"A 90 anni dal discorso nel "Bierhübeli""

Intervento del consigliere federale Christoph Blocher in occasione della manifestazione informativa dell’UDC, il 24 novembre 2007, a Berna

Discorsi, DFGP, 24.11.2007. Fanno fede sia la versione scritta, sia quella orale. L'oratore si riserva il diritto di apportare consistenti modifiche al presente testo.

Berna. Intervenendo in occasione della manifestazione informativa dell'UDC, il consigliere federale Christoph Blocher ha ricordato il discorso nel "Bierhübeli" del contadino bernese Rudolf Minger. Minger, che sarebbe poi diventato consigliere federale, tenne il discorso in tempi bui che prepararono il terreno per la fondazione del partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi, l'odierna Unione democratica di centro.

Il futuro dell’UDC

Signore e Signori,
Graditi ospiti,
Stimata UDC Berna,
Cari Bernesi,

1. Oggi e ieri: principi senza tempo

Siamo qui riuniti per festeggiare una ricorrenza: 90 anni fa, il 24 novembre 1917, il contadino bernese Rudolf Minger, che sarebbe poi diventato consigliere federale, pronunciò nel "Bierhübeli" un discorso destinato a passare alla storia.

Il 1917 era un anno duro in tempi duri, soprattutto per la popolazione rurale: imperversava la Prima guerra mondiale (1914-1918) e la classe contadina attraversava una profonda crisi caratterizzata da cattivi raccolti e da ingenti quantità di grano importato. I sindacati socialisti si stavano mobilitando. In Russia scoppiava la Rivoluzione d’ottobre. Il nostro Paese si vedeva confrontato con un crescente numero di cittadini che non si riconoscevano più nei partiti politici dell’epoca. Il popolo era in fermento. Cambiare rotta era inevitabile.

Quei "tempi bui" (come li chiamavano allora) prepararono il terreno per la fondazione del partito dei contadini, degli artigiani e dei borghesi, poi divenuto l’Unione democratica di centro: nella primavera del 1917 nella Tonhalle di Zurigo vide la luce il partito zurighese dei contadini, che lo stesso anno partecipò alle elezioni conquistando, al primo tentativo, 47 seggi nel parlamento cantonale. I Bernesi ne trassero il coraggio di fondare il proprio partito appena un anno dopo, nel 1918.

Signore e Signore, quei "tempi bui" videro quindi i natali della nostra Unione democratica di centro. Ed era quello il contesto politico nel quale si muoveva Rudolf Minger, irriducibile e risoluto contadino.

In una ricorrenza come questa dovremmo sempre fermarci a riflettere – o per dirlo con le parole che Ruedi Minger scelse di pronunciare in occasione del ventesimo anniversario della nascita del partito dei contadini: è il momento
1. di rendere conto di quanto fatto;
2. di fare il punto della situazione; e
3. di definire la via da seguire.1

Mi avete chiesto appunto di "definire la via da seguire". Volete conoscere il "futuro dell’UDC".

Non vi nascondo il mio scetticismo riguardo ai pronostici e a chi li formula. E non parlo soltanto delle previsioni politiche, ma anche di quelle economiche, soprattutto se riguardano la propria impresa. Quando si tratta guardare al futuro, la modestia è d’obbligo. Più importante delle previsioni sono le risposte a domande quali: "chi siamo?", "su cosa ci basiamo?", "da dove veniamo?" Rispondendo correttamente a tali domande avremo tracciato grossomodo la direzione da seguire in futuro.

Ve lo dimostrerò prendendo ad esempio il nostro partito. Quando, negli anni Settanta, l’UDC era in preda alla più grave crisi della sua storia, gli analisti ritenevano che questo partito avesse fatto il suo tempo preconizzandone la scomparsa. Dodici anni fa gli stessi analisti erano altrettanto convinti che l’UDC avesse imboccato la via del tramonto. Professori e analisti continuavano a ripeterlo a intervalli quadriennali: l’UDC è sulla via del tramonto.

L’UDC però non ne vuol sapere di attenersi ai pronostici dei politologi e dei professori – e continua a crescere inarrestabilmente. Abbiamo acquisito una forza mai raggiunta da nessun altro partito dopo l’introduzione del sistema proporzionale nel 1919. Alle elezioni parlamentari di quello stesso anno, i liberali conquistarono il 28,8 per cento dei voti, mentre il partito dei contadini, artigiani e borghesi si attestava al 15,3 per cento. Nel 2007 le sorti si sono invertite: il 15,6 per cento dei voti è andato ai liberali e il 29 per cento all’Unione democratica di centro. Chi lo avrebbe mai detto 90 anni fa!

