L’iniziativa popolare "Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)" chiede la fine della libera circolazione delle persone con l’UE. Mette quindi a repentaglio la via bilaterale della Svizzera. Senza l’accordo sulla libera circolazione delle persone e gli accordi bilaterali ad esso collegati le imprese svizzere perdono l’accesso diretto al loro principale mercato e questo in un momento in cui l’economia ha bisogno di prospettive per uscire dalla crisi dovuta al coronavirus. L’accettazione dell’iniziativa avrebbe conseguenze gravi per la Svizzera, per i posti di lavoro e per la prosperità del nostro Paese. Pertanto il Consiglio federale e il Parlamento respingono l’iniziativa.
A rischio la via bilaterale
L’iniziativa per la limitazione vuole de facto la denuncia dell’accordo sulla libera circolazione con l’UE e mette di conseguenza a repentaglio la consolidata via bilaterale. A causa della "clausola ghigliottina" verrebbero infatti a cadere anche gli altri sei accordi dei Bilaterali I. Anche altri accordi politicamente connessi con i Bilaterali potrebbero successivamente essere abrogati, ad esempio gli accordi di associazione a Schengen e Dublino, di importanza fondamentale per la sicurezza e il settore dell’asilo del nostro Paese.
Via autonoma della Svizzera
La Svizzera segue una via autonoma in Europa: ha scelto di non essere né membro dell’UE né dello Spazio economico europeo (SEE), optando invece per accordi bilaterali. È riuscita a concludere accordi bilaterali (Bilaterali I) con l’UE calibrati sulle proprie esigenze. La via bilaterale garantisce relazioni buone e stabili con l’UE e tutela i nostri interessi nazionali.
Accordi bilaterali: positivi per la Svizzera
Grazie agli accordi bilaterali con l’UE le imprese svizzere, in particolare le PMI, hanno un accesso diretto al loro principale mercato. Senza questo accesso sarebbero meno competitive. Gli investimenti nella piazza economica svizzera diminuirebbero e la produzione verrebbe vieppiù trasferita all’estero. Il commercio con l’UE risulterebbe più difficile e i prezzi in Svizzera aumenterebbero.
Mancanza di manodopera
Da molti anni le nostre imprese non trovano sufficiente manodopera in Svizzera. L’ALC è tanto più importante perché la percentuale di pensionati aumenterà costantemente nei prossimi anni. L’ALC permette alle imprese di continuare ad assumere, oltre ai lavoratori residenti in Svizzera, anche gli specialisti necessari provenienti dall’UE.
Il Consiglio federale vuole però che l’immigrazione si limiti allo stretto necessario. Ecco perché punta sui lavoratori residenti in Svizzera, ad esempio sostenendo i lavoratori più anziani. L’obbligo di annunciare i posti di lavoro vacanti favorisce i residenti che cercano lavoro. Inoltre, i salari e la competitività del commercio svizzero sono tutelate dalle misure accompagnatorie.
L’iniziativa non risolve alcun problema
La nostra società sta cambiando: il pendolarismo è in costante aumento, come pure le superfici abitative e il consumo di energia pro capite; la globalizzazione e la digitalizzazione implicano forti cambiamenti nel mondo del lavoro. La Svizzera è stata colpita duramente dalla crisi del coronavirus. Ora abbiamo bisogno di certezza del diritto e prospettive economiche. L’iniziativa non risolve alcun problema, anzi causa ulteriori difficoltà alla Svizzera.
