"Se approviamo l'iniziativa peggioreremo la crisi"

Intervista, 1° settembre 2020: Corriere del Ticino; Moreno Bernasconi

Corriere del Ticino: "La consigliera federale Karin Keller-Sutter è la titolare del dossier sulla libera circolazione delle persone. Secondo lei Svizzera e Ticino sono sulla stessa barca. Una eventuale caduta degli accordi bilaterali avrebbe pesanti conseguenze anche per l'economia ticinese."

In Ticino la libera circolazione ha spinto l'economia ma ha provocato anche una paralisi del traffico e un dumping salariale (dal 2016 il salario mediano è diminuito ai livelli del 2010). Per il Ticino la libera circolazione è un vantaggio?
"Il Ticino vive una situazione geo-economica particolare, di forte integrazione nello spazio di riferimento della Lombardia che determina conseguenze anche problematiche, per le quali ho la massima comprensione. Ma l'iniziativa su cui votiamo il 27 settembre chiede di rescindere l'accordo sulla libera circolazione. E se lo facciamo, tutti gli accordi Bilaterali I decadono automaticamente a causa della cosiddetta clausola ghigliottina. Anche se questa clausola non mi piace affatto, è scritta nero su bianco. Se cadono i Bilaterali I ciò avrà pesanti conseguenze anche per l'economia ticinese, che sappiamo non corrispondere al cliché che la riduce a turismo e banche. L'economia ticinese si è evoluta negli ultimi anni: la piazza finanziaria non gioca più il ruolo che aveva dopo la scomparsa del segreto bancario. Si è diversificata quanto l'economia svizzera e quindi gli interessi da difendere sono gli stessi. Siamo sulla stessa barca: Svizzera e Ticino. Bisogna valutare gli attuali interessi dell'economia ticinese: con un'industria di esportazione verso l'UE ad alto valore aggiunto e un ruolo di fornitore assolutamente essenziale per aziende esportatrici svizzere con sede oltralpe. Per questa ragione i Bilaterali I (sugli ostacoli tecnici al commercio, gli appalti pubblici, i trasporti, la ricerca...) sono decisivi anche per il Ticino e la sua economia. Anche la questione dei salari è certamente importante, in particolare le misure per evitare il dumping, che giustamente sono state adottate. La collaborazione tra le parti sociali, i sindacati, i datori di lavoro, i Cantoni e la Confederazione è fondamentale. I meccanismi di controllo previsti nelle nostre leggi devono essere utilizzati con il rigore necessario. È una responsabilità collettiva. Per quanto riguarda i dati macro economici, i salari mediani dei residenti sono aumentati in Ticino in maniera importante dopo l'introduzione della libera circolazione, mentre quelli dei lavoratori frontalieri hanno conosciuto un'evoluzione meno marcata. I salari reali sono cresciuti tra il 2002 e il 2018 in tutto il Paese, anche in Ticino".

Come si inserisce la questione dei frontalieri in questo contesto?
"Va sottolineato che con la disdetta degli accordi sulla libera circolazione i frontalieri non scompaiono. L'accordo precedente sui frontalieri, infatti, non è mai stato disdetto e resterebbe in vigore. È importante precisare che non votiamo sui frontalieri: si vota sulla disdetta dell'accordo sulla libera circolazione e di conseguenza sui Bilaterali".

Si dice che settori essenziali come ad esempio quello sanitario (lo vediamo con la crisi COVID) non potrebbero vivere senza lavoratori stranieri. Ma troppa dipendenza dall'estero non è un rischio?
"La questione è rilevante e riguarda tutti i Cantoni e non solo quelli di frontiera. Di fronte all'aumento della speranza di vita della popolazione, il settore delle cure elvetico non ha potuto rispondere in modo sufficientemente rapido. Confederazione e Cantoni investono molto nella formazione di personale medico-sanitario (lo sta facendo anche il Ticino) e piani articolati formativi sono stati adottati per cercare di far fronte alla domanda. Ma non possiamo costringere i giovani a scegliere professioni sanitarie. E sappiamo che nei prossimi anni circa 800.000 persone andranno in pensione mentre solo 500.000 entreranno nel mercato del lavoro. Nel frattempo, possiamo solo rallegrarci di poter contare sui frontalieri che forniscono cure per noi vitali, come ha dimostrato la crisi della COVID".

A seguito della COVID la disoccupazione cresce e l'economia è in crisi. Non è il momento di pensare a noi e limitare l'immigrazione?
"La crisi e il lavoro ridotto sono dovuti alla COVID. Il Consiglio federale è impegnato a sostenere popolazione e economia: con i crediti COVID, l'aumento dei mezzi finanziari contro il lavoro ridotto e la disoccupazione. Se approviamo l'iniziativa per la limitazione, peggioriamo la crisi! Senza i Bilaterali, alle aziende svizzere viene negato l'accesso al mercato europeo e mettiamo in pericolo posti di lavoro. Il Governo spera che la crisi COVID sia breve e possa essere superata presto. Ma se rendiamo più difficile l'accesso al mercato dei nostri principali partner bilaterali ci mettiamo in una situazione di grave incertezza: ciò non crea posti di lavoro, al contrario li distrugge".

Gli stranieri sono sempre di più. Vogliamo una Svizzera di 10 milioni di abitanti con i problemi che ciò comporterebbe per la qualità della vita?
"Guardiamo bene ai numeri. Dal 2013 l'immigrazione dei cittadini europei si è quasi dimezzata; lo scorso anno c'è stato un aumento netto che non supera le 32.000 unità. E poi non confondiamo le cose: non votiamo sul fatto se vogliamo una Svizzera di 10 milioni oppure no. Decidiamo se disdire oppure no accordi bilaterali stabili che siamo riusciti a concludere con il nostro principale partner economico. Qui sta il punto. Vogliamo davvero, in un momento di grande incertezza, assumerci questo rischio ulteriore?"

