Commemorazione del 500° anniversario della battaglia di Marignano

La presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.

Onorevole sindaco Alessandro Lorenzano
Onorevole presidente del comitato organizzativo Luigi Pedrazzini
Stimato Jürg Stüssi
Stimati ospiti dalla Svizzera e dall’Italia

Cinquecento anni fa migliaia di soldati hanno combattuto su questo campo di battaglia.
Allora nessuno sospettava che la battaglia avrebbe occupato i posteri per così tanto tempo.

Ma ancora oggi si continua a discutere di Marignano e il termine significa più di una mera battaglia.

La "battaglia dei giganti" è diventata un mito – almeno per noi Svizzeri. Generazioni di alunni hanno imparato che la storia del successo della Svizzera neutrale è iniziata a Marignano.

Marignano, quindi, ci dimostra che la storia non è semplicemente ciò che è successo. La storia non si limita a fatti e date, la storia è anche il presente.

La sua importanza risulta dal modo in cui ce ne ricordiamo, poiché guardando al passato ci accertiamo di quello che siamo, e di quello che vogliamo essere.

In tal modo la memoria ci aiuta a orientarci nel presente e nel futuro.

La memoria è importante.

Noi tutti sappiamo quanto sia complessa la nostra memoria. Molte cose le dimentichiamo, altre nella memoria diventano più grandi, più belle o peggiori.  

Ma con tutte le libertà che ci concede la memoria: non possiamo adattare il passato agli scopi del presente, perché ne trarremmo gli insegnamenti sbagliati per il futuro.

Questo vale per il singolo, ma anche per una comunità o una nazione.

Guardiamoci pertanto dal trarre conclusioni affrettate quando volgiamo lo sguardo al passato.
   

Cosa è successo a Marignano? – Su questo oggi siamo tutti più o meno d’accordo.

Su questo campo le truppe della Vecchia Confederazione combatterono contro gli eserciti del re francese e della Repubblica di Venezia.

Lottarono per Milano, una capitale del Rinascimento. La battaglia fu un massacro, con migliaia di vittime da entrambe le parti.

Alla vigilia della battaglia i Confederati erano in discordia. Alcuni Cantoni cercarono una soluzione con la Francia. Ma la Svizzera centrale e orientale si oppose a una conciliazione e decise di combattere.

Nella battaglia i Confederati dovettero fare i conti con il progresso. Mentre l’esercito francese usava efficientemente cannoni e fucili, essi lottavano come i propri avi, con asce, spade e alabarde.

Marignano non fu l’ultima battaglia che i Confederati combatterono nell’Italia del Nord. Nel 1522 e nel 1525 lottarono al lato del re francese. Allora e anche più tardi migliaia di mercenari persero la vita per sovrani stranieri. L’alleanza sul servizio mercenario più stretta fu quella con la Francia dopo la pace di Friburgo del 1516.

Marignano non significò nemmeno la fine delle campagne belliche nella Vecchia Confederazione. Solo due decenni dopo Marignano, Berna conquistò il Vaud, sino ad allora in possesso dei Savoia.

"Machend den zun nit zuo wit [non allargate troppo il recinto]", avrebbe detto Niklaus von Flüe dopo questa conquista. – Il famoso monito non si riferiva a Marignano, ma alla campagna militare dei Bernesi. In realtà lo pronunciò un cronista lucernese ed esprimeva la diffidenza nei confronti del crescente potere dei Cantoni riformati.

La Riforma era iniziata poco dopo Marignano e a causa della scissione confessionale non erano più pensabili guerre di conquista di tutta la Confederazione.

Molti pertanto ritengono che sia stata la scissione confessionale a suggellare la fine della fase d’espansione della Vecchia Confederazione.

Tutto ciò avvenne 500 anni fa e non aveva niente a che fare con la neutralità. Su questo gli storici sono, come detto, concordi. – Su Marignano non esiste quindi una disputa tra gli storici.

È invece controversa, molto controversa, la questione del significato attuale di Marignano. Ed è una cosa del tutto normale, poiché simili dibattiti storico-politici sono espressione di una cultura democratica viva.

Non sottovalutiamo l’importanza dei miti e dei luoghi di memoria come Marignano. I miti sono importanti per una nazione, poiché ci consentono di parlare della nostra identità.

Ma nonostante il trasporto con cui evochiamo la storia dobbiamo badare a non rimanere prigionieri del passato.

Non possiamo orientarci nel presente con una carta geografica del sedicesimo secolo. Nel 1515 non esisteva la Svizzera che conosciamo oggi. Era la Confederazione dei 13 Cantoni.

La Svizzera moderna ha assunto la sua forma più tardi.

E soprattutto non dimentichiamoci che per molte tappe importanti sul cammino che ha condotto alla Svizzera di oggi non abbiamo miti o luoghi di memoria. Ciononostante sono di importanza fondamentale per la nostra identità. Pensiamo ad esempio:

  • alla fondazione dello Stato federale con la Costituzione del 1848;
  • all’integrazione graduale delle minoranze linguistiche, confessionali e politiche; in particolare delle valli italofone del sud, conquistate attorno al 1515 e che per quasi tre secoli furono territori soggetti ai Confederati germanofoni, ma che nei rivolgimenti tra il 1798 e il 1815 sfruttarono l’opportunità di diventare un Cantone della Svizzera a tutti gli effetti;
  • all’ampliamento dei diritti popolari;
  • all’emancipazione delle donne;
  • all’istituzione delle assicurazioni sociali;
  • alla costituzione dello Stato di diritto;
  • all’integrazione internazionale della Svizzera.

Queste pietre miliari della storia svizzera non si trovano sui campi di battaglia dove ci si può riunire, ma marcano tappe storiche di un percorso che ha fatto della Svizzera ciò che è oggi.

Per percorrerlo è stato necessario lottare.

Ma dal 1848 in poi queste lotte non sono state combattute con le armi, bensì con argomenti e schede di voto, da eroine ed eroi di tutti i giorni; donne e uomini lungimiranti che hanno riconosciuto i segni dei tempi.

Per questo oggi possiamo parlare di una storia di successo.

Cosa sarebbe la Svizzera senza assicurazioni sociali, quali l’AVS, senza referendum e iniziative o senza la cultura del compromesso?

E cosa saremmo senza il nostro sistema di formazione o senza i nostri rapporti internazionali?
   

Signore e Signori, si dice che il passato sia l’insegnante per il futuro. Ma la Svizzera non ha soltanto una storia, ne ha tante.

Queste storie sono ricche di modelli ispiratori. Raccontano dei fondatori dello Stato federale, degli alfieri dei diritti popolari e delle pioniere della parità dei diritti.

Mostrano generazioni di Svizzere e Svizzeri che hanno fatto della Svizzera il Paese dell’equilibrio politico e sociale e della molteplicità linguistica e culturale.

Anche se il destino della Svizzera odierna non è stato sugellato sul campo di battaglia di Marignano, possiamo sfruttare il dibattito politico su Marignano per riflettere sul nostro Paese.

Il Consiglio federale ritiene che la neutralità sia un pilastro importante della nostra identità. La nostra neutralità non è nata su questo campo di battaglia. Ma il ricordo della battaglia di Marignano deve indurci a discutere come la Svizzera debba interpretare la propria neutralità nel ventunesimo secolo.

Sta a noi plasmare il futuro. – È questo l’insegnamento che possiamo trarre dal passato.

Signore e Signori, è per me un onore trasmettervi oggi il saluto e gli auguri del Governo federale.

Ultima modifica 13.09.2015

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