Iniziativa "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l'autodeterminazione)"
Votazione popolare del 25 novembre 2018
Partecipazione: 47,7 %
Totale: 2 585 802
Sì: 872 803 (33,8 %)
No: 1 712 999 (66,2 %)
Sotto trovate le informazioni sull'iniziativa per l'autodeterminazione che il DFGP aveva messo in rete prima della votazione del 25 novembre 2018
Di che cosa si tratta?
L'iniziativa completa gli articoli 5 e 190 della Costituzione federale (Cost.) e ne aggiunge uno nuovo, il 56a. Nella fattispecie:
sancisce il primato generale del diritto costituzionale rispetto ai trattati internazionali ("diritto internazionale") conclusi dalla Svizzera. Sono escluse le disposizioni cogenti del diritto internazionale (art. 5 cpv. 1 e 4 Cost.);
(Tra le disposizioni cogenti del diritto internazionale rientrano ad esempio il divieto di tortura e di schiavitù o il divieto di doppio giudizio e doppia punizione.)
impone ai giudici e alle autorità amministrative di applicare i trattati internazionali contrari alla Costituzione soltanto se il relativo decreto d'approvazione è stato sottoposto a referendum (art. 190 Cost.);
prevede che in caso di "contraddizione" le autorità adeguino i trattati internazionali contrari alla Costituzione federale, e se in sede di negoziati internazionali non riuscissero a farlo, prevede che li denuncino "se necessario" (art. 56a Cost.);
contiene una disposizione transitoria secondo cui gli articoli costituzionali modificati si applicano anche ai trattati internazionali vigenti.
L'iniziativa per l'autodeterminazione propone pertanto un meccanismo rigido per risolvere i conflitti tra la Costituzione e i trattati internazionali, ad esempio nei casi in cui il Popolo accetta un'iniziativa popolare che in alcuni punti non è compatibile con un trattato concluso.
Finora la Svizzera ha sempre affrontato queste situazioni in modo pragmatico, cercando di attuare le richieste espresse dal Popolo senza dover violare né denunciare i trattati internazionali. L'iniziativa limita questo margine di manovra e se venisse accettata, ogni singolo trattato interessato dalla modifica costituzionale andrebbe rinegoziato, "adeguato" solamente con il consenso degli Stati parte e, nel caso in cui ciò non avvenisse, "se necessario" denunciato.
La Svizzera è una nazione esportatrice per eccellenza nel cuore dell’Europa. Il nostro Paese è apprezzato per la sua affidabilità e i buoni servizi che rende. Intratteniamo buoni rapporti con i nostri vicini e il mondo intero. Ecco perché abbiamo stipulato tutta una serie di trattati internazionali a tutela dei nostri interessi.
Conosciuti anche come "diritto internazionale", questi trattati rivestono grande importanza, non da ultimo nel quotidiano: disciplinano ad esempio i passaggi di confine, il traffico aereo o l’importazione e l’esportazione di merci. Proteggono inoltre i diritti individuali di ciascuno di noi, i diritti umani insomma. Questi trattati sono pertanto sinonimo di affidabilità e di stabilità – sia per la popolazione sia per l’economia.
La Svizzera ha concluso numerosi trattati internazionali raggiungendo l’attuale quota di circa 4000 trattati bilaterali e 1000 trattati multilaterali.
Parere del Consiglio federale
Il Consiglio federale rifiuta l'iniziativa per l'autodeterminazione in particolare per i seguenti motivi:
La Svizzera decide già autonomamente: già oggi la Svizzera conclude trattati internazionali in completa autonomia e senza subire pressioni esterne. Il Popolo può essere interpellato sugli accordi più importanti. Se un trattato internazionale non corrisponde più ai suoi interessi, la Svizzera può denunciarlo. Prima di farlo, tuttavia, valuta con attenzione vantaggi e svantaggi della relazione contrattuale (così come del resto avviene anche prima della sottoscrizione). In questo processo prende in considerazione anche soluzioni alternative alla rinegoziazione e alla denuncia. Se l'iniziativa venisse accettata, ciò non sarebbe più possibile.
L'iniziativa minaccia la stabilità e l'affidabilità: l'iniziativa chiede che il nostro Paese rinegozi e, "se necessario", denunci i trattati internazionali (cui spesso si fa riferimento come "diritto internazionale") in "contraddizione" con la Costituzione. Rimette così in questione gli accordi presi dalla Svizzera per tutelare i propri interessi e mina la stabilità e l'affidabilità del Paese.
L'iniziativa danneggia la piazza economica svizzera: l'obbligo di adeguamento e denuncia rimette in questione le relazioni commerciali internazionali nonché i rapporti multilaterali e bilaterali con gli altri Stati creando così insicurezza. Questo approccio danneggia l'economia, ossia le nostre aziende e i posti di lavoro.