Cronologia
22.06.2020: conferena stampa con le parti sociali sulla votazione popolare del 27 settembre 2020 (comunicato stampa, video)
29.04.2020: il Consiglio federale stabilisce la nuova data per la votazione sull’iniziativa per la limitazione, fissandola al 27 settembre 2020. (comunicato stampa)
18.03.2020: Coronavirus: la votazione popolare del 17 maggio 2020 non avrà luogo (comunicato)
11.02.2020: conferenza stampa del Consiglio federale sulla votazione del 17 maggio 2020 (comunicato, video)
15.01.2020: Il Consiglio federale fissa il 17 maggio 2020 come data di voto per l'iniziativa per la limitazione (comunicato)
20.12.2019: voti finali. Il Consiglio degli Stati respinge con 37 voti contro 5 e 2 astensioni (Verbale del voto) l’iniziativa sulla limitazione senza opporle un controprogetto, il Consiglio nazionale la respinge con 142 voti contro 53 e 2 astensioni. (Verbale del voto)
07.06.2019: messaggio: il Consiglio federale dice no all’iniziativa (comunicato, video)
30.11.2018: decisione di principio: il Consiglio federale respinge l’iniziativa popolare "Per un’immigrazione moderata (iniziativa per la limitazione)" senza controprogetto (comunicato, video)
29.04.2020: il Consiglio federale stabilisce la nuova data per la votazione sull’iniziativa per la limitazione, fissandola al 27 settembre 2020. (comunicato stampa)
Domande e risposte
L’iniziativa chiede la fine della libera circolazione delle persone con l’UE. Se l’iniziativa sarà accettata, entro 12 mesi il Consiglio federale dovrà condurre negoziati affinché l’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) cessi di essere in vigore. Se la Svizzera dovesse fallire nel concordare una soluzione con l’UE, il Consiglio federale dovrà denunciare unilateralmente l’ALC entro 30 giorni. In questo caso si applicherebbe la «clausola ghigliottina» che implica l’abrogazione automatica dei sei restanti accordi dei Bilaterali I.
L’iniziativa mette a repentaglio la via bilaterale della Svizzera. La Svizzera è riuscita a concludere con l’UE accordi perfettamente calibrati sulle sue esigenze. Questi accordi assicurano rapporti buoni ed equilibrati con l’Europa, il nostro partner principale. Anche per questo motivo, prima della crisi del coronavirus, l’economia svizzera godeva di ottima salute e la disoccupazione era bassa. Il Consiglio federale intende ripristinare il più rapidamente possibile la situazione economica di prima della crisi. A tal fine sono necessarie stabilità e prospettive. Senza l’ALC e gli accordi dei Bilaterali I ad esso giuridicamente connessi, le imprese svizzere perderebbero l’accesso diretto al loro principale mercato. L’accettazione dell’iniziativa metterebbe quindi a repentaglio numerosi posti di lavoro e comprometterebbe il benessere in Svizzera.
La Svizzera persegue una via autonoma in Europa: ha scelto di non essere membro né dell’UE né dello Spazio economico europeo optando invece per accordi bilaterali. È riuscita a concludere accordi bilaterali con l’UE calibrati sulle proprie esigenze. Nel maggio 2000 il Popolo svizzero ha accolto il pacchetto bilaterale I con il 67,2 per cento di voti favorevoli e successivamente ha riconfermato a più riprese la libera circolazione delle persone. Oltre all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, cinque altri accordi dei Bilaterali I assicurano alla Svizzera e all’UE l’accesso reciproco al mercato: gli accordi sugli ostacoli tecnici al commercio, sugli appalti pubblici, sull’agricoltura, sui trasporti terrestri e sul trasporto aereo. L’Accordo sulla ricerca disciplina la partecipazione della Svizzera ai programmi di ricerca dell’UE.
La Svizzera e l’UE hanno negoziato i sette Accordi bilaterali I in forma di pacchetto. In sede di negoziato hanno convenuto che l’ALC è legato ai restanti sei accordi da una «clausola ghigliottina» secondo cui, in caso di denuncia dell’ALC, entro sei mesi cessano automaticamente di applicarsi anche i restanti sei accordi.
Lo scopo della libera circolazione delle persone è agevolare la mobilità dei lavoratori. I cittadini svizzeri e degli Stati membri dell’UE ottengono il diritto di scegliere liberamente il posto di lavoro e quindi il luogo di soggiorno nei territori degli Stati parte dell’ALC, a condizione che siano in possesso di un contratto di lavoro valido o che provino di esercitare un’attività lucrativa indipendente. Anche le persone che non esercitano un’attività lucrativa possono beneficiare della libera circolazione delle persone sempreché dispongano di sufficienti mezzi finanziari e di una piena copertura assicurativa contro le malattie.
In linea di massima, i cittadini dell’UE possono farsi raggiungere dalle loro famiglie nel quadro della libera circolazione delle persone. Il ricongiungimento familiare è tuttavia subordinato a determinate condizioni. I cittadini dell’UE devono ad esempio disporre di un appartamento adeguato. Un appartamento è considerato adeguato se corrisponde alle condizioni locali valide per i cittadini svizzeri.
