Sicurezza e posti di lavoro

Discorsi, DFGP, 29.03.2019. Consigliera federale Karin Keller-Sutter. Vale il testo parlato.

Discorso della consigliera federale Karin Keller-Sutter in occasione dell’incontro con i media "Tre mesi in carica". Romanshorn, 29 marzo 2019.


Grüezi, Bonjour, Buongiorno,

sono lieta di accogliervi in Svizzera orientale, qui al porto di Romanshorn sulla "MS Säntis". Apprezzo che abbiate affrontato il viaggio per raggiungere il cuore della Svizzera.

Sì, Romanshorn è uno dei tanti cuori della Svizzera. La molteplicità delle regioni, dei Cantoni e delle lingue è il punto di forza del nostro Paese. La sua struttura federalista permette di prendere le decisioni al livello appropriato; decisioni capaci di trovare una maggioranza e condivise perché rispondono alle esigenze effettive della gente del posto. A Berna ogni tanto lo si dimentica, per questo motivo mi premeva invitarvi qui.

Ci troviamo a un po’ più di due ore da Berna, al confine con la Germania. Qui accanto approdano e partono i traghetti per Friedrichshafen. Questo collegamento dall’interno della Svizzera, passando per Romanshorn, verso la Germania e viceversa è stato istituito agli inizi del nostro Stato federale. I traghetti – che all’epoca trasportavano i vagoni ferroviari – tra un mese festeggeranno 150 anni di attività. Il collegamento e il porto li dobbiamo a un zurighese: il capitano d’industria Alfred Escher. Lui ne è stato la forza trainante, anche se ovviamente non da solo.

Che questo collegamento sia a tutt’oggi in funzione è merito di persone residenti in questa regione che si sono impegnate per le proprie esigenze, i propri interessi e la propria situazione; recentemente, ad esempio, per il mantenimento dell’ufficio doganale. Hanno potuto convincere altre persone trovando così la maggioranza necessaria. Concordanza e federalismo – è questo che si percepisce a Romanshorn. Ed è mia intenzione coltivare questo spirito in qualità di Consigliera federale e trasporlo nell’Esecutivo.

Le mie priorità

Se guardate fuori, vedete l’infrastruttura del traffico di confine, del trasporto di merci e persone dalla e verso la Svizzera. Il nostro Paese ha bisogno di questo scambio, ne dipendono quasi 80 000 posti di lavoro solo nei tre Cantoni che si affacciano sul lago di Costanza. Allo stesso tempo, la frontiera pone il problema del controllo e quindi della sicurezza.

Sono questi i due temi che pongo al centro del mio lavoro di Consigliera federale e di Capo del DFGP: sicurezza e posti di lavoro.

Sicurezza

In quanto capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, per me la sicurezza della Svizzera e la protezione della popolazione sono assolutamente prioritarie. Senza sicurezza non c’è libertà. E senza sicurezza non c’è benessere.

In linea di massima il livello di sicurezza in Svizzera è alto, come riporta la statistica criminale di polizia pubblicata all’inizio di questa settimana. Ciononostante si pongono sempre nuove questioni in materia di sicurezza. È soprattutto la costante dello jihadismo che negli ultimi anni ha scosso l’Europa. E le questioni che si presentano riguardano la prevenzione, la sorveglianza e il perseguimento penale. È chiaro a tutti: non ci sono risposte semplici e spesso si è costretti a scegliere tra due mali. Ma non bisogna mai perdere di vista la sicurezza della popolazione svizzera.

A marzo il Consiglio federale ha definito gli obiettivi e le strategie in merito alle persone recatesi all’estero per motivi terroristici. In tale contesto la Svizzera si attiene ovviamente al diritto in vigore – sia quello nazionale che quello internazionale.

È inoltre in corso di attuazione il progetto riguardante una serie di strumenti di polizia a carattere preventivo per contrastare il pericolo terroristico.

È stata avviata anche la revoca della cittadinanza alle persone con doppia cittadinanza. Concretamente, una procedura è in corso e un’altra in esame. Questa misura non è soltanto di carattere repressivo, ma ha anche un effetto preventivo.

