I tempi della politica

Discorsi, DFGP, 17.10.2008. Vale il testo parlato

“Lenzburger Rede” della consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, 17 ottobre 2008, Stapferhaus, Castello di Lenzburg

Gentili Signore e Signori,

oggi avete trovato il tempo per venirmi ad ascoltare, almeno così spero. Anche gli organizzatori dello Stapferhaus Lenzburg hanno trovato il tempo per pianificare e organizzare quest’evento. Ed io ho trovato il tempo per prepararmi.

Ovviamente, per forza di cose il tempo disponibile varia da persona a persona. Mentre gli organizzatori provvedono già da molti mesi alla coordinazione di quest’evento, io ho iniziato ad occuparmene soltanto da quest’estate. Invece voi, gentili signore e signori, avete pensato magari soltanto a settembre di partecipare a questa manifestazione.

Ma parlando di nozione del tempo, c’è un protagonista che, anche attraverso la sua presenza taciturna, fornisce un contributo fondamentale all’incontro d’oggi. Per il castello di Lenzburg, che oggi ci ospita, la giornata odierna non è altro che una lettera in un libro di mille pagine. Queste mura hanno visto passare i signori di Lenzburg, quelli di Absburgo e di Berna; pedagoghi, poeti, ricercatori polari; balivi, duchi e addirittura imperatori! Quindi credo che siano in grado di sopportare anche una Consigliera federale grigionese.

Sono molto contenta di poter parlarvi oggi dei tempi della politica. E mi fa molto piacere che abbiate trovate il tempo di passare questa serata insieme a me.

Ma torniamo all’inizio. In questa sala non è differente soltanto il tempo disponibile ma anche l’intensità di tempo. Per tutto il periodo di preparazione, gli organizzatori si sono dedicati più o meno intensamente a quest’evento: hanno preparato l’argomento, cercato i relatori, discusso i dettagli. Per voi, gentili signore e signori, la preparazione è sicuramente stata meno intensa. Avete soltanto dovuto decidere, se eravate disposti a dedicare due ore a quest’incontro e forse avete dovuto chiedere ai nonni o ai vicini se stasera potevano badare ai bambini. Anche questo richiede tempo, ma in un altro modo. Ed io? Durante questo periodo ho pensato abbastanza intensamente a come stimolare le vostre riflessioni e a come parlarvi di politica senza sembrarvi a) noiosa e b) poco credibile. Quindi, a seconda del ruolo che ci spetta stasera, ci siamo preparati in modo più o meno intenso.

Ma con ciò non ci siamo ancora soffermati sulla qualità del tempo; non abbiamo ancora detto se la preparazione di o la partecipazione a quest’evento ci fa piacere e ci soddisfa. Non abbiamo ancora menzionato l’opportunità di tale investimento di tempo ovvero la possibilità di sfruttare il tempo dedicato a questa serata anche in un altro modo, magari affrontando questioni più impellenti, più urgenti o più utili. E non abbiamo ancora detto niente sull’efficienza di tale investimento di tempo ovvero se sareste stati in grado di svolgere il vostro compito in modo più efficiente e rapido. Ovviamente ammetto che per voi come pubblico l’efficienza è una cosa un po’ particolare, poiché solo difficilmente potete influenzare i ritmi del mio discorso e quindi interpretate un ruolo passivo. Lo confesso, si tratta di una scelta cosciente; non sarebbe molto efficiente se parlassimo tutti allo stesso momento.

Con questi esempi generali, gentili signore e signori, volevo semplicemente illustrare il modo diverso di percepire e di vivere il tempo a seconda del nostro ruolo, della nostra funzione, del nostro compito e forse anche delle nostre aspettative. Sappiamo tutti quanto possa sembrarci lungo il quarto d’ora prima di aprire i regali il giorno di Natale, mentre l’ultimo quarto d’ora prima di chiudere la valigia per le vacanze ci sembra passare in un attimo. Almeno per me è così.

Ma noi tutti abbiamo in comune questa serata. Le nostre assi temporali, i nostri percorsi confluiscono nella serata odierna, s’incrociano per un breve momento, per poi proseguire nuovamente in direzioni completamente diverse.

