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Pubblicato il 20 settembre 2007

"Questo succede negli Stati dittatoriali"

Weltwoche, Philipp Gut und Markus Somm

Weltwoche: "Ora parla Christoph Blocher. Il consigliere federale sulle accuse della CdG, la posizione del Ministero pubblico della Confederazione, il furore dei suoi nemici e l'importanza della propria persona per la Svizzera."

Il rapporto della Commissione della gestione (CdG) Le rimprovera infrazioni concrete. La prima: Lei avrebbe vietato all’ex procuratore generale della Confederazione di tenere una conferenza stampa sul caso Achraf.
Sì, giustamente. Il Ministero pubblico della Confederazione deve poter svolgere il suo lavoro in modo indipendente. Nessuno deve immischiarsi nell’attività del procuratore generale della Confederazione, che è quella del perseguimento penale. Per svolgere tale attività egli deve disporre anche di una propria competenza di informare la stampa. Ma tale informazione non spetta in ogni caso al procuratore generale della Confederazione. Vi sono interessi superiori dello Stato, tra l’altro quelli di coordinamento, come nel caso Achraf. La Spagna è intervenuta in Svizzera rivolgendosi prima non al procuratore generale della Confederazione, ma al servizio informazioni dell’Ufficio federale di polizia e in seguito anche a me personalmente. In Svizzera si trovava un presunto terrorista che non poteva essere individuato perché era in possesso di un passaporto falso. Alla fine è stato trovato nella prigione di Zurigo che ospita le persone in attesa del rinvio forzato. Si sono occupati del caso soprattutto l’Ufficio federale di polizia e il Cantone di Zurigo. Il ministro della giustizia spagnolo mi ha in seguito telefonato personalmente, ringraziandomi per aver catturato Achraf e chiedendone l’estradizione immediata. Io gli ho risposto che in Svizzera un’estradizione non può essere concordata tra i ministri di giustizia e che doveva presentare una domanda d’estradizione. Il caso ha suscitato grande clamore nei media e vi sono stati comunicati stampa da parte di diverse autorità. Erano coinvolti l’Ufficio federale di giustizia, l’Ufficio federale di polizia e alla fine il Ministero pubblico della Confederazione. Si trattava dunque di coordinare l’informazione dei media. Il procuratore generale della Confederazione si è recato in Spagna e io gli ho detto di non organizzare una propria conferenza stampa al suo ritorno, affinché il tutto si potesse coordinare.

La CdG afferma che Lei voleva l’estradizione, mentre il procuratore generale della Confederazione voleva indagare.
Io non volevo che ogni ufficio federale agisse a modo suo. Vi era un conflitto: l’Ufficio federale di giustizia era competente per l’estradizione, mentre il Ministero pubblico della Confederazione intendeva svolgere indagini proprie. Non volevo che una parte si vincolasse prima che la situazione fosse chiarita. Ciò risulta chiaramente dagli atti. Del resto né l’Ufficio federale di giustizia, né l’Ufficio federale di polizia si sono rivolti al pubblico. Qualsiasi procuratore generale della Confederazione che non coltivi solo il proprio orticello, avrebbe detto: “Certo, in questo caso dobbiamo coordinarci”. V. Roschacher ha detto: “No, io non lo faccio. Sono indipendente.” In base a un interesse superiore ho dovuto vietargli di rivolgersi al pubblico. Egli stesso si è attenuto al divieto, ma il suo addetto all’informazione si è incontrato con i giornalisti all’aeroporto di Zurigo. Si è trattato di un’insolenza. Sarebbe stato necessario un coordinamento.

Lei non ha mai detto a Roschacher che il Ministero pubblico della Confederazione non doveva indagare?
Assolutamente no. Non ho mai impartito direttive al procuratore generale concernenti il diritto d’indagare e non gli ho mai detto quello che doveva dire a una conferenza stampa. Non si è mai trattato di decidere su cosa informare, bensì di quando informare.