È anche giunto il momento di sottoporre a revisione la legge sui profili del DNA, che ormai ha quasi 20 anni. Si tratta di adeguare le basi legali al progresso scientifico, affinché la polizia possa svolgere le indagini in modo più mirato ed efficiente.

E, infine, per garantire la sicurezza è necessario cooperare con i nostri partner europei, sia nel settore della polizia – si veda Schengen – sia in quello dell’asilo. Il sistema di Schengen e Dublino è irrinunciabile e questo è già di per sé un motivo sufficiente per votare Sì alla legge sulle armi, sulla quale siamo chiamati a esprimerci nella votazione del 19 maggio. Si tratta di un Sì per una maggiore sicurezza.

Ma la cooperazione con l’Europa non deve avvenire a ogni costo. Non accetterei mai che vengano messe in questione le nostre tradizioni. Il Consiglio federale valuterà i vantaggi e gli svantaggi di ciascun sviluppo dell’acquis di Schengen, sempre con lo stesso obiettivo: maggiore sicurezza per la popolazione della Svizzera.

Per una politica d’asilo credibile e nell’interesse della nostra sicurezza è necessario che i richiedenti respinti lascino la Svizzera. Per me riveste pertanto la massima priorità l’esecuzione coerente, in collaborazione coi Cantoni, dei rimpatri di questi richiedenti.

  • Concretamente sussiste, ad esempio, da gennaio una base legale per la collaborazione in materia di riammissione con l’Etiopia. Ciò è importante poiché per anni il rimpatrio verso l’Etiopia era bloccato.
  • Anche il rinvio coatto verso l’Afghanistan è stato bloccato per due anni. Grazie a intense negoziazioni, ora possiamo di nuovo eseguire rimpatri verso questo Paese.
  • E tra qualche giorno speriamo di poter concludere un accordo di collaborazione in materia di riammissione anche con il Bangladesh; infatti abbiamo appena portato a termine i negoziati.
  • E ci stiamo impegnando per fare progressi anche con altri Paesi, in particolare africani. Ma non dipende soltanto dalla nostra volontà, bensì anche dalla disponibilità della controparte a collaborare, poiché non possiamo agire unilateralmente. Inoltre, nei rimpatri rispettiamo il principio di non respingimento. Ciò che possiamo fare, e lo stiamo valutando, è eseguire rinvii in Paesi che per via diplomatica ci garantiscono un trattamento conforme al diritto internazionale. Come detto, lo stiamo valutando e oggi non sappiamo se riusciremo nell’intento. Una maggiore efficienza nell’esecuzione riveste in ogni caso un’elevata priorità.

Per chi rimane in Svizzera perché ha bisogno di protezione, intendo migliorare l’integrazione nel mercato del lavoro. E così sono giunta al secondo tema che pongo al centro della mia attività: i posti di lavoro.

Posti di lavoro

Il tasso di occupazione delle persone che rientrano nel settore dell’asilo è al momento nettamente troppo basso, la quota di chi riscuote l’aiuto sociale troppo alta. Si tratta di una situazione che va migliorata, anche per sgravare i Comuni.

L’Agenda Integrazione con i Cantoni rientra in questo ambito. Ma non sono in contatto soltanto con i Cantoni, bensì in particolare anche con l’economia. Il modello d’integrazione deve infatti corrispondere alle esigenze dell’economia.

Lasciatemi fare un esempio concreto: dall’estate scorsa la SEM ha avviato il programma pilota per il cosiddetto "pretirocinio d’integrazione" di un anno. Si tratta di un programma quadriennale che prevede 3600 posti. Nel primo anno sono stati trovati, come previsto, 700 posti di pretirocinio. Questa è una buona notizia, ma c’è ancora potenziale di miglioramento. Per la formazione di giovani rifugiati abbiamo bisogno nei prossimi anni di un numero maggiore di aziende disposte a partecipare.

