"Non c'è libertà senza mobilità"

Discorsi, DFGP, 03.11.2005. Vale il testo parlato

Zurigo, 03.11.2005. In occasione dell'inaugurazione della «Auto Zürich», il consigliere federale Christoph Blocher ha ricordato il tributo pagato dagli automobilisti sotto forma di tasse sul carburante, di vignette autostradali, di TTPCP e di imposte sulla circolazione. Si è pertanto detto contrario al «road pricing» e all'abbassamento dei limiti di tolleranza in caso di eccesso di velocità, evidenziando che il conto ferroviario presenta un deficit di 7598 milioni di franchi, mentre il traffico privato fa confluire nelle casse statali 800 milioni di franchi. Ha infine lodato l'automobile perché sinonimo di mobilità individuale, efficiente e conveniente.

Quanta tolleranza per i «margini di tolleranza»?

Stanotte, quando si spegneranno le luci della città, Zurigo avrà distribuito 1600 multe disciplinari.

1600 multe in ventiquattro ore equivalgono a 600 000 franchi, che la città di Zurigo sottrae ai cittadini giorno dopo giorno! Basterebbero per comprare una bella macchina; o magari due.

1600 multe al giorno fanno 50 000 multe al mese e 220 000 multe l'anno – nella sola città di Zurigo. Il consiglio comunale mette a preventivo 79,5 milioni di franchi derivanti da multe disciplinari ogni anno.

Considerata la non irrilevante creatività dimostrata dai politici quando si tratta di potenziare le entrate, non abbiamo a meravigliarci del tentativo di spremere il cittadino anche in questo ambito. Allo scopo si intende sfruttare una nuova tecnologia, il misuratore laser, che di per sé è un'ottima invenzione: tanto per fare un esempio, l'industria metallurgica trae grande profitto dalla sua elevatissima precisione di taglio, e i chirurgi se ne servono per effettuare complicati interventi agli occhi. Adesso anche la direzione della polizia di Zurigo ha scoperto la tecnologia laser. Ha forse a cuore l'interesse del cittadino? Macché, l'uso che intende farne va tutto a vantaggio delle casse statali: i nuovi dispositivi misurano meglio, quindi permetteranno di multare meglio. In questo contesto, «meglio» significa «di più»; infatti, la nuova tecnologia permette di abbassare i limiti di tolleranza da cinque a tre chilometri orari. Fremente di anticipazione, il consiglio comunale ha già aumentato di tre milioni di franchi il gettito da multe preventivato, portandolo a quota 82,5 milioni.

In futuro, quindi, chi si farà beccare a una velocità di 53 chilometri orari nei centri abitati si vedrà recapitare una multa. Il «margine di tolleranza» si è ridotto a miseri tre chilometri orari, che riflettono un atteggiamento a dir poco deleterio: nel dubbio sembra prevalere l'interesse dello Stato. Io invece penso che nel dubbio vada favorito il cittadino – e uno Stato liberale dovrebbe condividere questo mio punto di vista.

Per giustificare il nuovo margine di tolleranza, si adduce – come sempre – la sicurezza. Eppure mi chiedo se qualcuno il cui contachilometri segna 54 km/h sia già un pericoloso pirata della strada. La sicurezza non mi pare altro che un falso argomento di stampo moralista, teso a distogliere l'attenzione dalle malcelate cupidigie tributarie. In fondo siamo tutti d'accordo: nessuno vuole che aumentino gli incidenti, ma dubito che abbassare il limite di tolleranza giovi effettivamente alla sicurezza. Tutti sanno quanto sia facile superare di qualche chilometro il limite di velocità, soprattutto per chi non resta con lo sguardo incollato al contachilometri, ma tiene d'occhio il traffico. In fin dei conti, vorremmo leggi adatte alla nostra vita quotidiana. Certo, taluni utenti della strada hanno fretta, mettendo così in pericolo gli altri. In questi casi la sicurezza deve porre dei limiti, certo. Questo importante obiettivo non va però addotto contro il cittadino a ogni piè sospinto, al mero scopo di invalidare qualsiasi critica e di nascondere l'intenzione di rimpinguare le casse statali.

Non c'è libertà senza mobilità

Chi è libero vuole muoversi liberamente. La libertà non vale nulla senza la mobilità. Chi è rinchiuso in una cella non troverà certo conforto nel fatto di poter girare liberamente in quei pochi metri quadri.

Le libertà vanno sempre conquistate, non solo la libertà di movimento, ma anche le altre libertà che la Costituzione ci garantisce o che, perlomeno, dovrebbe garantirci. Penso ad esempio alla libertà d'opinione, oppure alla libertà della scienza, cui dobbiamo numerose conquiste, alcune delle quali troviamo esposte in questa fiera.

L'automobile è un vero miracolo della tecnica. Prendiamo ad esempio la sicurezza: airbag, ABS, una carrozzeria sempre più solida – sono questi i grandi progressi realizzati grazie alla libertà di ricercare e sviluppare la sicurezza.
Che ne è però della libertà di movimento dei cittadini?

In Svizzera possiamo muoverci piuttosto liberamente. Ribatterete che la libertà ha sempre dei limiti. È vero, oggi non occorre certo sottolinearlo. Viviamo infatti in un'epoca piuttosto avversa alla libertà. Ogni legge, ogni ordinanza, ogni disposizione recide la nostra libertà; ogni nuovo articolo di legge si presta alla trasgressione. Non è difficile criminalizzare determinate fasce della popolazione: basta un nuovo divieto. Se decidessimo di vietare le cravatte ai signori, in questa sala troveremmo riunita un bella accozzaglia di malfattori. Basterebbe una piccola modifica di legge.

