Perché l’economia svizzera ha successo?

Discorso del consigliere federale Christoph Blocher in occasione dell’Assemblea Generale ordinaria della Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato del Cantone Ticino

Discorsi, DFGP, 20.10.2006. Fanno fede sia la versione scritta sia quella parlata; l’oratore si riserva il diritto di apportare consistenti modifiche al testo scritto.

Lugano. "La libertà di commercio presuppone libertà d’azione politica". Ecco il motto che sta alla base del successo dell’economia svizzera. È quanto ha affermato il Consigliere federale Christoph Blocher in occasione dell’Assemblea Generale ordinaria della Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato del Cantone Ticino. Vista la mancanza di risorse naturali, la Svizzera ha sempre dovuto fare affidamento sul commercio e contare sullo stretto contatto con gli altri Paesi e le altre regioni. Determinante per questo successo è anche il fatto che la Svizzera non si è mai lasciata imbrigliare dal profilo istituzionale.

Gentili Signore, egregi Signori

1. Il Ticino – una fortuna per il resto della Svizzera

Quando gli Svizzeri tedeschi parlano del Ticino devono guardarsi da due insidie.
Da un canto l’idealizzazione romantica: con sguardo trasognato si parla delle valli, si lodano Merlot e buona cucina e ci si stupisce dell’armonia tra natura alpina e fascino mediterraneo: qui le montagne ricoperte di neve e là accanto palme e cactacee che ricordano i paesaggi del Sud. Lo Svizzero tedesco si reca in Ticino per sentirsi fugacemente una persona migliore.

Veniamo alla seconda insidia, la demonizzazione del Ticino. Non appena emerge un caso di corruzione o un qualsiasi pasticciaccio delle autorità, lo Svizzero tedesco guarda il Ticinese dall’alto al basso (e in questi casi ha la tendenza a guardarlo ancora più dall’alto di quanto non fa già di solito) ed esclama con aria sapiente: "Typisch Tessin". Ciò dimostra che non è assolutamente necessario recarsi in Ticino per credere di essere una persona migliore.

Come forse già sapete, sono del parere che nella nostra politica vi è un eccesso di moralismo piuttosto che una sua carenza. Se dunque volessi cadere in una delle due trappole, allora sceglierei consapevolmente la prima. Sono dell’idea che occorra accettare il Ticino così com'è: una combinazione fortunata per tutta la Svizzera. Il fascino della Svizzera risiede proprio nella sua diversità e il meridione delle Alpi ne è un’emanazione particolarmente riuscita. E non potete neppure immaginare quante volte il vostro Cantone mi ha reso felice in occasione delle consultazioni popolari, in particolare sui temi legati alla politica europea. I commentatori non sono mai stati in grado di creare un fossato tra la Svizzera tedesca e quella latina. Poiché a queste latitudini gli elettori hanno persistito nell’opporsi all’attrazione esercitata dalla corrente di pensiero principale, dicendo no quando l’indipendenza della Svizzera era minacciata.

2. Politica, Stato ed economia

Ovviamente non sono qui oggi per parlare dei giudizi degli Svizzeri tedeschi nei confronti del Ticino e viceversa. Ben altro tema deve essere al centro di un’Assemblea generale della Camera di commercio, dell’industria e dell’artigianato: l’economia e in particolare il quesito: "Perché l’economia svizzera ha successo?"

Perché sembra proprio che la nostra economia abbia successo. Anche perché la notizia alla quale mi riferisco non può essere interpretata in altro modo: uno studio molto approfondito del World Economic Forum (WEF), pubblicato recentemente, posiziona la Svizzera al primo posto tra i Paesi più competitivi al mondo. Non voglio entrare qui nel dettaglio dei diversi fattori, anche perché vi sono diversi settori nei quali la Svizzera raggiunge soltanto la sufficienza, segnatamente per quel che concerne i compiti dello Stato. Rallegriamoci invece senza riserva alcuna per questo primo posto e interroghiamoci nel contempo sul perché la Svizzera ha avuto tanto successo.

Il punto più importante è il seguente: uno Stato assolve in modo ideale la sua funzione se numerose persone sono attive nell’economia. Occorre però subito anche aggiungere che le persone possono operare con successo se, nel limite del possibile, lo Stato non le ostacola.

