"Studio l’italiano perché voglio essere anche la vostra ministra"

Intervista con la gonsigliera federale Ruth Metzler-Arnold, capo del dipartimento di giustizia e polizia.

Parole chiave: Asilo

Interviste, DFGP, 24.09.2003. Attilio Tassoni (La Pagina)

Signora Metzler, in queste settimane oltre al lavoro che porta avanti nel suo dipartimento, è confrontata con le elezioni politiche. Si sente sotto pressione?
No, non mi lascio mettere sotto pressione. Io devo lavorare intensamente e per poterlo fare voglio essere concentrata e serena. Mi occupo a fondo di numerosi dossier nel campo della migrazione, dell’integrazione, della sicurezza, della giustizia; che sono i pilastri della nostra politica orientata alla stabilità e alla sicurezza della popolazione.

Quest'anno, alle elezioni politiche del 19 ottobre, molti candidati sono italo-svizzeri. A Zurigo, addirittura, è in gara una lista formata esclusivamente da doppi cittadini. Come giudica questo fenomeno?
E’ un fenomeno molto incoraggiante e rappresenta per me molteplici motivi di soddisfazione.

Quali?
Significa che una nuova generazione si sta impegnando per aprire nuove prospettive alla nostra società. Questi giovani si sentono a casa loro. La Svizzera è la loro dimora e vogliono contribuire a renderla bella, comoda, sicura e moderna. Infine, questa lista segna un successo della politica di integrazione, che mira a una convivenza pacifica utile a tutti.

Il passaporto rossocrociato ha iniziato ad esercitare un forte appeal tra la comunità italiana: oramai quasi un terzo dei 450 mila italiani residenti in Svizzera è naturalizzato. Se l'aspettava tanta richiesta?
Sì, me l’aspettavo, poiché vivere qui per tanti anni spinge i diretti interessati, prima o poi, a ottenere il passaporto svizzero, mantenendo pure la nazionalità italiana. E’ normale. La nazionalità svizzera offre loro la possibilità di vivere fino in fondo i diritti e i doveri nei confronti dello stato. E io mi auguro che i nostri nuovi connazionali esercitino pure il loro diritto di voto e di eleggibilità.

La nuova legge sugli stranieri, il cui esame è iniziato l'anno scorso, quando tornerà ad essere discussa in Parlamento?
Presto. Sarà uno dei grossi temi del nuovo Parlamento. Nel Consiglio nazionale questa legge sarà discussa forse già nel prossimo mese di dicembre, al più tardi nel marzo del 2004. Va pure accennato che la revisione della legge sulla cittadinanza potrebbe essere accolta dal Parlamento ancora nella sessione in corso. Nel 2004 ci sarà la votazione popolare.

Riuscirà a conservare i vantaggi che dovrebbero favorire la naturalizzazione dei giovani?
Ne sono certa. Il progetto di legge sulla cittadinanza sta al passo con i tempi. Io voglio convincere la popolazione dei vantaggi che comporta l’agevolazione alle naturalizzazioni. Noi abbiamo un grande interesse, affinché le giovani e i giovani cresciuti nel nostro paese, possano sentirsi svizzere e svizzeri a tutti gli effetti e che quindi possano anche assumersi le rispettive responsabilità.

In Svizzera vivono, secondo alcune stime del "Coordinamento sans-papiers", almeno 200 mila clandestini. La sua raccomandazione inviata ai Cantoni nel mese di novembre del 2001- la cosiddetta "Circolare Metzler" - allo scopo di incoraggiare la loro regolarizzazione, ha finora messo in regola meno di mille clandestini. Come mai ha dato questo scarso risultato?
Quante siano veramente le persone che vivono illegalmente in Svizzera non si sa. Non è possibile stabilire dati sicuri. Le nostre disposizioni ci permettono di agire, affinché i casi personali di rigore possano essere regolati con un permesso di soggiorno, dopo attento esame e a condizione che la rispettiva persona sia ben integrata.

A Zurigo il 13 settembre i "sans papiers" hanno organizzato una manifestazione per rivendicare una regolarizzazione collettiva, poiché quasi tutti esercitano un'attività lavorativa. Pensa che potrà essere una soluzione?
No. Un’amnistia generale per tutte le persone che vivono illegalmente in Svizzera sarebbe un falso e pericoloso segnale; non risolverebbe il problema, lo aggraverebbe.

Come può essere definita la situazione sul fronte dell’asilo ?
Il numero complessivo dei richiedenti l’asilo in Svizzera scende e si trova a un livello che non era così basso già da alcuni anni. In termini percentuali nel periodo da gennaio ad agosto si è registrato un calo del 17% del numero delle domande rispetto all’anno scorso.

