Apprezzamento Tavola rotonda

Discorsi, DFGP, 17.05.2018. Consigliera federale Simonetta Sommaruga.

Cari presenti,

mi ricordo ancora molto bene il momento in cui ho incontrato la prima volta molti di voi.

È stato cinque anni fa, in occasione dell’evento commemorativo svoltosi al "Kulturcasino" di Berna, dove, a nome del Consiglio federale, ho chiesto scusa alle vittime di misure coercitive a scopo assistenziale per i gravi torti inflitti loro dalle autorità.

Per me è stato chiaro sin dall’inizio che non basta scusarsi.

Volevo che le persone oggetto di misure e le vittime prendessero la parola e che fossero ascoltate; che potessero rompere il silenzio di decenni.

E che la politica e le autorità si occupassero di questo capitolo buio della storia svizzera che per troppo tempo ci siamo rifiutati di affrontare.

E così è nata l’idea della Tavola rotonda.

Due mesi dopo l’evento commemorativo ci siamo perciò riuniti per la prima volta qui al Kursaal, alla Tavola rotonda: le vittime, le persone oggetto di misure e i rappresentanti delle autorità, delle associazioni e della scienza.

Regnavano molta amarezza, rabbia e rancore. E come sarebbe potuto essere diversamente? Per la prima volta le vittime e i loro rappresentanti erano riuniti a un tavolo con le autorità.

E per la prima volta le autorità non hanno parlato delle persone oggetto di misure, bensì con loro.

All’epoca mi è stato chiesto cosa mi aspettassi dalla Tavola rotonda.

La mia risposta è stata semplice: speravo in proposte comuni di soluzione. In proposte sostenute dall’intera Tavola rotonda.

La Tavola rotonda ha ottenuto molto

Se oggi volgo lo sguardo all’indietro constato che ci siamo riusciti, e il merito va soprattutto a voi che avete partecipato alla Tavola rotonda. E questo è tutt’altro che ovvio.

Nove mesi dopo l’istituzione della Tavola rotonda è stato creato il fondo di aiuto immediato. E dopo appena un anno la Tavola rotonda ha adottato il suo rapporto e le misure da proporre al mondo politico e alla società.

È stata depositata un’iniziativa popolare, il Consiglio federale ha adottato un controprogetto indiretto – per accelerare il processo – e il dibattito parlamentare si è svolto in tempi record.

Dall’inizio di quest’anno le prime vittime ottengono un contributo di solidarietà. L’analisi scientifica è in corso e gli atti sono conservati in modo sicuro.

Tutto questo, stimati partecipanti alla Tavola rotonda, è merito vostro. Avete avuto ragione a insistere affinché nella legge si dica chiaramente che le vittime hanno subito un’ingiustizia "che ha condizionato tutta la loro vita".

Oggi la Tavola rotonda si riunisce per l’ultima volta.

Ma il capitolo delle misure coercitive a scopo assistenziale non è chiuso. Non per me, non per la società e soprattutto non per le persone che le hanno subite.

Il passato, infatti, è sempre presente. Nessuno può cancellarlo, né con il denaro né porgendo le scuse né con l’analisi storica.

Eppure il processo avviato dalla nostra Tavola rotonda è d’importanza fondamentale. Infatti, negli ultimi anni è diventato palese quanto le vittime abbiano sofferto - per tutta la vita - delle misure patite, come siano state tradite dalle autorità. E come la maggior parte della gente abbia chiuso gli occhi.

Le persone che hanno subito le misure lo sanno da sempre. Ora lo sa anche la popolazione. E il Parlamento e il Consiglio federale hanno ufficialmente ammesso gli errori e le omissioni delle generazioni precedenti.

Se oggi mi chiedessero cosa significa il lavoro della Tavola rotonda per il futuro risponderei: "Non vogliamo dimenticare e vogliamo trarne gli insegnamenti necessari".

Ringraziamento

Sono molte le persone che negli ultimi cinque anni hanno contribuito al successo della Tavola rotonda.

Innanzitutto i due delegati della Tavola rotonda: l’ex consigliere agli Stati Hans-Ruedi Stadler, che ha condotto gli importanti lavori preliminari della Tavola rotonda, e Luzius Mader, che, grazie alla sua tenacia e alla sua umanità, ha condotto sapientemente la Tavola rotonda attraverso tutti gli alti e i bassi. Ultimamente una persona oggetto di misure mi ha scritto: "Se il signor Mader esistesse, bisognerebbe inventarlo".

Ringrazio anche l’ex consigliere di Stato Peter Gomm che, in veste di presidente della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali, ha provveduto, insieme ai suoi colleghi, affinché i Cantoni sostenessero nel migliore dei modi il lavoro di rielaborazione. Questo lavoro è stato svolto soprattutto nell’ombra. A maggior ragione tengo quindi a ricordare che i servizi di contatto cantonali hanno svolto un ruolo fondamentale e sono un fulgido esempio di collaborazione proficua tra la Confederazione e i Cantoni.

Ma ringrazio soprattutto le vittime e le persone oggetto di misure per aver stretto la mano che ho loro teso. Siete voi che avete reso possibile la Tavola rotonda. So che per molti è stato tutt’altro che semplice parteciparvi. Avete più volte combattuto con voi stessi, dubitato se restare. Siete stati confrontati con la vostra storia, ma anche con quella di molte altre vittime e persone oggetto di misure.

Per dialogare con i rappresentanti di coloro che vi hanno inflitto tante ingiustizie, o che non hanno fatto niente per impedirle, avete avuto bisogno di tanta energia e dovuto compiere uno sforzo incredibile. Ma ne è valsa la pena; per voi stessi, spero, ma certamente per tutte le persone oggetto di misure e anche per la nostra società.

Desidero ringraziarvi di tutto cuore, stimati partecipanti alla Tavola rotonda. La nostra società ha bisogno del vostro lavoro per non dimenticare mai di porre la dignità umana al centro del nostro agire.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 17.05.2018