlare, Signor Blocher, e non il responsabile del dossiers in Consiglio federale, vale a dire Hans-Rudolf Merz e Moritz Leuenberger?
Spettava al Consigliere federale Merz esprimersi. Lo ha fatto subito nell’ambito di una conferenza stampa. Poi qualche giorno dopo si sono espressi anche i miei colleghi Couchepin e Leuenberger oltre che io stesso. E’ un compito dei membri del Consiglio federale spiegare al pubblico la portata delle decisioni, rappresentando la posizione dell’insieme del collegio.
Sono convinto che siamo riusciti a farlo. Oggi l’opinione pubblica ha capito che Swisscom non è il gioiello che si credeva: si sa che costituisce anche un rischio e che negli ultimi anni ha perso molti miliardi in tentativi di espansione all’estero.

Signor Blocher, le ragioni del suo interessamento per i dossier degli altri colleghi non sta altrove? Il suo dipartimento - che finanziariamente è un peso piuma rispetto a quello di altri suoi colleghi - non le sta un po’ stretto?
Non credo proprio. Io sono impegnatissimo nel mio dipartimento: mi occupo di dossiers di grande attualità come quello dell’asilo. Il mio impegno è suddiviso. Dedico il 50% del lavoro al mio dipartimento e l’altra metà ai dossiers degli altri dipartimenti. E’ mio compito partecipare, come membro del collegio, alle decisioni. Sono corresponsabile delle decisioni del Consiglio federale, importanti per il Paese.

Par di capire, però, che non le dispiacerebbe passare ad un altro dipartimento.
Certo, se se ne liberasse un altro potrei forse essere interessato. Ho sempre detto che il Dipartimento delle finanze mi sarebbe piaciuto, ma oggi è occupato. Insomma, se si presenterà l’occasione di cambiare cambierò; in caso contrario resterò dove sono.

A giudicare dal tipo di rapporti che lei ha avuto in questi due anni coi suoi colleghi, si ha la forte impressione che per lei la collegialità costituisca un ostacolo. Perché? Per quale motivo ha voluto entrare in un Governo in cui la collegialità è uno strumento portante del sistema?
Sono d’accordo: il Governo elvetico deve essere collegiale. Ma il principio riguarda il modo di procedere una volta che si è presa una decisione: da quel momento, la volontà del collegio va rispettata da tutti. Tuttavia, prima che la decisione venga presa, ritengo necessario che ci sia una discussione approfondita, che si conoscano bene i vantaggi e gli svantaggi.

E il Signor Sigg (portavoce del Governo) concorda con questo modo di procedere?
Lo deve chiedere a lui (ride....).
Guardi che essere eletti in Consiglio federale non implica smettere di pensare e riflettere con la propria testa. Dal momento però che il Consiglio federale ha preso la sua decisione, allora i singoli membri debbono adeguarsi: e così ho fatto anch’io. Certo, all’inizio del mio mandato tutti sapevano quali erano le mie opinioni su questo o quel tema, ma le assicuro che non ho combattuto le decisioni prese dal collegio.

Ma l’ex dirigente d’azienda Blocher è abituato a decidere in fretta e individualmente. Mentre il sistema elvetico non lo permette.
La democrazia ha lo svantaggio di favorire una certa mediocrità, ma è sempre meglio dei sistemi dispotici. Certo, come dirigente d’azienda è faticoso tutto ciò. Io ero abituato a decidere in fretta in prima persona: qui devo convincere anzitutto il Governo e una volta che ciò è accaduto, sono diversi gli attori che eseguiranno la decisione. Tutto è più faticoso. Ma occorre fare i conti con questa realtà.

Ma nel suo modo di comunicare pubblicamente il suo dissenso, lei non sembra per nulla collegiale. E neppure col suo compagno di partito Samuel Schmid. Perché?
Perché dice che non sono collegiale con il mio compagno di partito? È vero che non sono pappa e ciccia con lui. Ma ciò non significa mancanza di collegialità.

Lei prepara le sedute del Consiglio federale con il suo collega di partito?
No.

Ma sa che i consiglieri federali degli altri partiti lo fanno. Perché voi non lo fate?
Se ci sono punti di vista diversi si discute. E se manifesto al mio collega di partito il mio dissenso non lo faccio con lo spirito della critica ma con quello dell’aiuto reciproco.

L’UDC critica spesso e volentieri le posizioni di Samuel Schmid (non le sue). Ciò non finisce per indebolire uno dei propri Consiglieri federali e, alla fin fine, la stessa efficacia dell’UDC in Governo?
Le critiche non sono rivolte contro la persona del collega Schmid. Ci sono differenze fra le posizioni del partito e quelle del Consigliere federale Schmid ad esempio sull’esercito. Ma non mi sembra un male se un partito sostiene un punto di vista diverso da quello del Consiglio federale su singole questioni. Su molti altri temi il partito considera Samuel Schmid totalmente affidabile. Siamo due UDC in Governo e talvolta abbiamo opinioni diverse: ma questi casi sono rari e non riguardano i dossiers più importanti.