Adesso vi pregherei, gentili signore e signori, di immaginarvi che il motivo di quest’incontro sia un dossier politico. Dopo una preparazione dispendiosa gli organizzatori, i veri e propri responsabili del dossier, sono finalmente riusciti a riunire in questa sala i protagonisti di questa serata ossia voi, il pubblico, e me, la relatrice. Qui posso diffondere il mio messaggio sperando di riuscire a convincervi a sostenere la causa che difendo in occasione della votazione finale. E ciò sarebbe un successo per i responsabili del dossier, poiché sarebbero probabilmente rieletti.

Ammetto che il mio esempio è forse un po’ semplicistico, ma può servire a illustrare la situazione. E in fin dei conti in politica le semplificazioni sono ammesse.

D’altronde la politica funziona più o meno così. E il tempo, il tempo politico se volete, riveste un ruolo importante. In politica si tratta spesse volte di prepararsi minuziosamente, di agire con pazienza dietro le quinte, per poi cogliere al volo l’occasione propizia. I risultati politici concreti – e quindi non l’attivismo fine a se stesso – sono possibili quando gli interessi dei differenti protagonisti s’incrociano al momento opportuno. Ad esempio quando il Parlamento, il Consiglio federale e i media perseguono gli stessi obiettivi e optano per la stessa direzione. Ma lasciate che vi spieghi brevemente.

Ammettiamo che volete raggiungere un obbiettivo politico, ad esempio migliorare la protezione dell’ambiente oppure costruire una nuova centrale nucleare. Ovviamente in ambedue i casi non si tratta soltanto di affari politici. Potete fare qualcosa per la protezione dell’ambiente anche senza l’intervento della politica. Anzi, se quest’ultima non interviene avrete magari addirittura più successo. Nel caso della centrale nucleare la questione dell’iniziativa e della responsabilità individuale diventa più delicata, dato che una centrale nucleare richiede un’autorizzazione edilizia un po’ più speciale rispetto a quella per un luogo di compostaggio. Non è possibile costruire una nuova centrale nucleare senza fare appello alla politica ovvero senza ottenere l’appoggio politico e pubblico.
Soffermiamoci ancora un po’ sul secondo esempio, sulla costruzione di una nuova centrale nucleare. Ovviamente è un vantaggio se molte delle persone che decidono in merito all’autorizzazione edilizia sono anche dell’avviso che la centrale nucleare sia necessaria. Ad esempio per sopperire ad una mancanza di energia elettrica. Le probabilità aumentano nettamente, quando i responsabili delle decisioni politiche e l’economia sono convinti allo stesso momento e non a distanza di due anni della necessità e della fattibilità del nuovo reattore. Ed infine anche il popolo - al quale spetterebbe probabilmente l’ultima parola in una questione di tale importanza – deve essere persuaso della necessità di un nuovo reattore, possibilmente di nuovo contemporaneamente alla politica e all’economia.

Questo obiettivo richiede una discussione accurata che va preparata nel corso di più anni. Si tratta d’altronde di una discussione che è attualmente già in corso. Anche il Consiglio federale si è occupato di tale questione. Tuttavia, prima che la politica prenda una decisione concreta passerà probabilmente molto tempo.

Per intenderci, gentili signore e signori, si tratta soltanto di un esempio e non mi sono pronunciata né a favore né a sfavore di centrali nucleari.

La soluzione di simili questioni complesse richiede anni, a volte persino decenni o più. Per quanto concerne il mio Dipartimento vorrei menzionare il Codice di procedura penale unificato, che presto entrerà in vigore. E con presto intendo che entrerà in vigore probabilmente tra due anni. Rispetto al tempo sinora investito in questo progetto, due anni equivalgono a un batter d’occhio. Il fruttuoso processo attualmente in corso è stato avviato «soltanto» nel 1994. Ma i primi passi per un Codice di procedura penale svizzero furono intrapresi già al volgere del secolo – e intendiamoci bene, al volgere dell’Ottocento. Oggi il tempo è maturo per unificare i 26 Codici di procedura penale cantonale e quello federale. Il risultato concreto di tale processo sarà un libro. Si tratta ovviamente di un libro importante, ma ciononostante giova ricordare che la galleria del Gottardo è stata costruita in molto meno tempo.

