Controllo dei documenti degli stranieri nell’ambito della procedura d’autorizzazione
Bern, 05.12.2025 — In molti casi, i Cantoni e i Comuni controllano solo superficialmente i documenti degli stranieri. A questa conclusione giunge un rilevamento commissionato dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Il Consiglio federale vuole modificare questa prassi, pertanto, nella seduta del 5 dicembre 2025, ha incaricato il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) di presentare entro fine giugno 2026 un progetto da porre in consultazione che imponga alle competenti autorità cantonali e comunali la verifica minuziosa dei documenti.
Ai Cantoni compete il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora, di domicilio e per i frontalieri. Chi richiede un permesso di dimora o di domicilio, deve annunciarsi presso l’autorità competente del luogo di residenza e presentare un documento d’identità valido. In linea di massima, queste autorità cantonali e comunali (uffici della migrazione, autorità preposte al mercato del lavoro, controlli abitanti ecc.) sono tenute a controllare i documenti d’identità stranieri originali, tuttavia, in determinati casi si può rinunciare a tale verifica.
La procedura d’autorizzazione per i frontalieri segue regole speciali: non risiedendo in Svizzera, costoro non hanno bisogno di un permesso di soggiorno. Per ottenere un permesso per frontalieri devono presentare un documento personale o un passaporto validi e il contratto di lavoro. Spesso è lo stesso datore di lavoro, a occuparsi della notifica presso il luogo di lavoro.
Nessun controllo sistematico
Su mandato della SEM, l’Associazione svizzera dei servizi agli abitanti (ASSA) e l’Associazione dei servizi cantonali di migrazione (ASM) hanno raccolto una serie di dati per rilevare come sono effettivamente controllati i documenti degli stranieri. Dal rilevamento è emerso che, nella maggior parte dei casi, le competenti autorità cantonali e comunali non verificano sistematicamente e accuratamente l’autenticità dei documenti esibiti.
Un simile approccio può avere conseguenze negative:
- uno straniero può ottenere con l’inganno un permesso di dimora, di domicilio a o per frontalieri esibendo un documento contraffatto o utilizzato in modo abusivo;
- persone potenzialmente pericolose non sono riconosciute a causa di identità false;
- un controllo superficiale dell’identità può favorire il traffico di esseri umani gestito da organizzazioni criminali (soprattutto nell’ambito della prostituzione e del lavoro nero).
Il Consiglio federale ritiene pertanto necessario intervenire e intende quindi imporre alle competenti autorità cantonali e comunali una verifica sistematica dell’autenticità dei documenti d’identità degli stranieri e della loro corrispondenza con la persona. La copia del documento d’identità non sarà più ammessa. Il Consiglio federale ha incaricato il DFGP di presentargli entro fine 2026 un progetto da sottoporre a consultazione per adeguare l’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa.