Votazione del 17 maggio: argomenti a favore di un sì

Discorso della consigliera federale Widmer-Schlumpf

Discorsi, DFGP, 05.04.2009. Vale il testo parlato

Introduzione di dati biometrici registrati elettronicamente nel passaporto svizzero e nei documenti di viaggio per stranieri (modifica della legge sui documenti d’identità e della legge sugli stranieri).

Signore e Signori

La legge sui documenti d’identità garantisce a tutti gli Svizzeri il diritto di ottenere un passaporto. Quest’ultimo serve a comprovare la nazionalità e la propria identità ed è inoltre riconosciuto dagli altri Stati come documento di viaggio. L’Organizzazione dell’aviazione civile internazionale (OACI), un’agenzia delle Nazioni Unite di cui anche la Svizzera è membro, ne definisce gli standard. L’Unione europea ha stabilito requisiti che vanno oltre quelli dell’OACI.

Più di 60 Stati adempiono già gli standard internazionali ed entro la fine dell’anno il loro numero salirà a 90. Questi Stati rilasciano un passaporto in cui i dati personali sono registrati elettronicamente. Poiché di tali dati fanno parte anche informazioni biometriche, quali la fotografia o le impronte digitali, il passaporto viene spesso chiamato biometrico. Tuttavia l'introduzione di dati biometrici nei passaporti non costituisce una novità, visto che elementi come la fotografia, l'altezza e in passato anche il colore degli occhi e dei capelli, vengono utilizzati da tempo per attribuire in modo univoco un documento d’identità al legittimo titolare. La novità è che ora la fotografia e due impronte digitali del titolare sono inseriti in un microchip. Per questo motivo a livello internazionale il passaporto è chiamato passaporto elettronico.

Per continuare a garantire agli Svizzeri di viaggiare liberamente e mantenere l’elevato standard di sicurezza del passaporto svizzero, anche il Consiglio federale e il Parlamento intendono introdurre il passaporto elettronico. Contro il decreto federale è stato tuttavia lanciato il referendum e il 17 maggio il Popolo sarà chiamato a esprimersi in merito.

Dopo gli adattamenti precedenti che risalgono al 1932, 1959, 1985, 2003 e 2006, si tratta in sostanza di adattare il passaporto svizzero, per la sesta volta nella sua storia quasi centenaria, agli sviluppi tecnologici più recenti. A partire da marzo dell’anno prossimo, in applicazione delle norme internazionali, si prevede di munire il passaporto svizzero di un microchip. Sul microchip saranno registrati i dati iscritti nel passaporto e le impronte digitali dei due indici. In tal modo si garantisce che un passaporto smarrito o rubato non venga usato da un’altra persona. Infatti, solo le impronte digitali del titolare coincidono con quelle registrate nel passaporto.

Ogni anno vengono smarriti o rubati più di 13 000 passaporti svizzeri. Con la nuova tecnologia si garantisce che questi passaporti non siano usati abusivamente.

Oltre che nel passaporto, le impronte digitali saranno registrate anche nel sistema d’informazione sui documenti d’identità (ISA), che in Svizzera è in funzione già dal 2003. Le impronte registrate in ISA permettono di verificare l’identità di chi richiede un nuovo passaporto con affidabilità ancora maggiore rispetto a oggi. Si esclude così che qualcuno ottenga un passaporto sotto falsa identità.

La registrazione centrale non è richiesta dalle norme internazionali. In quanto Stato sovrano, la Svizzera va oltre gli standard internazionali al fine di creare maggiore sicurezza e proteggere meglio l’identità dei titolari. Non è tuttavia l’unica: attualmente nove Stati europei dispongono di un sistema analogo a quello svizzero. Alcuni, come la Francia, il Portogallo e i Paesi Bassi, hanno optato per la registrazione centrale delle impronte digitali e numerosi Stati europei si stanno muovendo in tal senso.

Registrando in futuro le impronte digitali nella banca dati, possiamo escludere con certezza ancora maggiore il rischio di rilasciare un passaporto svizzero a una persona che ha fornito una falsa identità. Infatti, in occasione del rilascio del passaporto le impronte digitali servono a verificare in modo affidabile e rapido l’identità di chi richiede un nuovo passaporto. In tal modo sono tutelati i diritti e l’identità dei nostri cittadini.

Dal 2003, grazie alla banca dati ISA, sono stati evitati o smascherati circa 60 tentativi di ottenere abusivamente un documento svizzero. Una stima reale di questi tentativi è difficile, ma è indubbio che la registrazione delle impronte digitali avrà un grande effetto deterrente: i tentativi di ottenere abusivamente un passaporto diminuiranno drasticamente, poiché è chiaro per tutti che, grazie alla registrazione delle impronte digitali nel sistema d’informazione sui documenti d’identità, essi saranno in futuro smascherati.

