Il Consiglio federale prende atto del rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista in Svizzera

Berna. Il Consiglio federale ha preso atto del secondo rapporto sulla lotta al terrorismo di matrice jihadista in Svizzera. Giudica favorevolmente i progressi delle autorità di sicurezza e il lavoro di coordinamento svolto. Inoltre intende esaminare l’opportunità di potenziare le misure preventive di polizia, ad esempio per impedire a un presunto terrorista di lasciare il territorio svizzero. Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) è stato quindi incaricato di elaborare una valutazione in tal senso. L’Esecutivo sottolinea infine l’importanza delle strutture locali e cantonali esterne al settore di sicurezza nella lotta all’estremismo. Occorre infatti appoggiarsi maggiormente a queste strutture esistenti anziché crearne di nuove.

Nel gennaio 2015 il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) aveva già definito elevato il livello della minaccia terroristica in Svizzera. Da allora tale situazione è leggermente peggiorata sia nel nostro Paese sia nel resto d’Europa. I viaggi per la Siria intrapresi con finalità jihadiste continuano ad aumentare, soltanto che a partire non sono più solo uomini bensì anche donne e minori. Queste tendenze osservate in tutta l’Europa interessano anche la Svizzera.

Dalla pubblicazione del primo rapporto della task force TETRA nel febbraio 2015, le autorità di sicurezza hanno intensificato il coordinamento a tutti i livelli ottenendo progressi notevoli. Al momento sono infatti circa 70 i casi concreti di presunti terroristi jihadisti a occupare l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e il SIC. Per oltre 20 di questi casi il Ministero pubblico della Confederazione (MPC) ha avviato un’istruzione penale. Nell’autunno 2015 l’MPC inizierà a depositare le prime accuse presso il Tribunale penale federale.

Sensibilizzazione e cooperazione

La sensibilizzazione e la formazione delle polizie cantonali, delle guardie di confine e dei servizi consolari sono state rafforzate affinché dette autorità siano in grado di individuare le persone che si stanno avvicinando a posizioni estremiste. Per agevolare il coordinamento a livello nazionale e meglio rispondere alla minaccia, le forze di polizia cantonali si appoggiano alle strutture esistenti della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali della Svizzera. Tali strutture sono state ulteriormente rafforzate con l’istituzione di uno stato maggiore di condotta da attivare in caso di attentato terroristico o di altri eventi di vasta portata. Il coordinamento e la cooperazione sono stati inoltre potenziati anche su scala internazionale. La Svizzera ha ad esempio firmato il protocollo aggiuntivo alla Convenzione del Consiglio d’Europa per la prevenzione del terrorismo.

Tuttavia alcuni punti vanno ancora approfonditi, in particolare l’opportunità di misure preventive di polizia volte a impedire a un presunto terrorista di lasciare la Svizzera. In tale contesto il Consiglio federale ha quindi incaricato il DFGP di valutare la pertinenza di tali misure e le relative ripercussioni. L’analisi comprenderà anche l’esame delle basi giuridiche che disciplinano le segnalazioni di persone sospette da parte della polizia.

La lotta al terrorismo va oltre il campo d’azione della autorità di sicurezza

Sebbene il lavoro svolto dalle autorità di sicurezza sia indispensabile, esso costituisce soltanto una parte del dispositivo di lotta al terrorismo. Il fenomeno dell’estremismo va ben oltre il campo d’azione di tali autorità. Le esperienze maturate in Svizzera e all’estero mostrano, infatti, che per contrastare tale fenomeno è necessario agire a livello locale e coinvolgere il tessuto sociale, familiare ed educativo. Dal momento che le strutture locali e cantonali svolgono già un ruolo essenziale a tale fine, non occorre per il Consiglio federale crearne di nuove. È necessario invece adeguare le strutture esistenti in funzione dell’estremismo jihadista, intensificare lo scambio di esperienze e di competenze e sfruttare le sinergie. In tal senso, l’Esecutivo ha deciso di non istituire alcuna hotline o helpline nazionale.

In collaborazione con le conferenze intercantonali e i servizi cantonali competenti, il delegato della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) effettuerà un rilevamento delle misure preventive esistenti al di fuori dei settori di sicurezza e giudiziario. L’obiettivo è di avvalersi di procedure e metodi consolidati (best practices) e di potenziare le misure per prevenire l’estremismo.

Composizione e mandato della task force TETRA

La task force TETRA (TErrorist TRAvellers) è un gruppo di lavoro interdisciplinare istituito dal Comitato ristretto Sicurezza della Confederazione. Diretta da fedpol, TETRA è composta da rappresentati del SIC, dell’MPC, della Direzione politica e della Direzione del diritto internazionale pubblico del Dipartimento federale degli affari esteri, del Corpo delle guardie di confine, della Segreteria di Stato della migrazione, dell’Ufficio federale di giustizia, della polizia aeroportuale di Zurigo nonché dei comandanti dei corpi di polizia cantonali e del delegato della RSS. Gli obiettivi della task force sono: prevenire attentati terroristici in Svizzera, impedire che il nostro Paese serva da base di supporto o logistica per pianificare attività terroristiche e proteggere lo spazio Schengen. Tali obiettivi sono conformi alla Strategia della Svizzera per la lotta al terrorismo approvata dal Consiglio federale il 18 settembre 2015.

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Ultima modifica 02.11.2015

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