Iniziativa popolare "6 settimane di vacanza per tutti"

Discorso della consigliera federale Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.
Berna. Conferenza stampo sul testo in votazione, 17 gennaio 2012

Onorevole Consigliere di Stato,
Signore e Signori,

oggi ogni lavoratore ha diritto ad almeno quattro settimane di vacanze pagate all’anno, cinque se non ha ancora compiuto vent’anni. È quanto statuisce il Codice delle obbligazioni sin dal 1984. Il Codice delle obbligazioni garantisce quindi da quasi trent’anni un diritto minimo a quattro rispettivamente cinque settimane di vacanze. Numerosi settori si dimostrano comunque più generosi: cito a titolo di esempio l’industria alberghiera e della ristorazione svizzera, il cui contratto collettivo di lavoro prevede cinque settimane di vacanze per i suoi oltre 216 000 affiliati. Già oggi molti lavoratori percepiscono quindi più di quattro settimane di vacanze pagate l’anno – e ben venga: solo chi è riposato e in salute ha un buon rendimento.

Ecco perché il Consiglio federale è favorevole a normative che assicurino il riposo e il benessere dei lavoratori. È quanto si propone l’iniziativa, in fondo, ed è un intento ragionevole, da prendere sul serio.

L’iniziativa popolare «6 settimane di vacanza per tutti», sulla quale siamo chiamati a votare l’11 marzo 2012, chiede di concedere a tutti i lavoratori almeno sei settimane di vacanze pagate all’anno. La proposta è allettante, e a prima vista può anche sembrare che vada ad esclusivo vantaggio dei lavoratori, i quali si vedrebbero aumentare le vacanze cui hanno diritto per legge. Poiché il Consiglio federale – alla stregua del Parlamento – si dice comunque contrario all’iniziativa, in molti gli hanno mosso il rimprovero di limitare il proprio apprezzamento ai meri aspetti giuridici ed economici dell’iniziativa, tralasciando i benefici derivanti da vacanze più estese. I promotori dell’iniziativa sperano in particolare in una riduzione dello stress che oggi affligge viepiù i lavoratori. Lo stress sul posto di lavoro costa caro, le stime parlano di dieci miliardi di franchi l’anno. Tali costi gravano da un lato sui datori di lavoro, dall’altro naturalmente sulla comunità.

Il Consiglio federale è conscio della grande importanza che riveste la salute dei lavoratori. Investire nella salute giova sia ai lavoratori sia ai datori di lavoro. Senza contare che i collaboratori in salute non pesano sulle assicurazioni sociali e quindi sull’ente pubblico.

Il Consiglio federale non ignora nemmeno la crescente frenesia che oggi caratterizza il mondo del lavoro. La disponibilità e la flessibilità imposte ai lavoratori sono fortemente mutate negli ultimi anni – in una misura pressoché inimmaginabile fino a poco tempo fa. Basti pensare ai progressi fatti nel campo delle telecomunicazioni, che assicurano la disponibilità dei lavoratori ventiquattr’ore su ventiquattro in ogni parte del mondo. Più serrati anche i ritmi di lavoro: oggi la risposta per e-mail deve giungere molto più rapidamente di quanto fosse possibile ai tempi della posta tradizionale.

È però opinabile che l’aumento coatto delle vacanze sia veramente il mezzo migliore per mitigare gli effetti negativi della situazione attuale. Il Consiglio federale è scettico in proposito. Più vacanze sono utili soltanto se il lavoro è ripartito su più lavoratori, altrimenti rischia di gravare di più il singolo, che dovrà svolgere il proprio lavoro in meno tempo – e non è certo a questo che aspirano i promotori dell’iniziativa.

L’iniziativa tace però proprio su tale quesito essenziale, lasciando in sospeso la compensazione delle prolungate assenze per vacanza: non specifica se l’onere supplementare nel caso di un «sì» all’iniziativa vada a carico dei datori di lavoro o dei lavoratori. I lavoratori però ne traggono beneficio soltanto se il datore di lavoro aumenta gli effettivi.

Per i datori di lavoro, dal canto loro, tale misura si tradurrebbe in un aumento dei costi salariali. Costi perfettamente quantificabili: supponendo 240 giorni lavorativi l’anno e settimane lavorative di cinque giorni, una settimana di vacanze corrisponde a un aumento dei costi salariali del due per cento circa. In molti fanno notare che soprattutto le piccole e medie imprese faticherebbero a sopportare spese salariali accresciute – a prescindere dalla situazione economica.
Le considerazioni di carattere economico saranno approfondite tra poco dal consigliere di Stato Leuba.

È opinione del Consiglio federale e del Parlamento che l’attuale regime delle vacanze abbia dato buoni frutti, permettendo alle controparti e ai partner sociali di negoziare soluzioni su misura e di convenire condizioni di lavoro a favore dei lavoratori – condizioni che non si esauriscono con le vacanze, ma comprendono anche gli aumenti di salario, le riduzioni del tempo di lavoro, i posti a tempo parziale o le strutture per accudire i figli dei lavoratori.

Le soluzioni amichevoli di questo tipo sono possibili soltanto perché la libertà contrattuale offre i necessari margini di azione. Aumentare per legge le vacanze restringerebbe questo margine operativo: il denaro investito da un’impresa per finanziare le due settimane di vacanze supplementari finirebbe per mancare altrove impedendo di agevolare le altre condizioni di lavoro.

L’ho detto e lo ribadisco: il Consiglio federale e il Parlamento non sono contrari alle vacanze e ad altre forme di compensazione per rimunerare l’elevato impegno richiesto dal mondo del lavoro e i guadagni di produttività delle imprese. Non intendono però sancire nella Costituzione federale vacanze supplementari.

Considerato quanto appena illustrato, il Consiglio federale e il Parlamento raccomandano di respingere l’iniziativa in votazione l’11 marzo 2012. Per concludere, un responso negativo delle urne non significa comunque che possiamo archiviare il problema dello stress sul posto di lavoro. I partner sociali e il mondo politico faranno bene a intensificare gli sforzi tesi a rivolgere maggiore attenzione alla salute sul posto di lavoro.

Ultima modifica 17.01.2012

Inizio pagina