Tuttavia anche in politica la soluzione non deve richiedere sempre decenni. I tempi della politica vengono influenzati da elementi che hanno una durata molto più breve. Va sicuramente menzionata l’opinione pubblica ovvero ciò che noi riteniamo sia l’opinione pubblica e che trova riscontro nei media. Questo meccanismo è più breve, più immediato. I media riferiscono di uno scandalo, di un abuso, di un problema. Secondo le leggi del mercato vogliono raggiungere un pubblico possibilmente vasto, e una descrizione sobria e imparziale dei fatti spesse volte non è adatta a questo scopo. Quindi i contenuti vengono emozionalizzati, associati a singole persone e a volte drammatizzati. E una volta che un argomento è stato trattato, gli altri media non possono semplicemente ignorarlo e quindi ne parleranno con un tocco di emozionalità e drammaticità in più, esercitando così pressione sulla politica. E visto che un argomento si vende bene se tutti ne parlano, il fattore tempo riveste di nuovo un ruolo importante: infatti, più il tempo passa e più l’argomento scompare dall’agenda pubblica.

Questo terreno già preparato dai media offre naturalmente alla politica un’ottima occasione per dimostrare al pubblico (effettivamente o apparentemente) commosso la sua capacità (effettiva o apparente) di agire: il palco è illuminato, i politici possono entrare in scena. E così, la grande eco suscitata dai media provoca molti interventi parlamentari di cui riparleranno i media. Tutto ciò deve avvenire in tempi brevi, in altre parole il ferro va battuto finché è caldo. L’influsso reciproco è evidente.

Questi nessi e processi non vanno di per sé criticati: i media scoprono lacune ed esigono soluzioni, svolgono il loro ruolo all’interno del sistema politico. Ma per i responsabili delle decisioni politiche è importante conoscere bene questi meccanismi. Devono essere coscienti del fatto che in un sistema i cui ritmi vengono accelerati dai media valgono altri tempi. Chi in queste situazioni spreca troppo tempo per un’analisi minuziosa del problema, rischia alla fine di essere considerato un indeciso, una persona titubante o che addirittura vuole «impedire» di trovare una soluzione, mentre chi offre soluzioni affrettate riscuote spesso applausi a scena aperta per il «modo di agire deciso».

Queste affermazioni vi sembreranno molto astratte. Ma prendiamo un altro esempio, i cosiddetti «cani pericolosi». Sicuramente vi ricorderete le discussioni accese su questo argomento. Un evento tragico – nella fattispecie la morte di un bambino in seguito ad un attacco di cani – suscita scalpore, scatenando reazioni inorridite e indignate e, soprattutto attraverso i media, la politica è esortata con veemenza ad agire. Non appena l’argomento assume un’importanza pubblica in brevissimo tempo affiorano casi analoghi nuovi oppure casi vecchi ricontestualizzati. All’improvviso i cani pericolosi diventano per la Svizzera il problema più urgente ed è necessaria una soluzione immediata. Il tempo e l’urgenza lo esigono; l’opinione pubblica lo richiede. Soluzioni ideali e rimedi che curano ogni male sono presto trovati, sono ovvi: sia le «misure» sia i «divieti» vanno sempre bene.

L’unico inconveniente è che di solito queste soluzioni ideali non sono adatte a risolvere il problema. La politica deve tenere conto di varie esigenze, ad esempio della protezione della popolazione, ovviamente. Ma anche della libertà dei cittadini; ci sono numerosi proprietari che hanno addestrato bene i loro cani e non ogni cane grande è per definizione pericoloso. Va ponderata l’appropriatezza di una misura; non nel senso di una riflessione lunga dovuta a esitazioni, ma in quanto principio della proporzionalità è uno dei principi più importanti sanciti dalla Costituzione. Va infine tenuto conto anche del benessere dell’animale.

Ma il tempo a disposizione non basta per chiarire accuratamente tutti questi aspetti. La pressione dei media spinge i politici a rilasciare subito dichiarazioni, a prendere subito posizione e a promettere soluzioni che, dopo una minuziosa analisi del problema, si rivelano magari inadatte o addirittura controproducenti e quindi non possono essere attuate.

Tra la rivendicazione piuttosto monodimensionale della soluzione e la realtà piuttosto complessa di solito si aprono abissi. Ciò tuttavia non è evidente, perché la carovana dei media prosegue il suo cammino e, l’argomento, sostituito da un’altra novità interessante, perde di attualità. I perdenti non sono né la politica, né i media, né i cani pericolosi, ma coloro che durante la grande agitazione si sono astenuti dal fare proposte poiché mancavano soluzioni appropriate. E forse anche le vittime, la cui rabbia e tristezza ha avuto luogo sotto gli occhi di tutti, ma che dopo pochi mesi non interessa quasi più nessuno.