Con le sue prese di posizione fuori dal coro si ha l’impressione che lei voglia far saltare in aria valori essenziali della Svizzera confederale: ad esempio la concordanza. È così?
Non so su che cosa poggi questo rimprovero. Sistema di concordanza significa che in Governo sono rappresentate forze politiche diverse e il mio partito sostiene questo sistema in Svizzera. Il modello funziona fintanto che poggia sulla democrazia diretta: l’opposizione è il popolo. Se non avessimo tale opposizione, il modello mi sembrerebbe pericoloso. In Germania esiste ormai una Grande coalizione che fa quello che vuole: il popolo non ha nulla da dire se ad esempio il Governo decide di aumentare l’IVA, e non mi pare una buona cosa.
Certo, il nostro sistema è faticoso: implica un confronto continuo, ma alla fine le decisioni risultano migliori. A me pare che sia soprattutto il partito socialista a dissentire sulla concordanza, quando minaccia di escludere Christoph Blocher dal Governo.

Se i socialisti dovessero osteggiare in modo radicale riforme economiche che lei giudica decisive, i socialisti dovrebbero essere estromessi dal Governo a costo di far saltare il sistema di concordanza?
Mi auguro che ciò non capiti. Noi vogliamo che le maggiori forze politiche del Paese possano dire la loro in seno all’esecutivo.

Per il momento il suo spazio di manovra è ridotto e i suoi colleghi in Governo non sembrano intenzionati ad andarsene e a metterle su un piatto d’argento un altro Dipartimento. Se arrivaste ai ferri corti, se le divergenze sfociassero in crisi, lei lascerebbe il suo incarico?
Lo farei in caso di crisi: ma non siamo a questo punto. Le sembrerà sorprendente, ma a me pare che le cose funzionino bene in Consiglio federale, forse meglio di quando io non ero in Governo. Talvolta si discute in modo duro, ma grazie a queste discussioni non abbiamo fatto errori clamorosi come in passato: noi non abbiamo buttato al vento miliardi per Swiss o per creare una Fondazione solidale o un’Expo.02.

Secondo un recente sondaggio, il popolo svizzero non la eleggerebbe in Consiglio federale. Lei mantiene ciononostante l’idea che il Governo dovrebbe essere eletto dal popolo?
Certamente. L’elezione del Consiglio federale da parte del popolo sarebbe una gran buona cosa...

Ma verrebbero eletti i migliori o quelli che piacciono di più in TV?
Lei non ha torto: il rischio che siano i media ad incoronare i governanti esiste...

E le minoranze verrebbero estromesse definitivamente dal Consiglio federale...
La garanzia di una presenza stabile delle minoranze in Governo deve essere data. Almeno due dei sette membri del Consiglio federale devono essere persone della Svizzera latina.

Ripresenterà la sua candidatura per il Consiglio federale, nel 2007?
Certamente.

Il suo ritiro non è quindi per domani.
No: è agendato per il 2026! (ride)

Signor Blocher, qual è a suo avviso il compito principale che deve assolvere oggi il Consiglio federale?
Direi il risanamento delle finanze federali, che si trovano in una situazione catastrofica.

E con quali ricette?
La riduzione della pressione fiscale. E la diminuzione delle spese: in questo settore esistono grandi margini di manovra senza rinunciare a prestazioni. Io sto riducendo del 20% i costi nel mio dipartimento, ma si può fare di più.

Ma lei ritiene che oggi in Consiglio federale e in Parlamento sia possibile varare una riforma sostanziale per la riduzione delle tasse?
Lei mi ha chiesto che cosa si dovrebbe fare e io gliel’ho detto. So benissimo quali sono gli ostacoli in Governo, in Parlamento e davanti al popolo. Il secondo compito fondamentale riguarda le assicurazioni sociali e ci stiamo lavorando: il Dipartimento Couchepin ha formulato proposte precise in questo campo.

Torniamo al problema iniziale, Signor Blocher. Se lei costata che su questi grandi temi non esiste una maggioranza in Governo per una riforma sostanziale, cosa fa? Resta in Governo?
Se non riuscirò a muovere nulla, certamente me ne andrò. Ma se devo fare un bilancio dei miei due anni in Governo, sono convinto di aver fatto bene a mettermi a disposizione, poiché sono riuscito a muovere parecchio nella giusta direzione. Non tutto e non così in fretta e non in modo così radicale come avevo in animo di fare, ma stiamo andando nella giusta direzione e questo, per il momento, mi basta. L’alternativa è di stare fuori, ma ho l’impressione che oggi incido di più stando in Consiglio federale.

Il Paese non sembra sentire l’urgenza di compiere riforme più radicali. Bisognerà aspettare che le cose si mettano male per farlo?
Non vorrei che fosse così, ma purtroppo lo temo.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 22.12.2005