Com’è stato risolto il problema?
L’Ufficio federale di giustizia mi ha detto che se il procuratore generale della Confederazione avesse continuato a indagare, l’estradizione sarebbe stata bloccata. Li ho invitati ha discutere la situazione tra di loro. Il Ministero pubblico della Confederazione è in seguito giunto alla conclusione – senza il mio intervento – di non proseguire il procedimento contro Achraf in Svizzera, bensì di trasmetterlo alla Spagna dopo l’estradizione. Si è quindi potuto procedere all’estradizione.

Supponiamo che il ministro della giustizia avesse avuto un interesse a estradare Achraf il più presto possibile. Non si tratterebbe allora di un’ingerenza nell’indipendenza del Ministero pubblico della Confederazione se gli si prescrivesse di coordinare le informazioni?
Ma allora come intende risolvere il conflitto? L’uno dice estradare, l’altro indagare. Fare entrambe le cose allo stesso tempo non è possibile e tutti vogliono informare. Il caso Achraf è stato risolto con successo perché è stato coordinato il modo di procedere. Il procuratore generale della Confederazione ha rinunciato alle indagini di sua propria iniziativa, l’estradizione è avvenuta per via legale. Quale sarebbe stata l’alternativa? Un Ministero pubblico della Confederazione senza direzione. È ciò che succede negli Stati dittatoriali, dove i ministeri pubblici fanno quello che vogliono. Questo non può essere. È necessaria una vigilanza. Tuttavia non ci si deve immischiare nel singolo caso. Io non l’ho mai fatto, neanche nel caso Achraf.

La CdG le rimprovera di aver vietato in generale al procuratore generale della Confederazione di esprimersi.
No, non in generale. Gli ho però raccomandato sin dall’inizio di non organizzare grandi conferenze stampa in occasione del primo sospetto iniziale, prima che sia chiaro se si tratti di un pesce piccolo o grande. Si è trattato di un mio consiglio, non di una direttiva. Poiché se il caso si risolve in un nulla di fatto, uno fa la figura del cretino. Ciò è successo con il caso Yukos. In quel caso il Ministero pubblico della Confederazione aveva bloccato molti miliardi e organizzato una presuntuosa conferenza stampa, e alla fine il Tribunale federale ha deciso che ogni centesimo era stato sequestrato illecitamente. Nel caso Achraf sono invece dovuto intervenire a causa degli interessi superiori di coordinamento dello Stato, come ho detto sopra. Inoltre, l’8 giugno 2006 sono stato costretto a istruire il procuratore generale della Confederazione di non organizzare più conferenze stampa senza essersi prima concordato con il DFGP. Questo perché erano ripetutamente sorti dei problemi a causa dell’attività d’informazione non coordinata o coordinata in modo insufficiente da parte del Ministero pubblico della Confederazione.