Tuttavia lontano dalle luci della ribalta, e ciò è molto consolante, il cerchio si chiude. Il tempo che per un’analisi oggettiva prima non c’era, adesso assume tutt’altra importanza. Adesso permette di esaminare e ponderare attentamente le varie soluzioni. Attualmente il Consiglio federale sta elaborando disposizioni in materia di responsabilità più severe per i proprietari di cani. Dopo un attento esame è giunto alla conclusione che, grazie a tali disposizioni, i cittadini sono protetti in modo sufficiente nel rispetto del principio di proporzionalità. Le disposizioni in materia di responsabilità sono la controproposta all’intervento parlamentare per un «divieto dei pitbull». La politica continuerà a occuparsi di quest’argomento, perché non si è dimenticata della vittima.

Gentili signore e signori, tale esempio ci dimostra che anche nella politica il tempo ristabilisce le relazioni.

E questo vale probabilmente anche per la crisi dei mercati finanziari che attualmente ci tiene con il fiato sospeso. Anche in questo caso il tempo ristabilirà le relazioni. Con ciò non voglio dire che non si tratti di un problema serio. I problemi causati dai mercati finanziari sono molto gravi. Ma in situazioni di tensione noi - e con noi intendo la politica, i media e il pubblico - non siamo sempre in grado di osservare gli avvenimenti in modo razionale. Scatenare il panico è la cosa peggiore, perché non fa altro che aggravare la crisi.

È chiaro che in tali situazioni gli Stati e quindi anche la Svizzera devono fare appello a tutte le proprie forze per sostenere il mercato finanziario e proteggere i risparmiatori. Ma spero che la distanza temporale permetterà di analizzare e trarre insegnamento da tali esperienze. Perché oggi è lo Stato che deve intervenire, non perché è impossibile ignorare le richieste di intervento, ma perché la situazione lo impone. Mentre ieri è stata la rimozione ben organizzata a scatenare la crisi. Ieri i responsabili non si sono concentrati sui rischi, ma sulle enormi possibilità di guadagno.

Anche al di fuori di eventi così urgenti il tempo assume un ruolo determinante per la politica. Perché? In Svizzera un cambiamento politico richiede una certa unanimità. Non tutti devono essere d’accordo, ma vanno forgiate alleanze. Proprio il disaccordo iniziale permette un dialogo impegnato e controverso che infine porta a un risultato buono ed equilibrato – spesse volte sotto forma di compromesso.

In passato la Svizzera è riuscita spesso a trovare questo «buon compromesso», ad esempio con gli accordi bilaterali con l’UE. Tra due posizioni estreme – un’adesione immediata e incondizionata da una parte e un muro alto intorno alla Svizzera dall’altra - si è aperto il cammino degli accordi bilaterali. Una soluzione che non era palese, per lo meno non lo era all’inizio. Soltanto grazie alla distanza temporale e a numerose discussioni si è affermata e nel frattempo è riuscita a consolidarsi.

Per la ricerca di un compromesso il tempo ovviamente gioca un ruolo decisivo, perché riesce a relativizzare i differenti punti di vista. Il tempo crea lo spazio per nuovi fatti e punti di vista che possono confluire nelle discussioni.

Ciò non significa che rimanere con le mani in mano aspettando che l’argomento passi in secondo piano sia una buona soluzione, al contrario: ma neanche l’attivismo avventato dà buoni risultati. Sono convinta che il sistema politico della Svizzera, anche se a volte «lento» e per alcuni addirittura troppo faticoso e noioso, ci preservi da molte azioni affrettate. È chiaro, richiede più tempo cercare una soluzione lungimirante invece di accontentarsi di una decisione avventata con cui si rischia di sbattere la testa contro il muro. Ma il risultato finale sarà migliore e non si rischia di tralasciare un aspetto fondamentale. Inoltre, ci sarà meno bisogno di pastiglie contro il mal di testa...

Il sistema politico svizzero richiede questi compromessi faticosamente raggiunti ma ben accetti, esige soluzioni lungimiranti e solide.

Questa accuratezza è ancorata nelle nostre istituzioni politiche e al fattore tempo viene attribuita una grande importanza: il referendum frena il Consiglio federale e il Parlamento. L’iniziativa popolare invita i politici a Berna ad agire in fretta, se non è stato fatto nulla per troppo tempo. Il federalismo fa sì che le due camere del Parlamento trattino, in alternanza, le stesse pratiche. Anche la concordanza – indipendentemente da una definizione piuttosto matematica oppure contenutistica – impedisce alla locomotiva di partire lanciata prima ancora di aver attaccato almeno la maggior parte dei vagoni.