L’immigrazione dall’UE dipende fortemente dagli sviluppi economici nel nostro Paese e all’estero. Dal 2013 l’immigrazione netta proveniente dall’UE si è dimezzata: nel 2019 il numero delle persone immigrate superava ancora quello degli emigrati di circa 32 000 persone. Anche gli Svizzeri sfruttano la libera circolazione: secondo l’Ufficio federale di statistica alla fine del 2018 circa mezzo milione di Svizzeri abitava nell’UE.
A prima vista questa richiesta appare ragionevole, ma si tratta di un’illusione pericolosa. Se la Svizzera chiude le proprie frontiere con l’UE, il numero di disoccupati non diminuirà, anzi: la rottura con l’UE danneggerebbe durevolmente l’economia Svizzera. L’abolizione della libera circolazione delle persone è l’ultima cosa di cui hanno bisogno le imprese svizzere dopo la crisi del coronavirus. Un esempio: in Svizzera mancano tuttora gli specialisti, ad esempio nell’industria metalmeccanica. Se questi specialisti non possono più venire in Svizzera, le imprese svizzere si trasferiranno nei Paesi in cui trovano i professionisti di cui hanno bisogno.
La Svizzera ha previsto sin dall’inizio misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone per evitare di mettere sotto pressione i salari in Svizzera. Negli ultimi anni ha inoltre rafforzato in modo mirato la competitività della manodopera nazionale. Grazie all’obbligo di annunciare i posti vacanti le persone in cerca di un impiego possono così candidarsi in anticipo per i posti vacanti nelle professioni con un tasso di disoccupazione superiore alla media. Nel maggio 2019 il Consiglio federale, di concerto con le parti sociali, ha deciso ulteriori misure volte a promuovere l’occupazione delle persone più anziane ad esempio mediante il job coaching o misure mirate di formazione e formazione continua. Inoltre, dopo il Consiglio federale anche il Parlamento ha deciso di concedere una prestazione transitoria in grado di garantire fino al pensionamento il minimo esistenziale ai disoccupati ultrasessantenni che hanno esaurito il diritto all’indennità, hanno lavorato per molto tempo e hanno un patrimonio modesto.
Grazie agli accordi bilaterali con l’UE, le imprese svizzere, in particolare le PMI, possono accedere direttamente al loro mercato più importante. Senza questo accesso, le imprese sarebbero meno competitive, gli investimenti nella piazza economica svizzera diminuirebbero e la produzione verrebbe vieppiù trasferita all’estero. Il commercio con l’UE risulterebbe più difficile e i prezzi in Svizzera aumenterebbero. Anche nel traffico aereo e terrestre la Svizzera beneficia dei Bilaterali I: le compagnie aeree possono offrire un numero maggiore di collegamenti aerei a prezzi più bassi e viene incentivato il trasferimento del traffico merci dalla strada alla rotaia, il che riduce il numero degli autocarri sulle strade.
Nel 2015 la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha esaminato l’impatto economico di un abbandono dei Bilaterali I: stando a questo rapporto, in meno di vent’anni l’indotto economico della Svizzera (prodotto interno lordo) sarebbe del 5 al 7 per cento inferiore, per un totale cumulato di 460 a 630 miliardi di franchi sull’arco appunto di vent’anni.
I valori soglia per limitare la libera circolazione con la Croazia non sono raggiunti
I cittadini croati che lavorano in Svizzera non saranno più sottoposti a contingenti di permessi. In occasione della seduta del 14 gennaio 2026, il Consiglio federale è stato informato che il numero di permessi L e B rilasciati ai cittadini croati nel 2025 è rimasto al di sotto della soglia che permette di attivare la clausola di salvaguardia unilaterale. Attualmente la Croazia beneficia della completa libera circolazione delle persone.
26 novembre 2025
Il Consiglio federale prende posizione in merito all'attivazione della clausola di salvaguardia nei confronti della Croazia
Nella seduta del 26 novembre 2025, il Consiglio federale ha preso una decisione di principio sulla clausola unilaterale di salvaguardia nei confronti della Croazia, che sarà attivata se i lavoratori immigrati da questo Paese dovessero superare una determinata soglia entro il 31 dicembre 2025. L’anno prossimo i cittadini croati che vengono a lavorare in Svizzera potrebbero dunque essere di nuovo sottoposti a contingenti.