Non so dirvi quindi quale sarà la forza politica predominante in Svizzera tra 90 anni. Oltretutto sarebbe alquanto ridicolo farlo. Una cosa però dovremmo fare: chiederci come mai l’UDC sia riuscita a guadagnarsi la posizione che oggi detiene. Infatti il successo di un partito non è affatto scontato, e anche le disfatte non avvengono per caso. Le ragioni del successo e dell’insuccesso andrebbero approfondite perché saranno esse ad indicarci la via per il futuro dell’UDC.

2. Il successo e i suoi molti fautori

Siete soddisfatti dell’esito delle elezioni del 21 ottobre 2007?

L’UDC bernese ha conquistato altri due seggi in Consiglio nazionale. Complimenti.
La vostra sezione si è aggiudicata una quota elettorale in forte crescita. Complimenti.
Il gruppo UDC in Consiglio nazionale conta ormai 62 parlamentari, sette in più rispetto a quattro anni fa. Complimenti.
Oltre 100 000 nuovi elettori hanno optato per il nostro partito. Complimenti.
L’avanzata dell’UDC in Svizzera romanda non si è arrestata, ma è addirittura proseguita. Complimenti.

Avete passato bene la domenica elettorale? Avete provato una certa soddisfazione vedendo allungarsi le facce dei giornalisti e dei politologi? Pacche sulle spalle, strette di mano, sigari in bocca. Calici tintinnanti e facce ridenti. La sera però a ridere non erano gli stessi del pomeriggio.

Tutto ciò è comprensibile e allietante, ma anche molto pericoloso. In tanti reclamano la paternità del successo elettorale, mentre le batoste elettorali rimangono sempre orfane.

Per un partito, il successo nasconde le stesse insidie che gli anni grassi riservano a un’impresa. Perché mai?

Perché spesso il successo si traduce in autocompiacimento; perché le ragioni alla base del successo non vengono più analizzate a fondo, e si tende ovviamente ad attribuire ai propri meriti i buoni risultati e a dare la colpa all’avversario se le cose si mettono male. In realtà però, non di rado è vero il contrario.

Il successo è altresì pericoloso perché rende pigri. I parlamentari che cavalcano l’onda del successo cominciano a esaltarsi. D’un tratto non vivono più per il loro mandato, ossia per il Paese e il Popolo, ma sulle spalle del Paese e del Popolo.

Non sono poche le imprese cui il successo è stato fatale. Lo stesso vale per i partiti, e l’UDC non fa certo eccezione. È a rischio come tutti gli altri. Taluni all’interno del partito hanno già cominciato a lasciar intendere che dovremmo ingraziarci di più i media. Quale disponibilità al consenso prima ancora di essersi rimboccati le maniche!
Udiamo già taluni parlamentari distanziarsi dallo stile del nostro partito per non dover dar prova di fermezza.
Ne sentiamo altri distanziarsi dai compagni di partito che producono fatti e compiono il grosso del lavoro.

Io vi consiglio di non dar retta al canto di queste sirene, e vi dico anche il perché: chi si batte con tutte le sue forze per correggere la rotta politica, chi lotta con tutte le sue forze per il Popolo e il Paese, chi contrasta le chimere degli altri partiti – costui non sarà mai benvisto! L’UDC ha vinto proprio perché si è opposta alle correnti di pensiero dominanti; il merito va a coloro che si sono dati da fare pur raccogliendo critiche e non a chi recrimina pur di ricevere applausi! Cogliamo questa importante indicazione per la via da seguire in futuro.

3. Principi incorruttibili

I discorsi di Rudolf Minger sono raccolti in un libro. Leggendolo, ho potuto constatare quanto segue.

Rudolf Minger ha ripetuto le sue idee senza variarle per quarant’anni. Per quarant’anni il tenore dei suoi discorsi non è mutato. Chi ritiene noiosa tale coerenza non ha compreso nulla. Rudolf Minger difendeva i suoi principi.
E i principi non sono principi se non sono incorruttibili.

I principi giusti si spingono in profondità; sono radicati. Queste radici sono importanti. Il fogliame può essere rinnovato di anno in anno purché le radici siano forti, profonde, sane.

