CEDU – elemento portante di un’Europa fondata su valori fondamentali comuni

Berna. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) costituisce un elemento portante di un’Europa fondata su valori fondamentali comuni. A parere del Consiglio federale, tale riconoscimento dei meriti della Convenzione non esclude di osservare in modo critico la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU) e di impegnarsi a favore di riforme. Come sottolineato dal rapporto pubblicato mercoledì, la denuncia della Convenzione non è tuttavia un’opzione.

In adempimento di un postulato (13.4187 "Esperienze e prospettive a 40 anni dall'adesione della Svizzera alla CEDU"), il Consiglio federale ha steso un rapporto sulle esperienze e le prospettive nel 40° anniversario dell’adesione alla CEDU. Secondo tale rapporto, la CEDU ha consolidato e ampliato in modo determinante lo Stato di diritto in Europa. Essa tutela i diritti fondamentali dei cittadini nei confronti dello Stato e riveste dunque un ruolo molto rilevante. In Svizzera la Convenzione è diventata un metro di misura per i parlamenti e i tribunali della Confederazione e dei Cantoni. La prassi di Strasburgo ha influenzato soprattutto la giurisprudenza del Tribunale federale relativa ai diritti fondamentali nonché l’elenco dei diritti fondamentali della Costituzione. Soltanto l’1,6 per cento circa dei ricorsi contro la Svizzera sono stati accolti dalla Corte EDU. Ciononostante, alcune sentenze hanno reso necessarie modifiche della legislazione federale e cantonale; in altri casi le autorità incaricate di applicare il diritto hanno dovuto modificare la propria prassi.

In Svizzera, come anche in altri Stati contraenti della CEDU, non tutte le sentenze della Corte EDU sono state accolte da plauso. Tuttavia nel corso degli anni il giudizio può mutare: sentenze una volta controverse hanno contribuito senza dubbio a migliorare lo Stato di diritto. Ciononostante, il Consiglio federale è del parere che le critiche alla giurisprudenza della Corte EDU vadano prese sul serio. In prospettiva futura ritiene importante applicare in modo efficace e coerente il principio della sussidiarietà: è compito degli Stati contraenti applicare la CEDU sul proprio territorio; se gli Stati rispettano i loro obblighi di attuazione e applicazione della Convenzione, la Corte EDU può allentare il proprio controllo.

Denunciare la CEDU non è un’opzione

Secondo il Consiglio federale la denuncia della CEDU non è un’opzione. Anche se a suo parere non tutte le sentenze di Strasburgo convincono in egual misura, il «punto di vista esterno» rimarrà importante anche in futuro. Dato che solo in pochissimi casi la Corte constata una violazione della Convenzione e che diverse violazioni della Svizzera hanno condotto a modifiche di legge e della prassi oggi comunemente accettate, il Consiglio federale si pronuncia per un «rapporto disteso con Strasburgo». Una denuncia della CEDU isolerebbe la Svizzera sotto il profilo della politica estera e nuocerebbe al sistema di tutela dei diritti umani del Consiglio d’Europa.

Necessarie ulteriori riforme

Negli ultimi anni, con il contributo determinante della Svizzera, sono state realizzate importanti riforme del sistema di controllo della CEDU. Le riforme devono proseguire al fine di garantire a lungo termine il buon funzionamento della Corte e la qualità della sua giurisprudenza. Essendo molteplici le cause del sovraccarico della Corte, devono essere molteplici anche le misure per ovviarvi. Secondo il Consiglio federale è degno di particolare attenzione il fatto che la Corte continui a doversi occupare di numerosi ricorsi riconducibili a lacune del sistema normativo di determinati Stati membri. A volte si tratta di gravi violazioni dei diritti umani, ma sempre comunque di lacune che, nonostante le pertinenti sentenze della Corte, non sono ancora state eliminate.

Nel corso dei decenni la Convenzione, la giurisprudenza della Corte EDU e la procedura di controllo si sono notevolmente evoluti. Dall’entrata in vigore della Convenzione il numero degli Stati contraenti si è più che quadruplicato e il numero di ricorsi è aumentato in misura ancora maggiore. Quanto all’attuale discussione sulla riforma a lungo termine, il Consiglio federale approva l’idea di un dibattito aperto: oltre a possibili miglioramenti del sistema vigente, vanno discusse anche proposte di modifica radicale del sistema. L’obiettivo primario deve comunque restare quello di consolidare la tutela dei diritti umani in Europa.

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Ultima modifica 19.11.2014

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