"Semplici verità all'indirizzo dei cittadini svizzeri"

Discorso della Consigliera federale Ruth Metzler-Arnold all'Assemblea dei delegati PPD a Basilea, 27 settembre 2003

Discorsi, DFGP, 27.09.2003. Vale il testo parlato

Signor Presidente, cari delegati PPD,

quest'estate il PPD ha soffiato aria nei suoi "palloncini elettorali", mentre altri hanno riempito d'aria la loro politica. In passato i dibattiti non sono mai stati tanto incentrati su ricette facili, soluzioni artificiose e discussioni gonfiate come lo sono ora. Questo è per me incomprensibile, se si considerano le importanti sfide che il nostro Paese si appresta ad affrontare.

La prossima legislatura è alle porte. Vorrei quindi esporvi alcune riflessioni.

Ma non vi presenterò una serie di ricette facili...
questo ci pensano già gli altri a farlo!
Mi limiterò invece a semplici verità.

Durante la prossima legislatura, la Svizzera dovrà affrontare sfide di cui in tempi recenti non si è quasi parlato.

Nel campo della politica sociale, ad esempio:

Da qualche settimana sono in corso accese discussioni sulla questione dell'innalzamento dell'età di pensionamento a 67 anni...e ciò nonostante l'innalzamento sia previsto per il 2025!
Dobbiamo cominciare oggi a risolvere i problemi di domani. Ma badiamo a non dimenticarci di risolvere prima i problemi attuali.

Il fatto è che oggi l'età media di pensionamento diminuisce costantemente.

Ciò mette sotto pressione l'intero sistema di assicurazioni sociali, in particolare la previdenza professionale, l'assicurazione invalidità, l'assicurazione malattia e l'assicurazione disoccupazione.
Dobbiamo fermare quest'evoluzione!

Concretamente, ciò significa che dobbiamo rivedere gli incentivi in favore dei pensionamenti anticipati e creare misure più semplici da applicare, al fine di integrare meglio nel mercato del lavoro i cinquantenni, i sessantenni e gli invalidi.

Per quel che concerne il 2° pilastro, da un anno e mezzo in Svizzera la questione del tasso d'interesse minimo crea scalpore. Con un'inflazione così bassa come quella attuale, gli argomenti avanzati dall'&"opposizione&" mi sembrano chiaramente gonfiati.

Nel contempo però, è sorprendente che non si discuta della questione del tasso di conversione. La scomoda verità è che in quest'ambito saremo chiamati a prendere difficili decisioni.

La scorsa estate, non ha ottenuto alcun riconoscimento la "semplice e impopolare verità" secondo cui la previdenza professionale esigeva urgentemente un riesame e un adeguamento dei suoi parametri.
Oggi, constato con soddisfazione che la stabilizzazione che si rendeva necessaria è in corso.

La politica europea è un altro di quei temi di cui si è parlato in modo unilaterale. E questo nonostante anche nel corso della prossima legislatura saremo chiamati ad affrontare sfide impegnative in tale ambito. Di regola la discussione ruota intorno alla questione: aderire o non aderire all'UE?

Ma le priorità, cari delegati, sono ben altre.

Da un lato, sono in corso importanti e difficili negoziati bilaterali con l'UE, di grande rilevanza per la nostra economia, la nostra piazza finanziaria, la nostra politica di sicurezza e la nostra politica in materia d'asilo.

Dall'altro - e ciò può sorprendere - pare che nel frattempo ci si sia dimenticati di un "semplice fatto&": la piena attuazione dei bilaterali 1 non si è ancora del tutto compiuta. è però assolutamente prioritario portare avanti questo processo.

E non è tutto: l'UE si muove, nonostante si affermi il contrario. A partire dal 1° maggio 2004 l'UE conterà 25 membri, e il processo di allargamento non si è ancora concluso. Stiamo quindi già negoziando con l'UE l'adeguamento degli accordi bilaterali.

Nei nostri rapporti con l'Europa, abbiamo deciso di seguire la via bilaterale. Gli accordi bilaterali hanno un'importanza enorme per la nostra economia, e ne influenzeranno in modo decisivo lo sviluppo a lungo termine.

Il consolidamento delle relazioni bilaterali con l'UE offre nuove opportunità per la nostra economia. è però vero che la decisione di seguire la via bilaterale risulterà estremamente controversa dal profilo della politica interna. La politica svizzera deve affrontare queste sfide e sfruttare le possibilità che le si presentano. Senza perdere tempo!

La discussione relativa all'adesione all'UE, che occupa il nostro Paese ormai da 15 anni, non costituirà una questione prioritaria nemmeno durante la prossima legislatura.