Il rapporto della CdG critica anche il suo modo di procedere nel caso Ramos, il barone della droga colombiano impiegato come collaboratore di giustizia.
Se la stampa avanza gravi accuse contro un Ufficio federale o contro il Ministero pubblico della Confederazione, i responsabili devono poter prendere posizione in merito a tali accuse. Nel caso Ramos hanno dovuto prendere posizione sia l’Ufficio federale di polizia sia il Ministero pubblico della Confederazione. Il primo ha informato in modo esaustivo. Il Ministero pubblico della Confederazione mi ha invece presentato un rapporto quasi insignificante. Avanzando come pretesto il caso Holenweger, ha affermato che non poteva fornire informazioni più dettagliate. Io ero dell’opinione che non si trattava di fornire informazioni concrete su un singolo caso specifico, bensì di poter valutare in generale le accuse dei media secondo cui il procuratore generale della Confederazione avrebbe collaborato con un barone della droga condannato negli Stati Uniti. Ciò è successo il venerdì prima di Pentecoste 2006. La domenica successiva mi sono trovato di fronte alla situazione che le informazioni nei media avevano assunto dimensioni tali da costringermi a esaminare più da vicino i fatti. Il lunedì di Pentecoste ho deciso di aprire un’inchiesta amministrativa in merito alla questione. Per ragioni di coordinamento – ricordo che la vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione è suddivisa tra due autorità – ho dato al mio segretario generale l’ordine di contattare il Tribunale penale federale, in modo da evitare qualsiasi problema di competenza. Poiché a Pentecoste mi trovavo a Rhäzüns, ho ritenuto opportuno incontrarci nel Cantone dei Grigioni. Emanuel Hochstrasser ha deciso di sua iniziativa che il Tribunale penale federale avrebbe anch’esso esaminato la situazione dal punto di vista tecnico. Durante questo periodo - e occorre tenerlo ben presente - è stato impossibile raggiungere telefonicamente il procuratore generale della Confederazione. Mentre il martedì successivo tornavo a Berna, ho letto nel “Tages-Anzeiger” l’intervista con V. Roschacher, in cui si esprimeva in merito a tutte le questioni a cui con me non aveva potuto rispondere. In seguito a questi avvenimenti ho pronunciato l’avvertimento criticato nel rapporto della CdG. Gli ho impartito esattamente la seguente istruzione: “Lei non organizza più nessuna conferenza stampa senza consultare prima il Dipartimento”. Non ho vietato le conferenze stampa, ma volevo prima esserne informato.

Roschacher afferma che nel caso Ramos non poteva informarla perché Lei era prevenuto.
Non saprei dire perché dovevo essere prevenuto. È vero, O. Holenweger ha frequentato la scuola elementare con mia moglie, io ho prestato servizio militare con lui e per questo ci diamo del tu. Ma da quando sono in carica non l’ho più visto né gli ho più parlato. Tuttavia, io non volevo essere informato dei contenuti del caso Holenweger; volevo solo una presa di posizione del Ministero pubblico della Confederazione in merito alle accuse della “Weltwoche”. Apparentemente il Procuratore generale della Confederazione non poteva darmi queste informazioni, ma in seguito ho potuto leggerle nel “Tagesanzeiger”.

Holenweger non è un Suo amico di famiglia?
No, no. Se fossi amico di tutti quelli con cui ho prestato servizio militare avrei moltissimi amici.

Quando Roschacher doveva informare sul caso Holenweger, Lei gli ha detto che non voleva saperne niente?
Non volevo essere informato sui dettagli in nessun caso, neanche in quello di O. Holenweger.

Il procuratore generale della Confederazione sostiene di essersi rifiutata di informarla soltanto in merito a Holenweger. È quanto afferma il rapporto della CdG. Non è la verità?
No. Si trattava di rispondere alla questione se era giusto impiegare un boss della droga (“Ramos”) come persona di fiducia. Non volevo sapere i dettagli concreti del caso, ma ho un obbligo di vigilanza, dal punto di vista amministrativo, finanziario e del personale. In questo contesto ci sono cose che devo sapere: Quanti casi sono trattati dal Ministero pubblico della Confederazione? Quanti sono chiusi – quanti pendenti? Che tipo di casi? Altrimenti non è possibile dirigere il Ministero pubblico della Confederazione dal punto di vista del personale e delle finanze!

Il consigliere nazionale Christoph Mörgeli, con cui Lei collabora strettamente, afferma che lui e Holenweger sono buoni amici?
Ch. Mörgeli è consigliere nazionale e io sono consigliere federale. Ciascuno ha il suo incarico. Io non parlo con nessuno dei casi del Ministero pubblico della Confederazione, di cui d’altronde non conosco i dettagli. Il consigliere nazionale Mörgeli non è mai intervenuto presso di me a favore di O. Holenweger. Né nel caso in questione, né in qualsiasi altro caso ho tentato di influire sul Ministero pubblico della Confederazione. Ciò non mi è stato d’altronde rimproverato. Nel caso Ramos volevo solo sapere se era giusto impiegare persone di questo tipo nelle indagini. Roschacher ha poi risposto al Tages-Anzeiger. Perché ha risposto alla stampa, se a me non poteva dirlo? Doveva sapere che anch’io sono capace di leggere i giornali.