Ecco perché, Signore e Signori, l’accento va posto sulla fedeltà ai propri principi, specialmente in tempi relativamente superficiali e frenetici. Chi si fonda su solidi principi raggiungerà il successo economico, sociale e politico!

Occorre ri-formarsi; fermarsi a riflettere sulle proprie radici, che daranno vita a nuove foglie.
L’insuccesso deve indurre a rispolverare i valori caduti nel dimenticatoio.

Lo hanno fatto i riformatori dell’UDC all’indomani dell’ultima crisi del partito negli anni Settanta. Avevano riscoperto il pensiero veramente buono, solido e conservatore. Dopo acerrimi contrasti tale visione riuscì infine a imporsi in seno al partito conducendo l’UDC al successo.

4. I principi di Minger

Quali sono i principi che Rudolf Minger sostenne con tanto zelo per tutti quei decenni?

Egli si batteva:

  • per una Svizzera indipendente;
  • per una Svizzera democratica;
  • per una Svizzera neutrale, pronta a difendere la propria libertà arma alla mano se fosse stato necessario.

Sono questi i principi sostenuti da Minger in occasione del suo memorabile discorso del 1917 nel "Bierhübeli". Eravamo in piena guerra e la necessità di difendere la Patria era sotto gli occhi di tutti.

Tuttavia, egli ha sostenuto gli stessi principi anche nel 1930, quando i socialisti volevano smantellare l’esercito e molti borghesi si lasciarono ammaliare da tale prospettiva, quando il pacifismo, la pace universale erano di moda come oggi il dibattito sul clima.

Tempi del genere mettono a dura prova la solidità di ogni principio. Chi è in grado di tener duro in tali circostanze dimostra di avere spina dorsale e perseveranza.

Infatti un bel giorno i sognatori si trovarono sopraffatti dalla realtà. A partire dal 1939, quando scoppiò la Seconda guerra mondiale, la Svizzera dovette far affidamento a un esercito efficiente con un uomo combattivo a capo del Dipartimento della difesa: Rudolf Minger, un uomo semplice dai principi semplici, ma solidi.

Il 1° agosto 1935 Ruedi Minger pronunciò le seguenti parole: la posizione sostenuta in genere dagli Svizzeri è arguta: se la Svizzera è riuscita a mantenere la propria indipendenza nel corso dei secoli è proprio perché il nostro Popolo è pervaso a tal punto dalla sete di libertà e di democrazia che vogliamo essere noi a determinare il destino del nostro Paese.2

Signore e Signori, i principi non perdono mai la loro validità, né nella Prima guerra mondiale né nell’euforico periodo tra i due conflitti o durante la Seconda guerra mondiale. L’Unione democratica di centro si atteneva a tali principi anche nel 1992, in occasione della votazione sullo SEE! All’epoca tutta la classe politica, tutta l’economia, tutti quelli che in apparenza contano volevano violare tali principi proprio nell’affrontare la votazione popolare più importante del secondo dopoguerra.
Ma le cose stanno così anche nel 2007, o nel 2097.
È evidente che oggi la politica ha perso di vista tali principi. Purtroppo non fanno eccezione nemmeno taluni esponenti del nostro partito. Un partito che si rispetti deve però combattere lo spirito (malevolo) dei tempi. Ed è questa la seconda indicazione da cogliere per la via da seguire in futuro.

5. Senza peli sulla lingua

Tuttavia nella politica e nei discorsi di Minger scorgiamo un terzo elemento ricorrente. Rudolf Minger non ha mai avuto peli sulla lingua. Nel 1934 affermò ad esempio che il partito comunista, nel nostro Paese, aveva perduto qualsiasi ragione d’essere3. Additava anche i pacifisti di sinistra smaniosi di abolire il nostro esercito borghese, parlando senza mezzi termini di socialdemocrazia che porta lo Stato allo sfacelo4. Allo stesso modo Minger resistette alle ideologie totalitarie professandosi a favore di una Svizzera libera, democratica e neutrale, come fece ad esempio nel 1935 in occasione della festa del Primo agosto sulla Münsterplatz di Berna: né il fascismo né il nazionalsocialismo riusciranno mai a dividere il Popolo svizzero nello spirito.5

In molti oggi – probabilmente tutti i sostenitori del pensiero corrente – definirebbero grossolane, grezze, addirittura indecenti le sue affermazioni. A tali critiche però possiamo ribattere che troppa correttezza di fronte all’ingiustizia può essere altrettanto indecente! Ecco un’altra indicazione su come affrontare il futuro!