Ma perché la Svizzera – e voglio qui formularlo con la dovuta prudenza – va meno male degli altri Stati?
La Svizzera non trae particolari vantaggi dalla sua posizione topografica. Non abbiamo né risorse naturali né risorse minerarie. La Svizzera non dispone di un mercato interno particolarmente grande, non ha uno sbocco sul mare ecc. Questo può sembrarci un inconveniente, ma lo è soltanto in apparenza. Perché gli Svizzeri, sin dagli albori, sono sempre stati obbligati ad avere successo in altri ambiti. Con i soldi e l’intuito. Con i prodotti e i preparati. Con il sapere e le conoscenze.

Colui che dispone di poche risorse naturali, deve poter contare sul commercio. La Svizzera è sempre stata in stretto contatto con gli altri Paesi e le altre regioni. Ci siamo sempre dedicati al commercio, all’importazione, all’esportazione, ma – ed è ciò che fa la differenza – non ci siamo mai lasciati imbrigliare dal profilo istituzionale. Il nostro motto per giustificare questo successo è dunque: la libertà di commercio presuppone la libertà d’azione politica. Siamo un Paese aperto al mondo – mondo che, secondo me, va ben oltre l’Unione europea – ma apertura al mondo non significa sottoscrivere accordi che potrebbero limitare la nostra sovranità!

L’indipendenza è la base di tutto. Essa ci permette di attuare una politica e di emanare leggi ambedue ottimali per un piccolo Stato come il nostro povero di materie prime. È a queste condizioni che il nostro Stato ha potuto costituirsi e, insieme a esso, le colonne portanti di natura liberale che sono alla sua base, ossia la democrazia diretta, il federalismo e la responsabilità individuale dei cittadini. In questo contesto possono emergere anche i nostri punti di forza economici.

3. I punti di forza della Svizzera

I punti di forza dell’economia svizzera sono da sempre:

  • un mercato del lavoro flessibile (rispetto alla maggior parte dei Paesi europei)
  • collaboratori qualificati ed efficienti (ma non tutti sono così)
  • la garanzia di condizioni politiche stabili
  • in molti settori un clima fiscale, se non ottimale, comunque accettabile
  • una piazza finanziaria dinamica, in grado di fornire alle imprese i crediti necessari
  • infrastrutture pubbliche di qualità elevata
  • apertura verso l’estero e, forse il fattore più importante,
  • imprese innovative.

Quando affermo che disponiamo di un mercato del lavoro flessibile e che i lavoratori sono qualificati ed efficienti, intendo anche dire che, se abbiamo successo, lo dobbiamo innanzitutto alle persone che lavorano nel nostro Paese.

3.1. Mercato del lavoro flessibile

Anche se con l’introduzione della libera circolazione delle persone abbiamo limitato questa flessibilità, disponiamo comunque di condizioni migliori. Per rendersene conto basta guardare cosa implica in altri Paesi la protezione dal licenziamento. In quei Paesi lo Stato considera il lavoratore una «persona dipendente dal salario» e, visto che ne dipende, lo Stato deve all’occorrenza provvedere affinché continui a percepire il suo salario e non soltanto un’indennità per un periodo limitato nel tempo, come avviene in Svizzera con l’assicurazione contro la disoccupazione. Dal momento che nei Paesi che ci circondano lo Stato considera questo salario indispensabile, ma poi non è in grado di soddisfare questa necessità, esso accolla alle imprese questa responsabilità di continuare a offrire un lavoro ai dipendenti imponendo prescrizioni sul licenziamento molto restrittive.

Fortunatamente con il nostro tipo di protezione dal licenziamento, ma addirittura con la regolazione del mercato del lavoro in genere, siamo più vicini al modello anglosassone che a quello dell’Europa continentale. E il risultato di questo tipo di politica è un tasso di disoccupazione piuttosto basso se paragonato con gli altri Paesi e buone possibilità di riassunzione dopo la perdita del posto di lavoro.

3.2. Lavoratori qualificati ed efficienti

La chiave del successo è costituita dalla responsabilità individuale. È importante che i lavoratori siano dei collaboratori e non semplicemente dei destinatari di ordini. Nel termine «collaboratori» è implicito il fatto che essi collaborino al successo dell’impresa.
L’operosità degli Svizzeri dipende da fattori di natura culturale e non dallo Stato. Ma lo Stato può anche far passare la voglia alle persone di dedicarsi al lavoro, ad esempio chiedendo imposte troppo elevate e penalizzando così la persona operosa. Abbiamo la tendenza a punire il successo e la produttività con una miriade di tasse e balzelli e a premiare l’insuccesso e la pigrizia con un altrettanto elevato numero di prestazioni fornite dallo Stato. Mandare un siffatto segnale alla popolazione è devastante per l’insieme dell’economia.