Dopo il caso Ramos Lei ha raccomandato a Roschacher di dimettersi?
No. V. Roschacher si è comportato in modo impossibile, non essendo raggiungibile telefonicamente, mentre io, comprensibilmente, volevo invitarlo a un colloquio. Quando poi l’ho raggiunto, non aveva tempo. Ma questo non sarebbe stato sufficiente per separarmi da lui. Nell’economia privata sarebbe stato licenziato subito, e gliel’ho anche detto!

Roschacher ha dato egli stesso le dimissioni. La CdG afferma tuttavia che non si è dimesso di sua spontanea volontà. È Lei che lo ha cacciato dall’incarico?
Cosa glielo fa pensare? Tutti sapevano che il nostro rapporto era teso. Ho visto – e l’ha visto anche il Consiglio federale – che così non poteva andare avanti e ho perciò fatto chiarire se ciò che era successo era un motivo per sciogliere il rapporto di lavoro. Ciò non era il caso. In seguito il procuratore generale della Confederazione ci ha segnalato che, a determinate condizioni, era disposto a dimettersi di sua iniziativa. Ho quindi incaricato il Servizio giuridico di condurre trattative con il signor Roschacher concernenti le sue eventuali dimissioni.

C’erano molti soldi in gioco?
Per motivi giuridici non posso dirle niente in merito. Ma Le assicuro che abbiamo risolto il caso in modo legalmente corretto.

Se Roschacher non si fosse dimesso, sarebbe ancora procuratore generale della Confederazione?
Non posso rispondere a questa domanda ipotetica. In caso di recidiva avrei forse proposto al Consiglio federale di separarci da V. Roschacher o di licenziarlo.

Lei non ha commesso alcun errore?
Se uno lavora per tre, quattro anni con qualcuno con cui ha un rapporto difficile, allora è chiaro che succedono degli errori, è normale. Ma non saprei di errori gravi. La CdG è tuttavia del parere che in occasione della separazione da V. Roschacher avrei dovuto agire diversamente. Dal punto di vista giuridico la questione è complessa e vi sono due pareri giuridici diversi. Io – e con me il Consiglio federale, l’Ufficio federale di giustizia e l’Ufficio federale del personale – ho optato per uno dei pareri. La Delegazione delle finanze e la CdG sono del parere che sia da preferire l’altro. Vista questa situazione, sono ancora convinto del mio modo di procedere. Si vedrà se il Consiglio federale deciderà in futuro di modificare tale modo di procedere.

Non ha mai minimamente intaccato la separazione dei poteri, non ha mai oltrepassato le proprie competenze?
Come Le ho spiegato prima, vi sono pareri giuridici diversi in merito. Tutti erano del parere che in ultimo spettava a me, in quanto capo del DFGP, avviare la procedura per le dimissioni del procuratore generale della Confederazione. Per decidere questo non ci vuole un giurista. Le do un esempio: se come inquilino disdico il mio appartamento, non ho bisogno del consenso del locatore. Nel caso delle dimissioni di V. Roschacher la situazione è la stessa. Sarebbe stato diverso se avessi voluto disdire io il suo contratto di lavoro. Avrei dovuto fare una proposta al Consiglio federale.

Tutti gli altri hanno commesso degli errori e Lei no?
Non vorrei ripetermi.