6. L’ascesa dell’UDC

L’ascesa dell’UDC ha registrato un’impennata negli anni Novanta, dopo che il partito aveva trovato il coraggio di opporsi allo spirito dei tempi e a tutti gli altri partiti battendosi per una Svizzera neutrale, indipendente, liberale e armata in permanenza, e respingendo quindi l’adesione all’Unione europea.

Non sono gli stessi principi difesi da Rudolf Minger in tutti i suoi discorsi?

Sono principi che ci metteranno sempre al riparo da passi falsi e vanno a formare la base per costruire il futuro del nostro Paese: sono la bussola del nostro partito.

Chi non è animato da tali principi non è un vero UDC. Purtroppo nel 1992 proprio l’UDC bernese ha creduto di dover abbandonare i propri principi andando a infoltire le schiere degli eurofili – per fortuna non lo ha fatto tanto per convinzione quanto per mal intesa solidarietà con il Governo. Per fortuna però, Signore e Signori, quei tempi appartengono al passato.

7. Uno sguardo al futuro

Signore e Signori, per il futuro potete tranquillamente affidarvi ai principi difesi da Minger e diffondere la sua eredità spirituale.
La Svizzera libera, democratica e neutrale non è compatibile con un’adesione all’Unione europea o allo Spazio economico europeo. Punto e basta.

8. Conclusioni

Permettetemi di citarvi alcuni brani tratti da un volantino del 1917 (!) del neofondato partito zurighese dei contadini:

Volete lavorare e vivere.
Detestate chi si ingrassa alla greppia statale.
Volete un popolo svizzero semplice e moralmente forte: uomini e donne felici di lavorare e di assumersi le proprie responsabilità!

Non tollerate lo sperpero di fondi statali attraverso una sconsiderata ridistribuzione e una rovinosa politica salariale.
Chiedete uno Stato e una Confederazione parsimoniosi.
Siete contrari all’intervento statale nelle vostre imprese perché ingigantisce il burocratismo e paralizza la responsabilità individuale.6

Signore e Signori: questo volantino contiene una sola parola, una lettera, una virgola che andrebbero cambiate?

Indipendenza, libertà, responsabilità, sicurezza: sono questi i valori da difendere in futuro, proprio come indicato nel volantino del 1917 e nei discorsi di Minger dal 1917 fino alla sua morte.
Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro.

Sappiamo però su quali principi fonderemo le nostre soluzioni!

So che il lavoro non mancherà, ma ce la faremo se resteremo fedeli ai nostri principi. E per ribadire quanto affermo da trent’anni: meno i politici pensano a se stessi, più i cittadini penseranno ai politici!

Permettetemi di concludere con le seguenti parole rivolte al futuro: in avvenire il nostro Paese sarà chiamato a risolvere questioni difficili. Cito soltanto il rinnovo degli accordi commerciali, il risanamento delle finanze, la questione migratoria, l’introduzione dell’assicurazione per la vecchiaia e l’invalidità7.

Concorderete, Signore e Signori, che si tratta senz’altro di un’affermazione moderna e attuale. Sarò sincero con voi: ho "rubato" il passaggio, l’ho ricopiato da quel famoso discorso che Minger pronunciò nel "Bierhübeli" il 24 novembre 1917!


1Celebrazione dei vent’anni del partito bernese dei contadini, artigiani e borghesi. Allocuzione del 25 settembre 1938 a Burgdorf. Tutte le citazioni da: Rudolf Minger spricht. 24 Reden ausgewählt und eingeleitet von Hermann Wahlen. Berna 1967, pag. 163.
2Zum 1. August 1935. Discorso sulla Münsterplatz di Berna, pag. 145.
3Das Schweizervolk und seine Landesverteidigung. Conferenza del 22 aprile 1934 a Rorschach, pag. 108.
4Discorso di Rudolf Minger davanti ai capi sezione del Dipartimento militare federale in occasione dell’assunzione della carica di consigliere federale il 6 gennaio 1930.
5Zum 1. August 1935. Discorso sulla Münsterplatz di Berna, pag. 146.
6Der Zürcher Bauer, volantino propagandistico del partito dei contadini 1919, n. 82 del 25 ottobre 1919.
7Die wirtschaftliche Lage unseres Landes ("Bierhübelirede"). Conferenza del 24 novembre 1917 in occasione dell’assemblea dei delegati della federazione delle società cooperative agricole a Berna, pag. 34.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 24.11.2007