La Svizzera dipenderebbe dalla volontà di altri Paesi: l'iniziativa obbliga la Svizzera ad adattare i trattati rinegoziandoli con gli altri Paesi, il che la renderebbe dipendente dalla loro volontà. Queste occasioni inoltre potrebbero indurre la controparte ad avanzare controrichieste. L'obbligo di negoziazione derivante dall'iniziativa indebolisce la posizione svizzera.
Autorizzare la violazione dei trattati indebolisce la Svizzera: l'iniziativa impone ai giudici e alle autorità amministrative di non curarsi di determinati trattati internazionali, il che potrebbe essere interpretato come un invito a violarli. Ciò è contrario alla nostra tradizione e indebolisce la posizione della Svizzera: se non rispetta quanto concordato, non potrebbe a sua volta pretendere dalla controparte l'adempimento degli obblighi contratti.
Indebolimento della CEDU: l'iniziativa minaccia di indebolire anche la tutela internazionale dei diritti dell'uomo, segnatamente le garanzie della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU). Accettando l'iniziativa, la Svizzera potrebbe non riuscire più ad applicare in modo durevole e sistematico alcune disposizioni della CEDU. Sul lungo periodo potrebbe addirittura essere esclusa dal Consiglio d'Europa, il che avrebbe i medesimi effetti di una denuncia della CEDU: si tratterebbe di un segnale preoccupante verso i nostri cittadini ma anche verso quelli di tutti gli altri Stati.
Per il Consiglio federale è chiaro: l'iniziativa è un pericoloso esperimento che sarebbe meglio evitare. Ci obbliga infatti a violare importanti trattati internazionali, a rinegoziarli e a denunciarli, il che causerebbe inutili contrasti sia a livello internazionale che nazionale. Non comporta una maggiore autodeterminazione, anzi pregiudica il modello di successo della Svizzera.
Alla luce di queste motivazioni, il 25 novembre 2018 il Consiglio federale raccomanda di respingere l'iniziativa popolare "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l'autodeterminazione)".
Posizione del Parlamento
Il Parlamento segue il Consiglio federale e raccomanda anch'esso il No a Popolo e Cantoni. Il Consiglio nazionale lo ha deciso con 129 voti contro 68, il Consiglio degli Stati con 38 voti contro 6.
Domande e risposte
Questioni fondamentali
L’iniziativa intende modificare la gestione dei trattati internazionali (diritto internazionale) in caso di «contraddizione» con il diritto costituzionale, fissando nella Costituzione il modo di procedere ad esempio in caso di accettazione di un’iniziativa popolare che contraddice determinati punti di un trattato concluso. In una simile situazione la Svizzera dovrà procedere sempre nello stesso modo al fine di sancire il primato del diritto costituzionale: non potrà più applicare il trattato, a meno che sia stato assoggettato a referendum. Dovrà inoltre adeguare il trattato, vale a dire rinegoziarlo con i Paesi interessati. Se questo non è possibile, dovrà «se necessario» denunciarlo. Queste disposizioni si applicheranno ai vigenti e ai futuri trattati internazionali della Confederazione e dei Cantoni.
La Svizzera ha stipulato circa 4000 trattati bilaterali, spesso con i Paesi limitrofi, e circa 100 trattati multilaterali. Questi trattati internazionali offrono alla popolazione e all’economia una garanzia di affidabilità e sicurezza che l’iniziativa mette a repentaglio, poiché prevede l’autorizzazione a violare un trattato. Questo è in contrasto con la nostra tradizione e comporta rischi: se non rispetta più i propri impegni, la Svizzera non può aspettarsi che lo facciano le altre parti contraenti. Alcuni punti centrali dell’iniziativa sono inoltre formulati in modo poco chiaro e contradditorio. La sua accettazione generebbe pertanto ampie incertezze, avrebbe ripercussioni negative per la popolazione e l’economia e indebolirebbe inoltre la tutela internazionale dei diritti umani.
Per il Consiglio federale è chiaro: la Svizzera decide già oggi autonomamente quali trattati concludere. Non le viene imposto nulla. Noi concludiamo un trattato soltanto se è complessivamente vantaggioso. Siamo noi a decidere con il dibattito politico se denunciare o, in via eccezionale, derogare a un trattato. Con il suo meccanismo rigido, l’iniziativa per l’autodeterminazione ci priverebbe proprio di questa flessibilità necessaria per trovare la soluzione migliore per il nostro Paese. L’accettazione dell’iniziativa può comportare la disdetta di trattati o di pacchetti di accordi importanti anche nel caso in cui la Costituzione li contraddica soltanto in un punto di secondaria importanza, mentre il loro mantenimento sarebbe di interesse fondamentale perla Svizzera.