Chi riduce il margine di tolleranza da cinque a tre chilometri orari, in un botto e senza grandi complimenti crea decine di migliaia di nuovi trasgressori, senza che nessuno abbia in qualche modo mutato il proprio comportamento.

È quanto accaduto in seguito alla riduzione del tasso di alcolemia dallo 0,8 allo 0,5: nel 2004 sono state ritirate 63 400 patenti, pari a un incremento del cinque percento rispetto alle 60 000 dell'anno precedente. Vorrei che la nostra economia registrasse tassi di crescita del genere.

Quanto sono ancora liberi gli Svizzeri? Quanto è mobile il nostro Paese? Quali sono gli intralci che lo Stato, attuando la sua politica del traffico, crea alla libertà di movimento dei cittadini?

L'ultima trovata si chiama «road pricing». Cosa si nasconde dietro questa elegante espressione? Taluni politici – anche borghesi – intendono prelevare una tassa supplementare da chi si appresta a entrare nei centri urbani. Tanto per smitizzare il concetto di «road pricing», azzarderò una traduzione, e il termine che mi viene in mente è «stratatico». Il «road pricing», questo concetto dalle moderne parvenze, altro quindi non è che una ricaduta nel bieco medioevo. Non sono lontani i tempi in cui l'abolizione di pedaggi di questo tipo era considerato un atto di affrancamento. Mi preme ricordare – e non soltanto in veste di ministro di giustizia – che addirittura la nostra Costituzione proclama esente da tasse l'utilizzazione delle strade pubbliche (art. 82). La libertà di movimento dovrebbe essere un diritto di ogni cittadino – e non diventare il privilegio di coloro che possono, letteralmente, permettersela.

La vacca più produttiva della stalla

Considerati i disperati tentativi di mungere di più il traffico privato, verrebbe da credere che gli automobilisti costano troppo allo Stato. Le cifre dicono il contrario: la vacca più produttiva nella stalla federale svizzera non è a quattro zampe, ma a quattro ruote. Tassa sul carburante, vignetta autostradale, TTPCP, imposte di circolazione: i camion e le automobili pagano imposte, pedaggi e tasse che superano del dieci per cento (CHF 7,6 mia.) il costo annuale complessivo dell'infrastruttura utilizzata (CHF 6,8 mia.). In altre parole, il traffico privato fa confluire circa 800 milioni di franchi nelle casse statali. Le regole della creanza imporrebbero quindi di non trattare la vacca più produttiva come fosse il peggiore dei nemici.

Che ne è delle altre vacche? Quelle sacre ad esempio? Le FFS magari? Il conto ferroviario svizzero si presenta in tinte molto più fosche di quello stradale: le 41 imprese ferroviarie considerate riescono ad autofinanziarsi soltanto nella misura 41,7 per cento, producendo ogni anno un deficit pari a 7598 milioni di franchi. Senza contare che ogni ampliamento dell'infrastruttura (ferrovia 2000, NTFA, allacciamenti alle reti internazionali) comporta un massiccio peggioramento del conto ferroviario. Tale bilancio è così pessimo perché, tra l'altro, sono troppo pochi quelli che intendono seriamente avvalersi dei servizi offerti. Libero di scegliere, il cittadino preferisce di gran lunga l'automobile ai mezzi pubblici

Evidentemente, sono di più coloro che alle urne chiedono il trasferimento del traffico sui binari di quanti non siano poi effettivamente inclini a spostarsi in tram o in treno. A trarne sollievo non è tanto la rete viaria quanto la cattiva coscienza. Si vota a favore dei trasporti pubblici – ed è li che si ferma il proprio apporto; proprio come chi acquista una tessera per la palestra, illudendosi che il mero acquisto basti a farlo restare in forma.

Libertà e divertimento

Siete in prevalenza operatori del settore automobilistico, giunti qui per l'inaugurazione: importatori, garagisti, rappresentanti di associazioni, espositori. Non è certo a Voi che devo illustrare l'importanza dell'industria automobilistica per la nostra economia, ma viste tutte le «libertà» che Vi vengono sbattute in faccia, un plauso espresso da un consigliere federale non guasta. Possiamo senz'altro considerare l'automobile un sinonimo di mobilità individuale, efficiente e conveniente. La Vostra fiera evidenzia che la macchina può essere più di un semplice mezzo di locomozione; può essere un piacere estetico, un divertimento. L'acquirente deve avere la libertà di comperare una vettura che non sia soltanto funzionale, ma magari anche particolarmente bella o stravagante. Il successo della Vostra fiera conferma quanto sia reale tale esigenza.

Nella mia qualità di rappresentante dello Stato, io Vi dico: se allo Stato non competerebbe soltanto la politica del traffico, ma pure la produzione di automobili, potremmo risparmiarci esposizioni come questa. Gli ultimi trabiccoli di produzione statale ci giungevano dalla RDT: brutti, bigi e maleodoranti, e per giunta con tempi d'attesa di vari anni...

Potete quindi mettere in mostra i Vostri manufatti con una buona dose di fierezza.

Vi auguro un'esposizione ricca di successo e un buon rientro – ove per «buono» intendo «senza multe», specie se Vi tocca traversare la città di Zurigo.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 03.11.2005