Discorso del 1° agosto a Steckborn

Consigliera federale Simonetta Sommaruga. Vale il testo parlato.

Il 1° agosto riflettiamo sulla nostra identità nazionale. Lo faremo anche quest’anno ma oggi vorrei dapprima rivolgere il mio pensiero ai nostri vicini.

Ieri, i nostri vicini tedeschi – non lontano da qui, sull’altra sponda del lago di Costanza – hanno commemorato le vittime degli atti violenti delle ultime settimane; persone innocenti che per caso si trovavano in luoghi in cui avremmo potuto essere anche noi.

I nostri pensieri sono con loro e con i loro familiari, con i nostri vicini tedeschi e con gli altri vicini europei. Nelle ultime settimane hanno sperimentato cosa significhi l’incertezza e la paura create dalla violenza e dal terrorismo.

Non è certo nostra intenzione ingigantire gli atti terroristici e violenti dando loro risalto, ma dobbiamo constatare che il terrorismo minaccia qualcosa di prezioso e purtroppo molto fragile: la fiducia delle persone nell’ambiente in cui vivono, in particolare nello spazio pubblico.

Anche se finora il nostro Paese è stato risparmiato da attacchi, siamo coinvolti anche noi. Gli attentati nei nostri Paesi limitrofi mettono alla prova anche noi. Anche noi dobbiamo interrogarci sul giusto rapporto tra sicurezza e libertà.

Garantire la sicurezza pubblica è uno dei compiti più importanti dello Stato.

Per questo le autorità svizzere preposte alla sicurezza lavorano intensamente, giorno dopo giorno, per i nostri cittadini. Collaborano strettamente sia in Svizzera sia con i partner europei.

Sappiamo tutti che non vi è una garanzia assoluta di sicurezza. Ma lo Stato ha l’obbligo di proteggere la sua popolazione – anche di fronte alla violenza e al terrorismo. E nel farlo applica in modo coerente i mezzi e gli strumenti a disposizione dello Stato di diritto.

Stimate concittadine e stimati concittadini, lo scorso novembre, dopo gli attentati di Parigi, ho detto che la sicurezza è come la salute: ci si accorge veramente della sua importanza soltanto quando è pregiudicata.

E oggi ripeto che questi attentati sono attacchi ai nostri valori e alla nostra libertà. Mai e poi mai dobbiamo abituarci a simili attentati e accettarli come parte della realtà europea.

Dobbiamo affermare chiaramente che non ci faremo intimidire dalla violenza. Non dobbiamo permettere – e non lo permetteremo – che nella nostra società si diffonda una cultura della diffidenza e della paura.

Questo messaggio è oggi più importante che mai: continueremo a difendere e a vivere i nostri valori. Perciò, ci impegniamo e ci impegneremo anche in futuro per una società aperta, libera e democratica.

   

Per questo è importante che anche quest’anno non ci limitiamo a ricordare la nostra Festa nazionale. Dobbiamo festeggiarla.

Care cittadine e cari abitanti di Steckborn, sono lieta di festeggiare questo 1° agosto con voi dopo che l’anno scorso ho passato qui alcuni splendidi giorni di vacanza. Desidero ringraziarvi di cuore per l’invito, che ho accettato con molto piacere.

   

Cosa ci accomuna in questo Paese, cosa ci tiene uniti, cosa ci contraddistingue?

La risposta non è semplice, poiché il nostro Paese è caratterizzato da culture, religioni e lingue differenti.

Ma proprio questa molteplicità è una parte importante della nostra identità. E la democrazia diretta è una caratteristica altrettanto importante.

In Svizzera siamo abituati a partecipare alle decisioni politiche. In nessun altro Paese al mondo la popolazione può decidere in merito a così tante questioni importanti.

Ma ciò comporta anche una responsabilità particolare, ad esempio quando siamo chiamati a votare su richieste politiche che mirano a limitare i diritti delle minoranze, emarginare determinate persone o spaccare la nostra società. Simili rivendicazioni non giovano a una convivenza pacifica.

Naturalmente sappiamo anche che un Paese non è mai un’entità a sé stante e perciò sorgono anche le seguenti domande:

Qual é il rapporto del nostro Paese con i suoi vicini? Qual è il nostro atteggiamento nei confronti degli altri Paesi? Come si comporta la Svizzera di fronte alla sofferenza esistente in altre parti del mondo?

   

La miseria della gente in Siria, ad esempio. Siamo ancora consapevoli di questa crudele guerra civile? Oppure ci siamo già abituati perché dura da oltre cinque anni?

Non dimentichiamoci della triste realtà. Non dimentichiamoci che:

  • negli ultimi cinque anni un siriano su dieci è stato ucciso o ferito;
  • in Siria un uomo su due, una donna su due, un bambino su due sono in fuga;
  • due siriani su tre hanno perso il proprio lavoro e
  • solo un bambino su due va a scuola.

Care concittadine e cari concittadini, questa è una realtà di fronte alla quale non possiamo restare indifferenti e chiudere gli occhi. E la Svizzera non chiude gli occhi.