In futuro dovranno lavorare come nel Canton Zurigo i richiedenti l’asilo ?
Spetta ai cantoni la competenza su come concedere permessi di lavoro o su come organizzare programmi occupazionali. Non si può tuttavia parlare di costrizione al lavoro, poiché questo non sarebbe conforme al diritto internazionale. Non vogliamo inoltre che la possibilità illimitata di lavorare renda attrattiva la procedura d’asilo. Per questo motivo durante i primi tre mesi vige il divieto di lavorare.

Signora Metzler, dall'entrata in vigore degli Accordi Bilaterali (giugno 2002), quanti cittadini dell'Unione europea sono venuti in Svizzera a lavorare per la prima volta?
Nel primo anno si è attinto all’intero contingente di 15'000 permessi per persone con soggiorno di lunga durata.

Quindi non ha stravolto il mercato del lavoro: qual è la tendenza per il futuro?
Esattamente, non c’è stato nessuno stravolgimento. I timori di un afflusso eccessivo di manodopera estera, di una forte pressione sui salari o di una feroce concorrenza nell’ambito della prestazione di servizi a ridosso della frontiera si sono rivelati infondati. Questo è pure merito delle autorità cantonali che hanno continuato ad applicare le misure di controllo del mercato del lavoro; misure che rimarranno in vigore fino al 31 maggio 2004. Per il futuro, le misure previste permetteranno di garantire a lungo termine uno sviluppo equilibrato del mercato del lavoro svizzero ed una maggiore competitività internazionale delle nostre imprese.

Da quando è stato ratificato il patto di Schengen, i Consolati italiani si sono intasati di richieste di transito in Italia da parte dei cittadini extra comunitari, soprattutto ex-jugloslavi. Se la Svizzera aderisse, non avremmo più le file davanti ai nostri consolati e la situazione si normalizzerebbe. Quali sono gli ostacoli che hanno impedito l'ingresso della Svizzera al patto di Schengen?
L’ostacolo maggiore è dovuto al fatto che la Svizzera non fa parte dell’Unione europea. Tuttavia, per difendere i nostri interessi nella lotta contro la criminalità, la Svizzera ha bisogno di far parte dello spazio di Schengen. I negoziati con l’UE sono in una fase avanzata. L’unico punto in sospeso riguarda l’assistenza giudiziaria in materia fiscale. La Svizzera mira ad una soluzione che sia coerente con l’esito delle trattative sul dossier della fiscalità, in particolare in relazione al mantenimento del segreto bancario. Tale domanda si pone pure nell’ambito dei negoziati sulla frode.

Quando lei ha assunto il Dipartimento di Giustizia e Polizia, ha rimesso in piedi la Commissione federale degli stranieri. Con l'attuale presidente Francis Matthey, come sono i rapporti?
I rapporti sono ottimi. Con Francis Matthey la collaborazione è molto buona, così come era stata in precedenza con la presidente Rosmarie Simmen.

Dopo aver ottenuto per il 2003 12,5 milioni di franchi, la Commissione federale degli stranieri chiede per il prossimo anno un aumento del finanziamento. Sarà accolta la richiesta?
L’integrazione mi sta veramente a cuore, quindi m’impegno affinché il Parlamento conceda i mezzi necessari. Tuttavia, a causa dei forti risparmi non vanno mai esclusi dei tagli.

Un'ultima domanda. L'ex-giudice italiano, Antonio Di Pietro, in una conferenza a Zurigo, ha affermato che la Svizzera partecipa attivamente all'azione internazionale delle autorità inquirenti contro la criminalità finanziaria e non può più essere accusata di ritardare le indagini. Sono cambiate le normative legislative oppure il modo di lavorare delle autorità giudiziarie elvetiche?
La Svizzera è all’avanguardia nella lotta contro la criminalità finanziaria. Dispone di leggi molto severe e incisive. Le modifiche della Legge federale sull'assistenza penale internazionale, adottate nel 1997, hanno snellito le procedure riducendo le vie di ricorso. Ciò spiega senz'altro la celerità, con la quale le autorità Svizzere possono ora dare seguito a richieste di assistenza estere.

La Svizzera ha inoltre concluso vari accordi bilaterali complementari alle convenzioni del Consiglio d'Europa che contemplano nuove forme di cooperazione. In tal senso va citato l'accordo complementare concluso tra l'Italia e la Svizzera, entrato in vigore il 1° giugno 2003. Detto accordo prevede segnatamente l'audizione tramite videoconferenze, le indagini comuni e il contatto diretto tra autorità inquirenti.

Quest'intervista è stata facilitata dalla sua conoscenza della lingua italiana. Ho scoperto che la sta ancora studiando: a cosa è dovuto il suo interessamento alla nostra lingua?
A numerosi motivi. Innanzitutto la simpatia che ho nei confronti della cultura italiana; non è infatti un caso che trascorra parte delle mie vacanze in Italia. Poi, credo sia un dovere di chi siede nel Consiglio federale imparare le lingue del paese. In Svizzera più di un milione di persone parlano correntemente l’italiano, e io voglio essere anche la loro Consigliera federale.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 24.09.2003