Il pretirocinio d’integrazione prepara al tirocinio professionale ordinario. Deve pertanto preparare a quest’ultimo e non fargli concorrenza.

Il pretirocinio d’integrazione persegue due obiettivi: migliorare l’integrazione sociale e professionale dei rifugiati, ma anche, in particolare, sgravare i Comuni per quanto riguarda le spese dell’aiuto sociale.

È importante che i modelli d’integrazione nel mercato del lavoro si orientino alla prassi e al mercato. Sono fiduciosa che, insieme all’economia, progrediremo nella giusta direzione.

Il pretirocinio è tuttavia soltanto uno degli strumenti con cui il DFGP può influenzare la situazione del mercato del lavoro.
Accenno brevemente a due progetti imminenti:

  • la riduzione degli emolumenti per i brevetti svizzeri, con cui s’intende favorire l’innovazione;
  • la seconda parte della revisione del diritto successorio, importante per i nostri posti di lavoro. Quest’anno il DFGP sottoporrà una proposta al Consiglio federale sulle tappe successive alla procedura di consultazione. L’obiettivo è agevolare la successione d’impresa. Si tratta di un obiettivo importante per la Svizzera, un Paese di PMI con molte aziende familiari. In questo modo intendiamo favorire la stabilità delle imprese e garantire i posti di lavoro.

Il progetto più importante del mio dipartimento nell’ambito del tema "posti di lavoro" è tuttavia il messaggio sull’"Iniziativa per la limitazione" proposta dall’UDC. Questo dossier ha la massima priorità.

L’accettazione dell’iniziativa equivarrebbe a una Brexit della Svizzera.

La denuncia della libera circolazione delle persone con l’UE metterebbe a repentaglio la via bilaterale nella sua integralità.

Quest’ultima significa benessere e posti di lavoro, 78 000 solo nei Cantoni di Turgovia, San Gallo e Sciaffusa e 860 000 in tutta la Svizzera.

Nel 2017 i tre Cantoni del lago di Costanza hanno esportato nell’UE merci e servizi per 12,5 miliardi di franchi all’anno; la Svizzera intera per 156 miliardi.

La votazione sull’"Iniziativa per la limitazione" è decisiva per la via bilaterale. È in gioco il nostro benessere!

Per evitare una Brexit svizzera è assolutamente necessario rinnovare l’alleanza delle forze favorevoli alla via bilaterale. E senza l’accordo delle parti sociali ciò non sarà possibile.

Se desideriamo raggiungere questo accordo è necessario l’equilibrio tra apertura e accesso al mercato, da una parte, e il nostro interesse alla sicurezza sociale e alla protezione dei salari, dall’altra.

L’ho accennato all’inizio del mio discorso: per fare buona politica bisogna avere i piedi per terra. E questo è possibile soltanto mantenendo il contatto e il dialogo con i Cantoni e i Comuni, con i datori di lavoro e i lavoratori, con i cittadini e anche con il Parlamento.

L’attenzione alla vita reale della gente resterà il leitmotiv della mia attività politica in seno al Consiglio federale e al vertice del Dipartimento federale di giustizia e polizia. Il mio è un dipartimento che va ben al di là del settore dell’asilo, al quale viene di frequente ridotto. Comprende tutti gli ambiti della vita, spesso in modo diretto. Ed è centrale per la sicurezza, in senso stretto e in senso lato.

Concludo spendendo due parole sulle nostre istituzioni: il meccanismo raffinato delle nostre istituzione è unico nel suo genere.
Dobbiamo avere cura di queste istituzioni e io lo farò. La capacità di far convergere opinioni diverse in un organo e di trovare soluzioni comuni nell’interesse del Paese è la forza più grande della Svizzera.

Ma nei prossimi anni m’impegnerò anche affinché ogni persona, non importa se uomo o donna, abbia le stesse opportunità e affinché il potere sia esercitato al servizio della gente e non al servizio di un’ideologia.

Come vedete, signore e signori, ci sono temi a sufficienza di cui discutere insieme quest’anno.

Quindi cominciamo: a voi la parola.

Link

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 29.03.2019