L'allargamento a Est è un importante processo di portata storica che garantisce stabilità al continente. E soltanto un continente stabile può essere un continente prospero.
Dopo la caduta del muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989, l'Europa ha percorso molta strada. Allora pochi l'avrebbero pronosticato. Questo dimostra anche come sia cambiato il mondo in 15 anni.

Sfogliando i giornali svizzeri di quel periodo, si scopre che nel novembre del 1989 le agenzie annunciavano ... il lancio di un'iniziativa sull'asilo!

Nel 1989 il giornalista José Ribeau, parlando del nostro Paese, diceva: "la Svizzera tra isolamento e apertura&".

Nel frattempo, è risultato chiaro che la politica svizzera è malata di conservatorismo e immobilismo. E questa non è una verità semplice, ma triste. Dopo 15 anni ci sono sempre forze politiche che non hanno ancora riconosciuto il potenziale dell'UE, e che non vogliono capire che la questione dell'asilo va affrontata soltanto nell'ambito di una collaborazione a livello europeo e internazionale.

E inoltre: nemmeno emarginandoci dall'UE potremo dormire sonni tranquilli.
Il dinamismo economico e i mutamenti del mercato interno europeo rappresentano per noi una sfida.

O accettiamo questa sfida e ci adattiamo ai cambiamenti, o un giorno saremo sorpassati dagli eventi.

Cari delegati,

coloro che vogliono assumersi la responsabilità di governo, devono anche assumersi la responsabilità di questi progetti fondamentali.

Constato che oggi soltanto le forze del centro sono disposte ad assumersi queste responsabilità. Le altre forze politiche hanno espresso chiare minacce di referendum. Ciò è irresponsabile!

Per la prossima legislatura, un patto d'immobilismo a livello politico sarebbe fatale per la nostra economia e per la nostra crescita.

Ciò che temo è che, una volta ancora, le forze del centro dovranno affrontare da sole il compito di dissipare le insicurezze della popolazione.

Per il nostro sistema politico, gentili Signore ed egregi Signori, si tratta di un compito sempre meno sostenibile.

La politica finanziaria occuperà una posizione fondamentale anche nella prossima legislatura. L'obiettivo della stabilizzazione delle spese non è purtroppo ancora stato raggiunto. In futuro in tale ambito potremo e dovremo fare meglio. Abbiamo bisogno di coerenza, costanza e dobbiamo agire in modo responsabile. Da ogni parte!
Coerenza, poiché anche qui non mancano alcune sorprese.

Se parliamo di coerenza e responsabilità, vi faccio un esempio, che questa volta ha a che fare con Zurigo; è significativo constatare a quale partito zurighese appartengono coloro che hanno deciso di lottare contro le misure di risparmio nel settore dell'asilo!

Ma, in realtà, la sfida finanziaria più impegnativa è un'altra.

è giunto il momento di inaugurare un piano di rinuncia ai compiti pubblici.

Troppo a lungo la pressione finanziaria originata dai compiti attuali ha indirettamente ostacolato la messa a disposizione di mezzi per l'adempimento di altri importanti compiti.

La verità, problematica, è che si è lentamente creata una mancanza di mezzi negli ambiti della sicurezza civile interna, degli investimenti, della formazione e della ricerca, del promovimento delle PMI e della politica famigliare.

Questa mancanza di mezzi compromette l'efficacia di compiti fondamentali per la nostra società e la nostra attrattiva economica.

Dobbiamo definire nuove priorità per le missioni dello Stato, e rinunciare ai vecchi compiti: è l'unica via per disporre dei mezzi per l'adempimento di nuovi compiti.

Cari delegati,

la Svizzera si appresta ad affrontare un periodo di legislatura particolarmente importante. Si tratta di dossier importanti, dove occorre prendere decisioni importanti. Si tratta di sfide importanti, che rappresentano una sfida per la Svizzera. Queste sfide possono però generare anche insicurezza.

Da alcuni anni, nella politica svizzera si è sviluppata una cultura politica negativa, che pone l'accento su insicurezza, pericoli e paure.

Da mesi il dibattito politico è fortemente marcato da questa insicurezza. Ci schieriamo con decisione contro questa cultura politica negativa!
Non ci lasceremo contagiare da queste paure. Ciò di cui ha bisogno la Svizzera, è un rinnovamento della cultura politica.

Per i partiti è giunto il momento di assumersi di nuovo le proprie responsabilità.
è giunto il momento di abbandonare la "politica del basso profilo&".
La politica deve assumere il suo ruolo portante, e adempiere alla sua funzione di guida.

Non si tratta di mostrare simpatia per insicurezza e paure.

Questo lo fanno già i demagoghi!
... ma non i democratici.

Si tratta semplicemente di comprensione, responsabilità e convinzione.

vai a inizio pagina Ultimo aggiornamento 27.09.2003