Il nostro Paese si sforza attivamente per cercare una soluzione politica del conflitto. S’impegna per il rispetto del diritto internazionale umanitario e ha ad esempio finanziato la ristrutturazione di 120 edifici scolastici della regione per permettere ai bambini siriani rifugiati di frequentare la scuola. Oppure ha messo a disposizione fondi affinché famiglie libanesi possano accogliere rifugiati provenienti dalla Siria. Infine, in Svizzera hanno trovato protezione circa 10 000 rifugiati siriani.

L’esempio della Siria mette in luce una parte importante della nostra identità.

La Svizzera assume le sue responsabilità internazionali ed è un partner solidale della comunità internazionale. La Svizzera è un Paese umanitario.

   

Passo ora al rapporto della Svizzera con l’Europa.

Sappiamo tutti che accettando l’iniziativa contro l’immigrazione di massa l’elettorato svizzero ha posto un punto interrogativo alle nostre relazioni con l’Europa.

Sapevamo sin dall’inizio che la strada per attuare l’iniziativa sarebbe stata ardua, ma l’esito del referendum sulla Brexit ha reso ancora più ostici i nostri colloqui con Bruxelles.

Lo so, anche voi vorreste che si delineasse una soluzione semplice o almeno uno sviluppo positivo. Ma non è mia intenzione diffondere un ottimismo ingiustificato.

Chi analizza con onestà le conseguenze del 9 febbraio 2014 è costretto a constatare con disillusione che la votazione ha complicato i nostri rapporti con l’Europa, non solo sotto il profilo dell’atmosfera, bensì concretamente, ad esempio per quanto riguarda la cooperazione nei settori della ricerca, della formazione e della cultura.

Il clima di insicurezza sorto dopo la votazione nuoce alla Svizzera anche dal punto di vista economico. L’incertezza giuridica frena gli investimenti –  anche quelli delle imprese svizzere.

Il Consiglio federale intende tuttora raggiungere una soluzione consensuale con l’UE, ma ciò non sarà semplice. E non è realistico sperare in una soluzione che sia compatibile con il nuovo articolo costituzionale e nel contempo non violi gli accordi con l’UE.

In questo contesto, non dobbiamo dimenticare che l’UE e il partner più importante della Svizzera da ogni punto  di vista.

Mi rivolgo pertanto anche a coloro che godono malignamente dei mali dell’UE. Chi lo fa non riconosce l’importanza dell’UE per la Svizzera.

Il nostro benessere è infatti dovuto in larga misura al fatto che l’UE è riuscita per oltre sette decenni a mantenere la pace nell’Europa centrale e occidentale.

È per me fonte di grande preoccupazione il fatto che in Europa molte persone e, il che è ancora più grave, anche alcuni partiti ritengano che la pace europea sia una cosa ovvia. Sono del parere che questa mancanza di coscienza storica sia preoccupante, anzi pericolosissima.

La tendenza alla spaccatura della società è fomentata e rafforzata in modo mirato da forze populistiche. Il crescente nazionalismo rischia di compromettere la pace europea – anche dove non lo ritenevamo più possibile.

È vero che l’UE si trova ad affrontare sfide enormi. E certamente l’UE non ha sfruttato determinate opportunità e ha valutato in modo errato determinati rischi. Nessuno mette ad esempio in dubbio che l’UE ha reagito in modo del tutto inadeguato alla crisi dei rifugiati.

Ma nonostante tutte le critiche e le riserve, la Svizzera dovrà chiarire quanto prima il suo rapporto con l’UE.

Spero che nel farlo il nostro Paese rimanga fedele a sé stesso.

Infatti, nei momenti decisivi la Svizzera ha ripetutamente dimostrato di saper agire in modo pragmatico –  e ciò vale in particolare anche per il suo rapporto con l’Europa. La storia della Svizzera non è mai stata una storia di isolamento e separazione. Essa è sempre stata caratterizzata da intelligenti alleanzee e quindi anche i legami e i buoni rapporti con la comunità internazionale sono parte della nostra identità.

   

Stimate concittadine e stimati concittadini, anche se in questo 1° agosto il nostro sguardo al futuro non è privo di preoccupazioni, dobbiamo rimanere fiduciosi.

Oltre ad essere un Paese benestante, siamo anche un Paese culturalmente ricco.

Il nostro Paese ha ripetutamente dimostrato di possedere una forza integrativa particolare.

Prendiamo l’inaugurazione della galleria del San Gottardo, due mesi fa, come emblema dell’identità della Svizzera in Europa.

La galleria è un simbolo di unione e non di separazione.

Il nuovo tunnel sta per il superamento delle frontiere e non per la loro chiusura.

Care concittadine e cari concittadini, dobbiamo avere cura della nostra cultura e delle nostre culture, della nostra democrazia diretta; dobbiamo badare alla nostra tradizione umanitaria e ai nostri legami internazionali. Sono tutti elementi che ci contraddistinguono.

Signore e signori, è per me un grande onore porgervi oggi i saluti del Consiglio federale.

     

Ultima modifica 01.08.2016

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