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Pubblicato il 17 ottobre 2009

"Iniziativa anti-minareti, una guerra sostitutiva"

swissinfo.ch, Andreas Keiser e Mohamed Cherif

swissinfo.ch: "L'iniziativa popolare anti-minareti non ha incrinato la reputazione della Svizzera all'estero: lo afferma la ministra di giustizia Eveline Widmer-Schlumpf in un'intervista a swissinfo.ch."

Secondo alcuni osservatori, nei paesi musulmani la Svizzera subisce un danno d'immagine a causa dell'iniziativa. Condivide questa valutazione?
Finora non ho constatato che, a causa delle discussioni su questa iniziativa, subiamo un danno. Non c'è stata nemmeno qualche particolare minaccia.

Al contrario, grazie alle nostre ambasciate, che lavorano e comunicano in modo eccellente, siamo riusciti a mostrare ovunque che la democrazia diretta e la discussione aperta fanno parte delle nostre conquiste.

Penso che ciò sia stato capito all'estero. E penso anche che si rispetti il fatto che noi in Svizzera dibattiamo su cose sulle quali all'estero non si discuterebbe mai. È un grande pregio della Svizzera.

Constato pure - e glie ne sono grata - che la popolazione musulmana in Svizzera non si fa provocare da questa campagna, in parte condotta in modo molto emotivo, ma che cerca invece di dimostrare oggettivamente cos'è l'Islam e cosa non è.

Trovo una buona cosa, che ora possiamo discutere di pratiche e similitudini delle diverse religioni, come pure dei limiti delle libertà individuali e dei compiti dello Stato nel nostro ordinamento sociale.

Veli, divieti di andare in piscina, matrimoni forzati e circoncisioni non sono valori svizzeri e neppure di emancipazione. Come affronta la questione?
Mi impegno per una società liberale e per la parità di diritti fra donna e uomo. Non è possibile che donne e ragazze siano trattate diversamente di uomini e ragazzi, ma non è questa la questione posta dall'iniziativa.

Con l'iniziativa per il divieto di costruire minareti viene condotta una "discussione sostitutiva". I promotori prendono come pretesto l'opposizione ai minareti, ma di fatto vogliono battersi contro la crescente islamizzazione e la sharia e lo esprimono anche nelle argomentazioni dell'iniziativa.

Non ha alcuna comprensione per i timori della popolazione?
Ho comprensione per le paure nei confronti di comportamenti assolutamente fondamentalisti e illegali. Ma soltanto una piccolissima minoranza di musulmani rientra in questa categoria.

Il divieto di costruire minareti, però, è un mezzo completamente sbagliato per agire in questo campo. Nel nostro ordinamento giuridico abbiamo gli strumenti per difenderci. Il nostro diritto pubblico non consente mutilazioni genitali o la sharia.

Nel nostro diritto l'ordinamento dello Stato prevale su quello della Chiesa. Un divieto dei minareti è un divieto contro una costruzione, ma non può contribuire a risolvere questioni della problematica che si vuole affrontare.

Gli oppositori dei minareti argomentano che la libertà religiosa viene calpestata proprio in paesi islamici. Perché non chiede la reciprocità a quei paesi?
Ci sono anche altri paesi, compresi paesi cristiani, non solo quelli islamici che non rispettano la libertà religiosa e la libertà d'opinione.

Ci si deve sempre schierare contro. È compito della Svizzera, quale paese umanitario, impegnarsi ovunque per il rispetto delle libertà fondamentali. Lo facciamo attraverso i canali adeguati. Ma il fatto che in un altro paese regni un'ingiustizia, non ci legittima a fare altrettanto.

Non c'è alcuna simmetria dell'ingiustizia. Per fortuna ci siamo allontanati dal principio "occhio per occhio, dente per dente".

Secondo il governo federale, un bando dei minareti sarebbe inconciliabile con i valori fondamentali della Svizzera. Perché?
La Costituzione federale garantisce la libertà di religione. Con questo s'intendono le convinzioni interiori, vale a dire la libertà di avere le proprie credenze, ma anche i segni esteriori, ossia la libertà di mostrare la propria appartenenza a una comunità religiosa con abiti o altri simboli e anche con un determinato tipo di costruzione.

Una regola essenziale ancorata nella Costituzione è pure il divieto di discriminazione. E proibire unicamente a una comunità religiosa di costruire un elemento simbolico del proprio credo è discriminante.

Il governo respinge l'iniziativa anche perché è contraria ad accordi internazionali. La Svizzera ha rinunciato alla propria sovranità? 
Abbiamo firmato la Convenzione europea sui diritti umani (CEDU) e il Patto II dell'ONU relativo ai diritti civili e politici. Se accettiamo dei vincoli contrattuali – e lo abbiamo fatto già da diversi anni – dobbiamo attenerci a tali obblighi.

Cosa succederebbe se l'iniziativa fosse accettata?
Prima di tutto ritengo che l'iniziativa sarà respinta. Se mostriamo cosa può e cosa non può fare, la maggioranza della popolazione svizzera vedrà che questa non è la strada giusta per risolvere i problemi.

Se l'iniziativa fosse approvata, esisterebbe effettivamente la possibilità che qualche membro della comunità islamica sporga denuncia alla Corte europea dei diritti umani a Strasburgo. Le probabilità che il ricorso sia accolto sono elevate, poiché l'iniziativa è chiaramente contraria alla CEDU.