La banca dati centrale ha anche altri vantaggi:

  • rende più efficiente, rapido e affidabile il rilascio dei passaporti; e
  • facilita il rilascio dei cosiddetti passaporti di emergenza negli aeroporti, negli uffici cantonali dei passaporti e presso le rappresentanze svizzere all’estero.

Come detto, la banca dati ISA è in funzione dal 2003. Da allora è sancita nella legge sui documenti d’identità e ha dato buoni risultati. La protezione dei dati è garantita in qualsiasi momento. L’accesso alla banca dati è severamente disciplinato ed è consentito per legge solo alle autorità svizzere. La banca dati ISA non può essere usata per ricerche da parte della polizia.

In altre parole, le impronte digitali registrate nell’attuale sistema di informazione ISA rendono ancora più sicuri i documenti d’identità svizzeri. Gli Svizzeri sono meglio protetti dall’uso abusivo dei loro documenti e della loro identità. Inoltre, la protezione dei dati mediante un sistema centrale piuttosto che con diversi sistemi decentralizzati è più affidabile, più efficiente e più economica.

Anche i dati inseriti nel passaporto godono della massima protezione: sono registrati in modo tale da impedirne la lettura all’insaputa del titolare e non possono essere manipolati o copiati senza che ciò emerga in un controllo.

Le impronte digitali sono d’altronde protette in modo particolare. Un altro Paese può leggere i dati solo se dispone dell’autorizzazione della Svizzera, e il Consiglio federale la concede unicamente ai Paesi che offrono una protezione dei dati equivalente a quella svizzera. Se un Paese non adempie più le esigenze in materia di protezione dei dati, il Consiglio federale revoca l’autorizzazione.

Riassumendo possiamo affermare che con le impronte digitali registrate nel passaporto e nel sistema d’informazione ISA i nostri cittadini sono protetti dall’uso abusivo dei loro passaporti e della loro identità.

Passiamo ora alla carta d’identità: l’adattamento della legge sui documenti d’identità crea le basi per la registrazione elettronica dei dati biometrici nei documenti d’identità svizzeri e conferisce al Consiglio federale la competenza di decidere in quali tipi di documenti inserire dati registrati elettronicamente.

A partire dal 1° marzo 2010 ciò è previsto soltanto per il passaporto svizzero e per i documenti di viaggio svizzeri per stranieri. La carta d’identità non sarà adattata e per il momento continuerà a essere rilasciata senza dati registrati elettonicamente. Il progetto di revisione dell’ordinanza sui documenti d’identità, che il Consiglio federale ha posto in consultazione l’anno scorso, non contiene pertanto disposizioni che prevedano l’inserimento di un microchip nella carta d’identità.

Sarà modificata soltanto la procedura di rilascio della carta d’identità. Infatti, dopo un periodo di transizione di al massimo due anni, la competenza di trattare le richieste di rilascio delle carte d’identità passerà dai Comuni ai Cantoni. Il passaporto e la carta d’identità si potranno così ottenere nello stesso luogo, la procedura di richiesta sarà identica per entrambi i documenti e pertanto i costi potranno essere mantenuti bassi. In altre parole: il nuovo passaporto potrà essere rilasciato al prezzo di 140 franchi soltanto perché per il passaporto e la carta d’identità non occorre gestire una duplice infrastruttura presso i Comuni e i Cantoni. Grazie ai centri cantonali per i documenti d’identità si impedisce l’esplosione dei costi.

Mi preme osservare ancora una volta che resta da stabilire se in futuro sarà introdotta una carta d’identità svizzera contenente dati registrati elettronicamente e se eventualmente coesisteranno carte d’identità con e senza microchip. Il progetto in votazione crea semplicemente le basi legali affinché possa essere introdotta una carta d’identità con microchip, senza tuttavia prevederne l’obbligo. Il progetto di revisione dell’ordinanza sui documenti d’identità, posto in consultazione dal Consiglio federale a giugno 2008, non contiene alcuna disposizione che preveda di dotare la carta d’identità di un microchip. Solo una volta valutati tutti i requisiti e le esigenze, il Consiglio federale potrà decidere sul futuro della carta d’identità. In caso di modifiche saranno avviate le consuete consultazioni, in occasione delle quali le cerchie interessate e i cittadini potranno esprimere il loro parere.

Ho già accennato al fatto che, oltre al passaporto, anche i documenti d’identità svizzeri per i rifugiati riconosciuti e per gli apolidi – i cosiddetti documenti di viaggio per stranieri – saranno muniti di dati registrati elettronicamente. A questi documenti saranno applicati gli stessi standard di sicurezza del passaporto. Il decreto federale in votazione contiene le modifiche necessarie della legge sugli stranieri.