Lei ha definito il rapporto ”tendenzioso”. Supponiamo che sia vero: perché la CdG, una commissione che finora era considerata imparziale, si lascerebbe trasportare a tanto?
Da parecchio tempo la CdG – soprattutto la sottocommissione – non è poi più tanto imparziale. Si tratta di nuovo di un rapporto contro di me. Altri Consiglieri federali non sarebbero mai osservati in modo così critico. In particolare la consigliera nazionale Meier-Schatz ha sfruttato la commissione per scopi evidenti di politica di partito.

Perché non ha informato il Consiglio federale su tutte le tappe della questione Roschacher? Secondo la CdG Lei ha eluso il Governo.
Ho sempre informato il Consiglio federale e più frequentemente negli ultimi anni. Nessun membro del Consiglio federale me lo ha rimproverato. Il 9 giugno 2006 ho informato il Consiglio federale del provvedimento pronunciato in materia di diritto del personale. In seguito si sono svolte le trattative con V. Roschacher. Il 5 luglio 2006 tali trattative si sono concluse e il giorno stesso ne ho informato il Consiglio federale.

Secondo la CdG il Dipartimento federale dell’interno avrebbe chiesto informazioni sul caso Roschacher. Lei avrebbe promesso di rispondere, ma la Sua risposta non sarebbe mai giunta al DFI.
Poco prima di una riunione del Consiglio federale, il consigliere federale Couchepin mi ha posto molte domande a cui, seguendo la prassi usuale, ho risposto oralmente durante la riunione. Poiché le domande erano molte, gli ho promesso – su desiderio del collegio – di rispondere oralmente al resto delle domande dopo la riunione. Ed è quello che ho fatto.

Couchepin non Le ha mai detto che desiderava più informazioni?
No. Si tratta di un buon esempio per mostrare come ha lavorato la sottocommissione. Si è rivolta al segretario generale del DFI per informarsi se da parte mia era giunta una risposta scritta e il segretario generale ha detto di no. Di più la CdG non voleva sapere.

Non avrebbe dovuto aspettare fino a quando Roschacher se ne sarebbe andato di sua spontanea volontà? Ora sembra che Lei lo abbia cacciato dall’incarico.
È stato Roschacher stesso a dare le dimissioni. È molto più importante e problematica la questione della vigilanza sul Ministero pubblico della Confederazione.

Si tratta della questione centrale del dibattito. Chi vigila sul Ministero pubblico della Confederazione? Il procuratore generale della Confederazione deve poter indagare senza pressioni politiche. È quindi giusto che il ministro della giustizia lo sorvegli soltanto dal punto di vista amministrativo.
Per la prima volta nell’aprile 2004 e poi di nuovo nell’aprile 2006 il Consiglio federale ha deciso che la vigilanza dovrebbe spettare a una sola autorità, com’era stato il caso dal 1889 al 2002. Ma la questione era chi: il potere esecutivo o un tribunale? Il Consiglio federale era del parere che doveva essere il potere esecutivo, perché il Ministero pubblico della Confederazione fa parte degli organi esecutivi. La vigilanza da parte del Tribunale penale federale è problematica, perché esso non può sorvegliare dal punto di vista tecnico il Ministero pubblico della Confederazione e decidere allo stesso tempo come autorità giudiziaria in merito alle accuse o ai ricorsi. Attualmente il caos è ancora più grande. Il procuratore generale della Confederazione sottostà a tre organi di vigilanza: dal punto di vista amministrativo, finanziario e del personale al ministro della giustizia, dal punto di vista tecnico al Tribunale penale federale di Bellinzona e infine alle Commissioni della gestione del Parlamento. Anche se ogni organo si occupa di un aspetto diverso, nella prassi vi sono molte difficoltà di delimitazione. Faccio un esempio. Per poter trattare sei nuovi casi il Ministero pubblico della Confederazione ha chiesto più mezzi finanziari. Per le risorse del Ministero pubblico della Confederazione è competente l’organo di vigilanza amministrativa, ossia il ministro della giustizia. Quando ho voluto sapere quanto fossero seri questi casi, in modo da poter decidere quanti mezzi del bilancio dovevano essere messi a disposizione, il signor Roschacher non mi ha dato informazioni. Ho chiesto: si tratta di terrorismo o si tratta di chiarire un’indiscrezione da parte di un pubblico ufficiale? Nessuna risposta. Allora l’ho invitato a discutere le sue priorità con Bellinzona e poi formulare una nuova richiesta. Roschacher ha detto che questo non era possibile, poiché Bellinzona non era responsabile per le questioni finanziarie. Come vede alla fine il procuratore generale della Confederazione, se vuole, può servirsi di un superiore contro un altro. Il fatto è che la responsabilità non si può suddividere.