L’intero sistema politico svizzero assomiglia alla cabina di blocco di una grande stazione; ci sono diversi semafori ferroviari verdi e rossi e soltanto quando tutti i semafori diventano verdi il treno può partire e lasciare la stazione.

Non occorre essere dotati di facoltà chiaroveggenti per sapere che tra un sistema politico così tarato e la realtà circostante possono nascere difficoltà: il mondo cambia in fretta. Non così in fretta come tanti ci vogliono far credere, ma comunque in fretta. E ciò richiede adeguamenti. Anche in questo caso vi porto un esempio del mio Dipartimento: la criminalità in Internet sta aumentando e mette la nostra società di fronte a grandi problemi. Chi è responsabile, quando un computer allacciato a una rete centrale in Asia viene usato dalla Svizzera e il programma utilizzato viene prodotto in un altro luogo ancora? La criminalità, gentili signore e signori, è uno dei pochi settori veramente globalizzati.

È comprensibile che si chiedano sempre più insistentemente nuove leggi, norme penali chiare e un maggiore intervento della polizia in tale settore. Non possiamo e non vogliamo tirarci indietro di fronte a tutte queste esigenze. Ma sta di fatto che quest’evoluzione avviene a ritmi troppo elevati che il legislatore non riesce a seguire. I presupposti possono cambiare in pochi minuti. Le leggi e le ordinanze andrebbero adeguate mensilmente. In questo caso però la certezza del diritto e la pratica giuridica diventerebbero problematiche soprattutto in caso di pratiche internazionali.

Quindi il Consiglio federale è dell’opinione che la responsabilità in casi di criminalità in Internet non può essere risolta con una nuova legislazione specifica e solo apparentemente efficacie, ma che occorre basarsi su norme penali generali. Su norme solide che valgono per qualsiasi ambito, quindi anche per la criminalità in Internet. Grazie a tali norme i tribunali possono adottare una prassi che tiene meglio conto degli sviluppi tecnologici, invece di applicare leggi rigide che sono in grado di offrire solo linee guida generali. Ovviamente, assumendo tale posizione, il Consiglio federale non ottiene l’approvazione di tutti, poiché tali soluzioni sono faticose. E inoltre non è neanche possibile mettersi in luce: una soluzione immediata sarebbe più accattivante, ma significherebbe accettare che questa nuova «soluzione» potrebbe suscitare problemi nuovi e maggiori.

Oggi si rimprovera spesso al Consiglio federale d’infilare la testa nella sabbia, ma secondo me queste critiche sono ingiustificate. Il Consiglio federale cerca piuttosto di trovare soluzioni lungimiranti ed equilibrate; ovviamente questo modo di procedere non è sempre molto popolare. La pressione esercitata dai partiti e dal Parlamento sul Consiglio federale è elevata. Anche in questo contesto il tempo svolge un ruolo importante: alcuni esponenti del Parlamento cercano di essere al centro dell’attenzione per un breve momento, il tempo di un lampo fotografico. Il Consiglio federale deve invece riflettere su soluzioni valide a lungo termine e non perdere di vista l’obiettivo finale. Provvede per così dire all’illuminazione generale.

La politica e di conseguenza anche il Consiglio federale devono trovare un equilibrio tra interessi spesse volte opposti e riuscire a muoversi sul filo del rasoio. Devono prendere sul serio le preoccupazioni e i timori della popolazione. E ciononostante i responsabili delle decisioni politiche devono – indipendentemente dalla pressione, dall’immediatezza e dall’urgenza – tenere conto delle ripercussioni a lungo termine. Ovviamente devono, in caso di necessità, trovare soluzioni e non possono infilare la testa nella sabbia. Ma l’urgenza non deve portare a soluzioni sconsiderate che mancano il bersaglio e magari recano danni importanti.

Questa situazione corrisponde in linea di massima alle esperienze che fanno parte del nostro quotidiano: prima individuiamo nei tratti salienti il problema e poi passiamo all’analisi. In seguito elaboriamo possibili soluzioni e le esaminiamo in base ai loro vantaggi e svantaggi. Seguono la decisione, l’attuazione e il controllo delle misure adottate. In questo processo le varie tappe si svolgono in un determinato ordine cronologico ossia in un determinato ordine temporale.