Le riflessioni sulla sicurezza illustrate all’inizio hanno fatto sì che i passaporti elettronici diventassero un tema di attualità su scala internazionale. Dal 2006 gli Stati che aderiscono a Schengen sono tenuti a rilasciare esclusivamente passaporti elettronici e, a partire dalla metà del 2009, dovranno inserirvi anche le impronte digitali. Il pertinente regolamento CE sui documenti d’identità non consente di rilasciare, accanto a quello elettronico, un passaporto senza dati elettronici e da un punto di vista oggettivo ciò non sarebbe nemmeno sensato.

Anche la Svizzera, in quanto Stato associato a Schengen, deve attenersi al regolamento CE sui documenti d’identità e decidere se trasporne le disposizioni nella sua legge sui documenti d’identità. Se decide di non farlo, e non riesce a trovare entro 90 giorni una soluzione alternativa con gli Stati dell'UE, gli Accordi di Schengen e Dublino cesseranno di essere applicabili.

Il decreto federale sottoposto a votazione il 17 maggio permette alla Svizzera di proseguire la cooperazione con gli Stati europei aderenti allo spazio Schengen. In tal modo il nostro Paese potrà continuare a usufruire dei vantaggi appena acquisiti, ossia:

  • la stretta collaborazione degli organi giudiziari e di polizia;
  • la chiara normativa nel settore dell’asilo volta a contrastare il deposito di domande d’asilo multiple;
  • l’agevolazione del traffico viaggiatori alle frontiere, senza controlli sistematici;
  • la politica unitaria in materia di visti, anche a tutela degli interessi economici del turismo svizzero.

Permettetemi di precisare l’ultimo punto. Se a causa di un no all’introduzione del passaporto elettronico il nostro Paese non potesse rimanere nello spazio Schengen, i turisti indiani, russi o cinesi – per citarne solo alcuni – avrebbero bisogno di un visto apposito per entrare in Svizzera e di conseguenza potrebbero rinunciare a includere il nostro Paese nel loro itinerario europeo.

D’altro canto, l’introduzione definitiva del passaporto elettronico è anche una condizione necessaria affinché gli Svizzeri possano continuare a recarsi e fare scalo negli Stati Uniti senza visto. Se la Svizzera non dovesse introdurre il passaporto elettronico, gli Svizzeri che intendono recarsi negli Stati Uniti o transitarvi avrebbero nuovamente bisogno di un visto – indipendentemente dal fatto che siano in possesso di un passaporto 03 o 06. Un visto per gli Stati Uniti costa circa 170 franchi e per ottenerlo è necessario recarsi personalmente per un colloquio all’Ambasciata americana a Berna.

Per poter viaggiare abbiamo tutti bisogno di un documento d’identità. Se il passaporto soddisfa le esigenze poste dagli altri Paesi, possiamo viaggiare senza problemi e senza inutili perdite di tempo, ad esempio per la richiesta di visti. Per tale motivo il Consiglio federale ha deciso già nel 2004 di aggiornare il passaporto svizzero, lanciando, sulla base di un’ordinanza, un progetto pilota della durata massima di cinque anni per il rilascio del primo passaporto elettronico svizzero: il passaporto 06. Nel contempo è stata avviata la revisione della legge sui documenti d’identità, al fine di permettere l’introduzione definitiva del passaporto elettronico svizzero. A giugno dell’anno scorso il Parlamento ha approvato la modifica di legge e il 17 maggio saremo chiamati alle urne.

Un sì da parte del Popolo permette di portare il passaporto svizzero al passo con la teconologia più recente, rendendolo ancora più sicuro e proteggendolo meglio dall’uso abusivo. Se invece, a differenza di altri Paesi, la Svizzera dovesse rinunciare alla registrazione elettronica dei dati, il passaporto svizzero potrebbe essere in futuro maggiormente bersaglio di falsificazioni e usi abusivi. Rischieremmo inoltre di dover abbandonare lo spazio Schengen e di perdere la possibilità di entrare negli Stati Uniti senza visto.

Per i motivi summenzionati raccomando, insieme al Consiglio federale e al Parlamento, di accettare il progetto posto in votazione il 17 maggio. Soltanto così il nostro passaporto potrà continuare a soddisfare le esigenze internazionali e a essere all’altezza dei passaporti degli altri Paesi. Soltanto così il passaporto svizzero continuerà a essere sicuro e soltanto così possiamo garantire agli Svizzeri di poter viaggiare, per piacere o per lavoro, senza difficoltà e inutili perdite di tempo.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 05.04.2009