Cosa sbaglia per far sì che ci si accanisca contro di Lei?
Da una parte non si desiderano cambiamenti. Dall’altra siamo in campagna elettorale. Il PS e i Verdi vogliono una politica socialista e perciò sono contro di me. Molti borghesi nel PLR e nel PPD commettono l’errore di addossare la responsabilità per le loro perdite elettorali degli ultimi anni all’UDC. La dose diventa sempre più massiccia. Prima mi hanno accusato di aver partecipato a un complotto segreto, in seguito si è detto che applicavo metodi nazisti. In questo modo si fa sempre bella figura e si appare sui giornali.

Couchepin l’ha paragonata a Mussolini, poiché Lei riveste senza dubbio un ruolo dominante nell’UDC. In poco tempo la campagna elettorale dell’UDC è stata fatta su misura su di Lei.
La causa non è l’UDC, ma i nostri avversari. Sono loro ad aver focalizzato su Blocher la lotta contro l’UDC. In fondo non si tratta di me, ma di indebolire l’UDC. Finora nessuno mi ha rimproverato di violare i miei obblighi e di non fare il mio lavoro. Gli avversari respingono la mia politica e il mio successo. Per esempio nel diritto in materia di asilo e di stranieri. Vogliono di nuovo spendere in misura maggiore il denaro dei cittadini. Vogliono entrare nell’UE e io voglio impedirlo ecc.

L’UDC sapeva che Blocher era il suo elemento di spicco. Perciò ha creato una situazione adatta a porre Blocher in primo piano. Così è nato il “piano segreto”.
Quando l’UDC ha elaborato la sua campagna, le ho in un primo momento consigliato di rinunciare al piano segreto. Ho detto che il piano era perseguito apertamente. Ma alcuni sospettavano che in segreto si pianificava molto di più. Oggi devo dire che avevano ragione. Contro di me è infatti emersa l’accusa – messa abilmente in scena da Consiglio federale, Commissione della gestione e Ministero pubblico della Confederazione – di essere coinvolto in un complotto passibile di pena. I relativi documenti sarebbero stati visti, ma ci si sarebbe potuti esprimere in merito soltanto tra alcuni mesi, perché prima ci si doveva procurare la documentazione. Dopo che il consigliere nazionale Mörgeli ha messo sul tavolo i fatti, questo castello di carta è crollato. Se ciò non fosse successo, la cosa sarebbe diventata pericolosa. I cittadini ne sono coscienti ed è per questo che il partito mette Blocher in vetrina. Non è mica vietato. Quattro anni fa Joseph Deiss e Ruth Metzler hanno girato il Paese con spazzolini da denti, per rafforzare il PPD. Non si tratta di una novità.

Per la Svizzera costituisce una novità il fatto che una persona, nel caso concreto Lei, svolga un ruolo così importante in un partito. L’ultimo esempio di un ruolo così dominante è stato Gottlieb Duttweiler, il fondatore dell’Anello degli indipendenti.
La mia importanza per l’UDC la devo soprattutto ai miei avversari. Per tre anni si sono avventati contro di me. Non si tratta di un attacco contro di me, bensì contro l’ideologia del mio partito, che io rappresento. In seguito a questi attacchi un partito s’identifica con i suoi consiglieri federali, soprattutto se gli attacchi sono così duri come nel mio caso.