3.3. Stabilità politica

Chi è autosufficiente e determinato in quanto collaboratore lo è anche come cittadino. E questo, insieme alle nostre istituzioni, è anche uno dei motivi principali per cui la Svizzera si distingue per un’elevata stabilità politica. Nel nostro Paese alcuni cambiamenti sono più lenti che in altri Stati. Ciò è di parziale intralcio all’economia che deve essere in grado di reagire tempestivamente alle nuove sfide. Se però non ampliamo troppo la sfera delle responsabilità dello Stato, non è affatto uno svantaggio che le istituzioni politiche trasmettano stabilità. La lentezza della macchina legislativa può anche presentare dei vantaggi. Più volte, grazie a un lungo iter legislativo, il destino di leggi assurde è fortunatamente stato l’oblio.

3.4. Infrastrutture pubbliche di qualità elevata

Per quanto concerne le infrastrutture elogiamo l’alta qualità delle prestazioni pubbliche. Dovremmo quindi forse procedere a cambiamenti negli ambiti in cui lo Stato era tradizionalmente attivo come imprenditore? Io penso di sì.

Se lo Stato entra sul mercato con una duplice funzione, ossia quella di regolatore e di competitore, ci troviamo in presenza di una situazione di concorrenza molto delicata. Lo Stato non è soltanto concorrente, ma anche colui che fissa le regole del gioco del mercato. Separare i giocatori dagli arbitri è un’ottima cosa. E quale sia il ruolo che spetta allo Stato appare chiaro: nel limite del possibile non dovrebbe assumere il ruolo di giocatore, ossia di imprenditore. Anche perché oltre a lui nessun’altra autorità può assumere il ruolo di arbitro, ossia di colui che fissa le regole.

3.5. Clima fiscale accettabile

Il nostro clima fiscale è buono, almeno per le imprese. È per questo motivo che anche ditte straniere tendono a installarsi in Svizzera.

Lo Stato deve forse finanziarsi in un altro modo, ossia prelevando altre imposte? Certo, si potrebbe aumentare di qualche punto percentuale l’imposizione del consumo e come contropartita ridurre l’aliquota dell’imposta sul reddito. Presumibilmente ne risulterebbe una crescita economica, ma politicamente sarebbe una manovra estremamente difficile con molte incognite. Il problema delle imposte non va dunque tanto affrontato intervenendo sulla struttura fiscale, bensì piuttosto sulla quota statale, ossia sul livello delle spese pubbliche che vanno analizzate e ridotte. Ogni franco che lo Stato riesce a non spendere è un franco in più per i cittadini e per gli imprenditori.

Inoltre la sovranità fiscale dei Comuni e dei Cantoni non va toccata. Soltanto l’autonomia fiscale e dunque la comparabilità diretta delle aliquote fiscali crea quella pressione sulla politica che permette di avere un carico fiscale più vantaggioso per i cittadini. Proprio il Cantone Ticino ha dimostrato che una politica di sgravio mirata e una strategia offensiva per quanto concerne l’imposizione fiscale delle imprese può essere vincente. Attualmente il Ticino costituisce una delle piazze più attrattive e questa realtà è ben nota anche al di là della frontiera, segnatamente nell’Italia del Nord. E non scordiamoci che il "padre" della politica fiscale ticinese è una "madre": Marina Masoni, la quale ha capito che la migliore politica per le persone è una buona politica economica. Nel confronto fiscale intercantonale il Ticino attualmente occupa le prime posizioni. Nel contempo le spese e i compiti del Cantone sono stati sottoposti a una verifica approfondita, operazione questa sempre poco gratificante poiché in politica colui che cerca la comodità è solito imboccare ben altre vie. Grande rispetto va dunque tributato a coloro che portano avanti un tale progetto ingrato.

3.6. Apertura verso l’estero

Se andiamo a vedere quali sono i settori che in Svizzera conoscono uno sviluppo particolarmente dinamico, constatiamo che sono soprattutto quelli che si sono indirizzati verso i mercati globali: le banche, le assicurazioni, la chimica e, in ampia misura, anche l’industria delle macchine. Uno dei pilastri fondamentali della dinamica imprenditoriale svizzera è proprio la crescita dovuta agli investimenti diretti all’estero. Grazie a questa evoluzione si amplia anche l’offerta di posti di lavoro qualificati nel nostro Paese, ciò che tiene conto della formazione sempre migliore della nostra popolazione.

3.7. Un’industria capace di innovare

Come rilevato da studi comparativi effettuati a livello internazionale, l’economia svizzera è sempre ancora una delle economie più innovative. Come in molti altri settori tuttavia la concorrenza si è decisamente avvicinata alla Svizzera.