Relazione tra diritto nazionale e diritto internazionale
No. L’iniziativa promette chiarezza ma non può realizzare la sua promessa: sul piano interno solleverebbe nuove questioni da chiarire in riferimento al rapporto tra diritto nazionale e diritto internazionale. Per quanto riguarda le relazioni con gli altri Paesi, l’accettazione dell’iniziativa potrebbe portare la Svizzera a dover rispondere del non adempimento di trattati.
Sì. Pochissimi altri Paesi prevedono una partecipazione democratica alla conclusione di trattati internazionali altrettanto intensa come la Svizzera. La Costituzione federale garantisce la partecipazione del Parlamento e della popolazione alla conclusione di trattati internazionali: il Popolo può ricorrere al referendum e se del caso ribaltare una decisione di approvazione del Parlamento. Che si tratti della conclusione di trattati internazionali o del diritto nazionale: il Popolo ha sempre l’ultima parola nelle questioni importanti.
L'iniziativa è poco chiara in diversi punti. Le incertezze più importanti riguardano tuttavia le due nozioni seguenti, che sollevano domande importanti.
a.) Cosa significa «contraddizione» tra la Costituzione federale e un obbligo internazionale? La contraddizione deve essere di natura fondamentale? È sufficiente una contraddizione in un solo punto? Chi stabilisce se sussiste effettivamente una contraddizione? L’Assemblea federale, il Consiglio federale o il Tribunale federale?
b.) Cosa significa denunciare il trattato «se necessario»? Quando esattamente è necessaria una denuncia? Ad esempio anche quando è contraria agli interessi della Svizzera? Chi decide in merito?
Entrambe le nozioni sono fondamentali per capire le ripercussioni dell’accettazione dell’iniziativa nel caso di un conflitto tra Costituzione e diritto internazionale. In altre parole: prima della votazione non sappiamo a che cosa diciamo «sì» accettando l’iniziativa. La confusione e lunghi dibattitti politici sono quindi inevitabili.
La politica estera è un settore in cui margine di manovra e flessibilità rivestono particolare importanza. Le negoziazioni ne costituiscono l’essenza. La posizione svizzera al tavolo dei negoziati risulterebbe indebolita se la nostra Costituzione contemplasse l'autorizzazione di violare un trattato e prescrivesse in modo schematico il modo di procedere della Svizzera in caso di conflitto tra la Costituzione e i trattati internazionali. Con il suo meccanismo rigido, l’iniziativa toglierebbe al Consiglio federale e al Parlamento il margine di manovra necessario per continuare a gestire in maniera accorta le relazioni con l’estero.
Ripercussioni di un’eventuale accettazione dell’iniziativa
Non subito. Il nostro Paese rischia tuttavia di non essere più in grado di soddisfare gli standard della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), per cui a lungo termine potrebbe addirittura essere esclusa dal Consiglio d’Europa, il che equivarrebbe a una denuncia della CEDU. Tuttavia, il Consiglio d’Europa e la CEDU sono strumenti centrali per la promozione e il consolidamento dello Stato di diritto, della democrazia, della sicurezza e della pace in Europa; per la Svizzera si tratta di interessi esistenziali. Inoltre, la CEDU protegge tutti noi cittadini anche nei confronti dello Stato. Nessuno può essere interessato a indebolire i nostri diritti di fronte allo Stato.
Né la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) né l’iniziativa prevedono un obbligo incondizionato di denunciare la Convenzione. In caso di accettazione dell’iniziativa, la Svizzera rischia tuttavia di non essere più in grado di soddisfare gli standard della CEDU in materia di tutela dei diritti dell’uomo. Il Consiglio federale dovrebbe rinegoziare le pertinenti parti della CEDU. Se i relativi negoziati dovessero fallire, dovrebbe «se necessario» denunciare la Convenzione. Se la Svizzera non attuasse una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (Corte EDU), il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa potrebbe esigere l’adeguamento delle disposizioni contrarie alla CEDU. In caso di violazione perdurante e sistematica della CEDU, il Comitato dei ministri potrebbe infine escludere la Svizzera dal Consiglio d’Europa, il che equivarrebbe a una denuncia della CEDU.
Non è possibile rispondere a questa domanda, poiché il tenore dell’iniziativa non è chiaro. Non è chiaro quando vi sarebbe una «contraddizione» che secondo l’iniziativa richiederebbe una rinegoziazione. Non è neppure chiaro cosa significhi esattamente denunciare un trattato «se necessario» (cfr. domanda 6). Certo è che l’accettazione dell’iniziativa genererebbe una grande incertezza dato che il significato di alcuni suoi termini centrali, e quindi le sue conseguenze, non erano chiari prima della votazione.