Sono dell’avviso che questo modo di procedere dia buoni risultati anche in politica. Invece, è questa purtroppo è una realtà, l’effettiva o presunta urgenza c’induce a scavalcare l’analisi del problema e la ricerca delle varie soluzioni possibili. Sotto pressione tendiamo a volerci occupare subito della soluzione.

Questa tendenza è comprensibile, perché il nostro istinto naturale continua a suggerirci di agire immediatamente. Questo meccanismo è una benedizione quando per esempio una macchina mi viene incontro a tutta velocità su una strada molto stretta. Sarebbe probabilmente il momento sbagliato per chiedermi perché questa macchina spunta proprio adesso o per quale motivo il suo autista agisce in questo modo.

In altre situazioni meno spettacolari questo meccanismo invece ci mette i bastoni tra le ruote, poiché c’impedisce di analizzare attentamente il problema o perché magari provvediamo sì all’analisi, ma in realtà abbiamo già in testa la soluzione e quindi l’analisi diventa un esercizio fine a se stesso.

Quando devo affrontare un problema, cerco sempre di ricordarmi queste nozioni psicologiche non del tutto nuove. Il primo passo da fare è un passo indietro, per ottenere una visione d’insieme. Se per caso ci troviamo davanti a un incidente, abbiamo imparato che dobbiamo resistere al primo impulso, che c’induce ad agire immediatamente, e dobbiamo invece prima riflettere: cos’è successo, vi sono altri pericoli? Quali sono le mie possibilità di agire? Solo quando abbiamo risposto a tali domande, possiamo agire. Quello che vale per tali situazioni di emergenza non può rivelarsi così sbagliato per la politica.

Sicuramente vi chiederete: ma abbiamo a disposizione questo tempo? In politica o nella nostra vita abbiamo veramente il tempo per un’analisi accurata? Ne sono convinta: se si studia minuziosamente la cartina geografica per trovare il sentiero giusto si perde meno tempo che se s’imbocca un vicolo cieco e si deve tornare indietro. Spesso ciò che di primo acchito sembra dinamico, immediato e veloce in realtà si rivela «lento».

Questo vale anche per la politica; sistemi con una chiara distinzione tra partiti di governo e partiti d’opposizione possono sembrare dinamici; se però, dopo pochi anni in occasione di cambiamento di governo viene corretta la rotta, si perde molto tempo e molta energia. Non mi preoccupo quindi per il sistema politico svizzero. Non sono dell’avviso che il nostro sistema politico piuttosto lento non riesca a tener i ritmi serrati della nostra epoca.

Perché giungo a queste conclusioni? Vi sono degli esempi e degli indizi: negli anni Novanta non si potevano ignorare gli avvertimenti dei pessimisti, secondo i quali la Svizzera non sarebbe riuscita a seguire la dinamica delle istituzioni europee. Da allora l’UE è stata obbligata a riconoscere ripetutamente che non è sufficiente persuadere i cittadini dopo aver preso una decisione. Più Stati hanno bocciato la Costituzione europea e quest’anno il voto dei cittadini irlandesi ha messo in questione la sua versione riveduta; il futuro della Costituzione europea è ancora aperto. Non è un motivo per godere del male altrui, perché è un processo che conosciamo bene in Svizzera. Alcune volte il popolo respinge le decisioni politiche. La politica deve saper gestire tali situazioni. Per tornare all’immagine che ho già usato: un treno composto soltanto da una locomotiva, mentre i vagoni sono fermi in stazione, non è affatto adatto al trasporto di persone!

E quindi anche in questo contesto il tempo gioca un ruolo decisivo. Perché il tempo costituisce una conditio sine qua non per il processo di maturazione. Occorre tempo per attaccare tutti o la maggior parte dei vagoni alla locomotiva. È compito della politica, prendersi il tempo e resistere alla tentazione di prendere decisioni immediate. In compenso deve provvedere che i vagoni non rimangano fermi in stazione troppo a lungo, che non arrugginiscano o si ritrovino addirittura su binari morti.

Gentili signore e signori, tutto sommato credo che la politica svizzera abbia saputo sfruttare bene il fattore tempo. E sono fiduciosa che lo farà anche in futuro.

Vi ringrazio dell’attenzione.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 17.10.2008