4. La base del successo: la sovranità della Svizzera

Nonostante tutte le possibilità d’intervento a disposizione dello Stato non dobbiamo dimenticare una cosa: lo Stato può soltanto partecipare alla crescita, ma non risponderne direttamente. Partecipare però significa anzitutto evitare di ostacolare. Il Consiglio federale, in qualità di collegio, è responsabile di un’economia svizzera solida. Ma molti fattori, che determinano la crescita, dipendono anche in ampia misura dai Cantoni.

Nella mia introduzione ho parlato dei Ticinesi ribelli, che hanno saputo tutelare la loro indipendenza e dunque anche l’indipendenza dell’insieme del nostro Paese. Quando pensiamo alla causa che determina il successo della Svizzera e della nostra economia, dovremmo sempre anche pensare ai presupposti che hanno permesso di realizzare questo successo, ossia il nostro piccolo Stato indipendente, federalista e neutrale, che su questa base ha la possibilità di emanare le leggi e istituire le condizioni quadro che si addicono meglio a uno Stato di piccole dimensioni come il nostro.

In questo contesto un merito particolare va ascritto alla democrazia diretta. Non nascondiamoci dietro a un dito, senza democrazia diretta oggi la Svizzera farebbe parte dell’UE e avrebbe perso i suoi vantaggi decisivi (libertà d’azione, politica monetaria indipendente, tassi d’interesse bassi, imposte più contenute, neutralità ecc.). Anche la nostra legislazione fiscale e in particolare le nostre aliquote fiscali sarebbero ben diverse se non ci fosse la democrazia diretta!

È anche proprio grazie alla democrazia diretta che disponiamo, ad esempio, di un’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto tanto contenuta. Questo perché in Svizzera ogni aumento fiscale deve necessariamente passare davanti al Popolo. Rammento che appena due anni fa un aumento dell’imposta sul valore aggiunto dello 0,8 % a favore dell’AVS è stato respinto chiaramente dal Sovrano. Rammento però anche il caso della Germania. Durante la campagna elettorale, la SPD aveva respinto categoricamente un qualsiasi aumento fiscale, mentre la CDU aveva preannunciato un aumento del due per cento. Ma dopo le elezioni i due partiti si sono accordati su un "compromesso", ossia un aumento del tre per cento… Con una democrazia diretta ciò non sarebbe mai stato possibile. La democrazia diretta è uno strumento che obbliga i politici a più disciplina! Vincere le elezioni non significa nulla, poiché già il giorno dopo la politica deve fornire conferme e dare spiegazioni in merito alle proprie decisioni, altrimenti il Sovrano estrae il cartellino rosso in occasione della prossima votazione.

Anche il federalismo fa parte delle condizioni quadro, anche se, a torto, viene bollato di "gretto spirito cantonale". Proprio il Ticino dimostra i vantaggi di questo sistema. Abbiamo organizzato il nostro Stato dal basso verso l’alto. Comuni, distretti, Cantoni, Confederazione. Se così non fosse, oggi non vi sareste nemmeno riuniti, poiché una Camera di commercio ticinese ha senso soltanto se può esercitare il proprio influsso in Ticino. In una democrazia devono esistere le alternative che permettano al cittadino di scegliere e non soltanto di eleggere. Alla stessa stregua pure il federalismo deve offrire al cittadino possibilità di confronto tra i vari sistemi. Anche oltre i nostri confini. Il Mendrisiotto è integrato nello spazio economico di Milano, ma politicamente fa parte della Svizzera. Ed è questo il connubio vincente.

Le industrie dell’Italia del Nord hanno scoperto i vantaggi del Ticino. Un’imposizione delle imprese molto più contenuta (in Italia l’imposizione si situa al di sopra del 40 per cento, in Ticino al di sotto del 20 per cento), costi salariali accessori contenuti, praticamente nessuno sciopero, un buon livello di formazione, plurilinguismo, stabilità politica, mercato del lavoro flessibile – come potete vedere, torno di nuovo a parlare dei vantaggi della Svizzera come piazza economica. Essi valgono per tutto il nostro Paese e vi si aggiungono gli elementi particolarmente favorevoli che offre il vostro Cantone.

Anche se ho parlato molto della responsabilità della politica per quanto concerne il successo economico, ora non voglio omettere di menzionare il principale responsabile del benessere e della crescita, ossia voi, le vostre aziende e i vostri collaboratori. Di questo impegno vi ringrazio in nome del Governo del nostro Paese, al quale incombe almeno il compito di fare in modo di non ostacolare il vostro lavoro.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 20.10.2006