26 novembre 2025
Il Consiglio federale modifica l’ordinanza sulla libera circolazione delle persone per impedire il versamento di prestazioni sociali indebite
Il Consiglio federale adotta provvedimenti per contrastare gli abusi in materia di soggiorno e prestazioni sociali. Nell’ambito delle misure d’accompagnamento all’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!», ha adottato una modifica dell’ordinanza sulla libera circolazione delle persone (OLCP) riguardante il rilascio di permessi ai cittadini dell’UE/AELS che lavorano in Svizzera come personale a prestito. Questo provvedimento impedirà il rilascio di permessi B a persone assunte per un periodo inferiore a un anno e il versamento di prestazioni sociali indebite.
19 novembre 2025
Il Consiglio federale non modifica i contingenti per i cittadini di Stati terzi per il 2026
L’economia svizzera deve poter continuare a reclutare i lavoratori qualificati di cui necessita. Nella seduta del 19 novembre 2025 il Consiglio federale ha pertanto deciso di non modificare i contingenti per il 2026 destinati ai cittadini di Stati terzi e del Regno Unito esercitanti un’attività lucrativa e ai prestatori di servizi dell’UE/AELS. La corrispondente revisione parziale dell’ordinanza sull’ammissione, il soggiorno e l’attività lucrativa (OASA) entra in vigore il 1° gennaio 2026.
25 giugno 2025
Il Consiglio federale decide in merito alle misure nel settore dell'immigrazione nel mercato del lavoro
Per sfruttare ancora meglio il potenziale del mercato del lavoro nazionale, il Consiglio federale intende introdurre l'obbligo di comunicare all’orientamento professionale, universitario e di carriera (OPUC) le persone immigrate nell'ambito del ricongiungimento familiare. In questo modo, intende promuovere l'integrazione professionale. Sarà inoltre ottimizzato il rilascio dell’autorizzazione per la fornitura di personale a prestito, al fine di contrastare pretese indebite al diritto di soggiorno e combattere gli abusi in materia di prestazioni sociali. È quanto ha deciso il Consiglio federale il 25 giugno 2025 nell'ambito delle misure di accompagnamento all'iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!». Le misure adottate nell'ambito delle competenze della Segreteria di Stato della migrazione (SEM) riguardano il settore d'intervento «Immigrazione nel mercato del lavoro».
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"La Svizzera di domani – tra responsabilità comune e individualismo edonista"
Forum economico Svizzera centrale, Lucerna; Consigliera federale Karin Keller-Sutter - vale il testo parlato
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Limitare l’immigrazione allo stretto necessario
Camera di commercio e dell’industria Vaud; Consigliera federale Karin Keller-Sutter - vale il testo parlato
26 agosto 2020
"Il Consiglio federale vuole solo l'immigrazione necessaria"
Evento informativo sull'iniziativa di limitazione a Coira; Consigliera federale Karin Keller-Sutter - vale il testo parlato
20 agosto 2020
Iniziativa sulla giustizia - Conferenza stampa della consigliera federale Karin Keller-Sutter
Conferenza stampa; Consigliera federale Karin Keller-Sutter - vale il testo parlato
17 agosto 2020
L’iniziativa per la limitazione mette in pericolo la prosperità e i posti di lavoro del nostro Paese
Discorso del 17 agosto 2020 tenuto dalla consigliera federale Karin Keller-Sutter presso la Camera di commercio di Basilea e MetroBasel – fa fede il discorso pronunciato
9 settembre 2020
Iniziativa di limitazione: dibattito su RTS, Infrarouge
Intervista, 9 settembre 2020: RTS, Infrarouge; Alexis Favre
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Intervista, 5 settembre 2020: St. Galler Tagblatt; Michael Genova
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"Se approviamo l'iniziativa peggioreremo la crisi"
Intervista, 1° settembre 2020: Corriere del Ticino; Moreno Bernasconi
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"Non vale la pena rischiare la fine della via bilaterale per un’iniziativa che non permette di raggiungere quello che promette"
Intervista, 31 agosto 2020: RSI, Radiogiornale; Mattia Serena
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"La Svizzera e l’UE non devono mica sposarsi"
Intervista, 29 agosto 2020: Schweiz am Wochenende; Othmar von Matt