Lei provoca i suoi avversari perché dà l’impressione che Lei sia l’unico a poter salvare la Svizzera.
Si tratta di un cliché. Ho un’opinione chiara e la sostengo. È chiaro che faccio politica per migliorare la situazione in Svizzera. Non ho mai fatto politica per altri motivi. Quante volte mi si è rimproverato di sbagliarmi. Si pensi allo SEE. Le mie previsioni erano considerate assurde, si prevedeva il crollo della Svizzera. E oggi?

Perché continua a essere così contestato? Nessuno mette in dubbio la Sua indole democratica. In seno al Consiglio federale Lei rispetta la concordanza. Molti liberali e molti democratici-cristiani La elogiano, senza dirlo apertamente.
Nelle grandi questioni nessuno vuole assumersi la responsabilità. È normale. Conoscete un personaggio storico che ha ottenuto risultati senza essere contestato? Spesso alla fine questi personaggi sono stati uccisi.

Sta esagerando un po’.
Anche tu Bruto, disse Cesare. Spesso gli assassini provengono dal proprio schieramento. A parte gli scherzi: in seguito al successo dell’UDC molti partiti hanno perso voti e privilegi, e anche un seggio nel Consiglio federale. Così ci si crea dei nemici.

Nessuno La difende. Tutti i conservatori del PLR e del PPD tacciono.
Ci vuole molto coraggio per elogiare qualcuno di un altro partito poco prima delle elezioni. Molti esponenti borghesi credono che mi si possa combattere meglio insultandomi e calunniandomi. Ma la maggior parte della popolazione se ne rende conto.

Indipendentemente dal tema affrontato: in Svizzera la questione è sempre se si è contro o a favore di Blocher. Forse questo è dovuto ai Suoi avversari, ma forse è dovuto anche a Lei.
Certo che è dovuto anche a me. Se facessi una politica diversa – secondo me sbagliata – le cose sarebbero diverse. Sono decisamente contro un’adesione all’UE e perciò ci sono varie persone a Berna che devono rivedere i loro piani di carriera. Se voglio diminuire le spese, molte persone perdono il loro influsso, il posto e il denaro. Se uno mette in questione l’aiuto ai Paesi in via di sviluppo e ottiene addirittura consensi, allora molti si sentono minacciati. È chiaro che queste persone si avventano contro chi mette in questione i loro bastioni e i loro privilegi.

Ma si arriva a un punto dove al centro non vi è più l’argomento in questione, bensì la persona di Blocher. Ora siamo giunti a questo punto e ciò è controproducente.
Non so cosa intende. Negli ultimi quattro anni abbiamo ottenuto moltissimo. Il Governo ha ad esempio eliminato l’obiettivo dell’adesione all’UE...

Ma l’amministrazione sta di nuovo lavorando in quella direzione ...
Forse. Ma è stato un segnale importante. Il Consiglio federale ha deciso di non concludere più accordi bilaterali che limitino la nostra libertà di agire. La disposizione nei confronti dell’UE è cambiata. Le spese statali sono diminuite, troppo poco, ma è già qualcosa. Le cifre nel settore dell’asilo stanno diminuendo, è stata approvata una legge nuova ed efficace. Ora Lei critica che Blocher non ha raggiunto il massimo. Chiaro che no, ma se fossi restato fuori dal Consiglio federale avrei ottenuto di meno. Ed è questa la cosa decisiva.

Forse raggiungerebbe meglio i sui obiettivi se abbandonasse la politica. Allora si parlerebbe dell’argomento in questione e non solo di Blocher.
Se così fosse, mi ritirerei. Ma se mi dimettessi oggi, vi sarebbe un regresso agli anni Novanta. Il fatto che mi si voglia buttare fuori dal Governo con tanto accanimento, è la prova che c’è ancora bisogno di me.