Info complementari
Domande e risposte - Iniziativa "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri (Iniziativa per l’autodeterminazione)"
Iniziativa per l’autodeterminazione Il 25 novembre 2018 Popolo e Cantoni hanno respinto l’iniziativa popolare "Il diritto svizzero anziché giudici stranieri".
19 dicembre 2025
Anche i cittadini iraniani in Svizzera saranno soggetti al diritto svizzero
Ai cittadini iraniani che vivono in Svizzera di norma saranno applicate le leggi svizzere in materia di diritto delle persone, di famiglia e di successione. Nella seduta del 19 dicembre 2025, il Consiglio federale ha adottato il messaggio sulla pertinente modifica della Convenzione di domicilio tra la Svizzera e l’Iran.
26 novembre 2025
Il Consiglio federale respinge l’«Iniziativa Bussola»
Il Consiglio federale raccomanderà al Parlamento di respingere l’«Iniziativa Bussola» senza contrapporle un controprogetto diretto o indiretto. Questo è quanto ha deciso nella seduta del 26 novembre 2025. In passato sia gli aventi diritto al voto sia il Parlamento hanno più volte respinto la richiesta centrale dell’iniziativa ossia di estendere il referendum obbligatorio in materia di trattati internazionali.
5 novembre 2025
Procedimenti civili internazionali: agevolata la comunicazione elettronica
Chi parteciperà dalla Svizzera a un procedimento civile estero potrà essere interrogato o sentito, mediante conferenza audio o video, senza autorizzazione delle autorità. Nella seduta del 5 novembre 2025 il Consiglio federale ha approvato la nuova dichiarazione della Svizzera alla Convenzione dell’Aia sull’assunzione all’estero delle prove in materia civile o commerciale (CLA70) e ha posto in vigore al 1° gennaio 2026 le nuove disposizioni della legge federale sul diritto internazionale privato (LDIP).
6 giugno 2025
Applicare il diritto svizzero anche ai cittadini iraniani in Svizzera
Ai cittadini iraniani che vivono in Svizzera saranno applicate le leggi svizzere in materia di diritto delle persone, di famiglia e di successione. Nella seduta del 6 giugno 2025, il Consiglio federale ha avviato la consultazione sulla pertinente modifica della Convenzione di domicilio tra la Svizzera e l’Iran.
21 maggio 2025
Conferimento della garanzia federale alle costituzioni rivedute di cinque Cantoni
Il Consiglio federale propone al Parlamento di conferire la garanzia federale alle costituzioni rivedute dei Cantoni di Nidvaldo, Zugo, Soletta, Sciaffusa e Ginevra. Come si evince dal messaggio del Consiglio federale del 21 maggio 2025, tutte le modifiche sono conformi al diritto federale.
9 novembre 2018
"Arena": Votazione sull’iniziativa per l’autodeterminazione
SRF1, Arena: "La votazione sull’iniziativa dell’UDC per l’autodeterminazione è una delle votazioni più importanti degli ultimi anni, ne sono convinti sia i fautori sia gli avversari dell’iniziativa. Ma per il resto le opinioni sono molto divergenti. L’iniziativa salva i nostri diritti popolari? O costituisce una minaccia per la Svizzera?"
7 novembre 2018
Iniziativa per l’autodeterminazione: la consigliera federale Sommaruga in una videointervista con Tele D
La consigliera federale Sommaruga nell’intervista con Tele D: "Nonostante il suo nome: l’iniziativa per l’autodeterminazione non comporta una maggiore autodeterminazione."
3 novembre 2018
«Votando sì andremo incontro a grandi incognite»
Luzerner Zeitung: "Il ministro di giustizia Simonetta Sommaruga mette in guardia dall’iniziativa UDC per l’autodeterminazione ritenendola un esperimento pericoloso che mette a rischio posti di lavoro."
1 novembre 2018
La consigliera federale Sommaruga in un’intervista video di CH Media sull’iniziativa per l’autodeterminazione
La consigliera federale Sommaruga in un’intervista video di CH Media sull’iniziativa per l’autodeterminazione: «In tempi incerti la Svizzera non ha bisogno di maggiore incertezza. L’iniziativa è veleno per le nostre imprese e per i nostri posti di lavoro.»
1 novembre 2018
La consigliera federale Sommaruga in un’intervista video del «Blick» sull’iniziativa per l’autodeterminazione
La consigliera federale Sommaruga nell’intervista con il «Blick» sull’iniziativa per l’autodeterminazione: «L’iniziativa chiede che la Svizzera non rispetti trattati che ha concluso».