Reazione della Svizzera in merito alla situazione in Afghanistan
20 agosto 2021
Per la Svizzera è prioritario evacuare immediatamente i collaboratori locali dell’ufficio di coordinamento della Direzione dello sviluppo e della cooperazione di Kabul che corrono un pericolo immediato e i loro familiari stretti. Inoltre è in primo piano l’aiuto in loco, in particolare il sostegno dei Paesi limitrofi dell’Afghanistan nell’alloggiare e assistere i profughi. Per garantire che le prestazioni di sostegno siano coordinate a livello internazionale, la Svizzera è in contatto con l’UE e con le organizzazioni internazionali competenti, in particolare l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Le persone direttamente e seriamente minacciate hanno infine la possibilità di chiedere un visto umanitario presentandosi di persona presso una rappresentanza svizzera in uno Stato limitrofo dell’Afghanistan. Per i familiari più stretti esiste inoltre la possibilità di un ricongiungimento familiare secondo le disposizioni ordinarie.
Questione se a causa della situazione attuale in Afghanistan la Svizzera dovrebbe prevedere il rilascio agevolato del visto a cittadini afghani con parenti in Svizzera, analogamente a quanto fatto nel 2013 in occasione del conflitto siriano:
1. Differenze tra la situazione di allora e quella odierna
- Le situazioni in Siria nel 2013 e in Afghanistan nel 2021 non sono comparabili.
- - Nel 2013 in Siria imperversava la guerra civile e vi erano notizie di attacchi alla popolazione civile con gas tossici. Vari milioni di persone sono fuggite negli Stati limitrofi.
- - Nel 2021 in Afghanistan non vi sono al momento conflitti armati importanti. Lasciare il Paese è molto difficile, per cui non vi sono grandi flussi migratori verso i Paesi limitrofi.
- In occasione dell’agevolazione del rilascio dei visti per cittadini siriani nel 2013, circa 2700 persone (naturalizzate o con permesso di soggiorno o di dimora, ma non quelle ammesse provvisoriamente) residenti in Svizzera hanno potuto usufruire di tale agevolazione per i propri familiari. In seguito sono state autorizzate 5000 entrate in Svizzera di parenti vicini e lontani.
- Se oggi si applicassero per l’Afghanistan gli stessi criteri come nella crisi siriana, circa 11 000 persone residenti in Svizzera potrebbero far valere le agevolazioni per il rilascio dei visti a favore di parenti afghani vicini e lontani. Sarebbe quindi prevedibile l’ammissione di un numero molto più alto di persone rispetto a quanto successo durante la crisi siriana e inoltre ne approfitterebbero soprattutto persone che vivono da molti anni in Iran e Pakistan, la cui vita e integrità non sono minacciate.
2. Esperienze tratte dal caso della Siria nel 2013
- L’attuazione delle agevolazioni per il rilascio dei visti per 5000 persone è stata complicata sotto il profilo logistico e ha condotto a un sovraccarico presso le rappresentanze svizzere all’estero. Ciò ha comportato tempi di attesa di vari mesi per gli interessati, il che era in contraddizione con il carattere immediato e temporaneo dell’intervento di allora. Per ciascuna persona residente in Svizzera si erano annunciati per un visto d’entrata fino a 80 parenti.
- La problematica della sicurezza si è rivelata difficile e onerosa. Sono stati necessari accertamenti per garantire che le persone in questione non rappresentassero un pericolo per la sicurezza della Svizzera.
- Nella procedura agevolata per i visti, la verifica di rapporti di parentela lontani si è rivelata difficile.
3. Conclusione
- Non sono previste agevolazioni temporanee del rilascio di visti come nel 2013.
- Per il DFGP è al momento prioritario l’aiuto in loco: la protezione e l’assistenza ai profughi in Afghanistan e negli Stati limitrofi. A tal fine la Svizzera lavora in stretto contatto con organizzazioni internazionali.
- Le circa 11 500 persone ammesse provvisoriamente di origine afghana non hanno, come già nel 2013, un diritto al rilascio agevolato del visto.