Ma perché non tornare al sistema dei contingenti?
"Non credo proprio che i Ticinesi vogliano che i funzionari della Berna federale tornino a determinare i loro bisogni dal punto di vista dell'immigrazione. E poi, anche al tempo dei contingenti abbiamo avuto grandi picchi di immigrazione... E già allora stranieri occupavano posti che avrebbero potuto avere i residenti. E chi approfittava davvero dei contingenti? Vengo da una famiglia di piccoli imprenditori e so come funzionava: ne approfittavano soprattutto le grandi aziende, non le PMI, che dovevano prendere ciò che restava dopo che la torta era stata ripartita fra i grandi. Il sistema favoriva chi arrivava prima, chi aveva una corsia preferenziale nell'amministrazione. Oggi il sistema è trasparente e non burocratico. Conviene tornare ad un sistema pesantemente burocratico, che di per sé non limita l'immigrazione ma minaccia i Bilaterali?"

Con l'Italia la libera circolazione è a senso unico. De facto, non c'è reciprocità per le aziende ticinesi. Come fare per ottenerla?
"Non l'otteniamo disdicendo la libera circolazione e perdendo i Bilaterali, questo è certo. L'Italia funziona diversamente rispetto alla Svizzera, lo sappiamo, e la situazione di ogni regione di frontiera è diversa. Ma vogliamo cambiare l'Italia e i nostri vicini rompendo le nostre relazioni bilaterali? Ci vogliono anzitutto accordi chiari e certezza del diritto e poi uno scambio e un dialogo attivo e continuo. E non dimentichiamo che l'Italia è un partner economico importante quanto la Francia".

Non è che l'Italia e l'UE siano restie a onorare gli impegni (penso anche al nuovo accordo sui frontalieri che si trascina da anni) fintanto che non avremo concluso un Accordo quadro? Tutto ciò non favorisce un clima favorevole in Ticino.
"Le assicuro che non lo favorisce neppure a Berna! Detto francamente: non lo trovo corretto. Il dossier frontalieri è sul tavolo del collega Maurer che cerca di farlo avanzare. Quanto all'Accordo quadro, il Consiglio federale ritiene il risultato delle trattative finora svolte insoddisfacente. Ci sono tre punti aperti: la protezione dei salari, gli aiuti di Stato e la direttiva sulla cittadinanza europea. Con l'UE dovremo chiarire le questioni aperte e solo se ciò si concluderà in modo soddisfacente per la Svizzera (segnatamente le parti sociali e i Cantoni) sarà possibile trovare una maggioranza in Parlamento e davanti al popolo. Ma oggi si tratta di garantire lo statu quo: non votiamo sul comportamento dell'Italia, votiamo sul mantenimento o no degli accordi bilaterali".

Se l'iniziativa sulla limitazione verrà respinta, saremo in una migliore o peggiore posizione per difendere i nostri interessi nell'Accordo quadro?
"In una posizione migliore. Finora il popolo ha approvato il sistema Schengen, l'estensione dei Bilaterali ai nuovi Paesi membri dell'UE, una riforma della fiscalità delle imprese compatibile col diritto europeo... Respingendo l'iniziativa contro la libera circolazione il popolo svizzero può dimostrare all'UE che sosteniamo coerentemente la via bilaterale; che rispettiamo i nostri impegni e i nostri accordi. Ciò rafforza la nostra posizione negoziale e ci permette di difendere meglio i nostri interessi".

Mi pare che la direttiva sulla cittadinanza europea sia il nuovo nome della libera circolazione. Come si fa a volere l'una e non l'altra?
"La direttiva sulla cittadinanza europea è una delle ragioni per cui il Governo non ha sottoscritto il progetto di Accordo quadro, benché essa non sia menzionata. Ma non vi figura per ragioni opposte: per noi vuol dire che non entriamo in materia, mentre per l'UE – come dice lei - essa è lo sviluppo del principio della libera circolazione delle persone. Il Governo deve chiarire la questione. Dal mio punto di vista, l'accettazione della direttiva sulla cittadinanza europea non entra in linea di conto: perché non siamo membri dell'UE e perché abbiamo sì approvato la libera circolazione, ma per quanto riguarda il mercato del lavoro e non per quanto riguarda l'aiuto sociale. Le prestazioni di aiuto sociale in Svizzera vanno garantite a chi ha lavorato qui per anni e pagato le assicurazioni sociali, mentre la direttiva sulla cittadinanza europea prevede che persone possano stabilirsi in un Paese dell'UE e godere delle prestazioni sociali anche se non vi hanno lavorato o vi lavorano. Finora si è parlato molto, giustamente, della protezione dei salari, ma il problema posto dalla direttiva sulla cittadinanza europea diventa altrettanto inaggirabile".

Info complementari

Dossier

  • Iniziativa per la limitazione – Il Consiglio federale non vuole denunciare la libera circolazione

    Il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare "Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)", che chiede la fine della libera circolazione delle persone con l’UE mettendo a repentaglio la via bilaterale della Svizzera. Senza l’accordo sulla libera circolazione delle persone e gli accordi bilaterali ad esso collegati, le imprese svizzere perdono l’accesso diretto al loro principale mercato e questo in un momento in cui l’economia ha bisogno di prospettive per uscire dalla crisi dovuta al coronavirus. L’accettazione dell’iniziativa avrebbe conseguenze gravi per i posti di lavoro e la prosperità del nostro Paese.

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Ultima modifica 01.09.2020

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